Vivremo in “bolle sociali”?

Vivremo in “bolle sociali”?

La formazione di piccoli gruppi di amici e familiari, separati tra loro, è una delle ipotesi per tornare ad avere relazioni con gli altri: ci sono paesi che ci stanno provando.

A partire da domenica il Belgio ha introdotto una serie di allentamenti nelle misure restrittive per il coronavirus, introducendo il concetto di “bolla sociale”. È una strategia per contenere la diffusione del contagio in quel periodo successivo alle applicazioni più rigide del distanziamento fisico, che prevede la possibilità di ridotte aggregazioni a patto che coinvolgano sempre le stesse persone. Il Belgio non è il primo paese ad adottare il modello delle bolle sociali contro il coronavirus: lo ha fatto nelle scorse settimane anche la Nuova Zelanda, con successo, oltre ad alcune province canadesi, e se ne sta parlando concretamente anche in Regno Unito.

Quello delle bolle sociali è un approccio che secondo molti esperti potrebbe essere efficace anche altrove, e che potrebbe diventare almeno in certe nazioni la base delle interazioni sociali per i prossimi mesi. Ma è comunque una misura che presenta limiti e rischi: sia sanitari che sociali.