Oltre all'Rt

Oltre all'Rt
Da quando ho cominciato a mostrare, nei grafici della mia rubrica su Pillole di Ottimismo, la stretta correlazione tra la stima Rt e le variazioni percentuali dei casi, le curve continuano a darmi ragione: il principale indicatore, che tuttora guida la Cabina di Regia nell’assegnazione delle Regioni ai diversi colori, quel fantomatico numerino che da solo può mandare 10 milioni di persone in zona rossa – come capitato alla Lombardia lo scorso 15 gennaio – fornisce in realtà una stima della tendenza del contagio (in aumento o in riduzione) sovrapponibile a quella che otteniamo calcolando ogni giorno le variazioni percentuali dei casi degli ultimi 7 giorni rispetto ai 7 precedenti.
Con la differenza – e non è cosa da poco – che per ottenere l’Rt è necessario attendere il consolidamento dei dati riferiti ai pazienti sintomatici che giungono all’Istituto Superiore di Sanità, mentre chiunque, incluso il sottoscritto, può calcolare le variazioni sulla base dei dati complessivi di ogni giorno, distribuiti dal Ministero della Salute. Come vedete dal grafico qui sotto, l’andamento dell’Rt ricalca fedelmente la linea viola delle variazioni, fotografando tuttavia la situazione con un ritardo di circa 9 giorni. Va notato lo sforzo di miglioramento: rispetto ad ottobre-novembre, quando il ritardo era di 11 giorni, qualcosa è stato fatto per velocizzare la raccolta dei dati, ma resta una latenza notevole, e in gran parte ineliminabile.

La domanda è dunque: ne vale la pena? La risposta sarebbe sì se l’indice Rt fornisse, pur con grave ritardo, una stima estremamente più accurata del trend, mentre gli episodi recenti (e altri in passato) alimentano seri dubbi in proposito. Anche per questa settimana, la stima Rt di alcune Regioni appare piuttosto “estrema” rispetto al percorso atteso (perché sì, avendo a disposizione la curva delle variazioni, possiamo dire di attenderci ampiamente il valore dell’Rt, anzi potremmo perfino predire il prossimo, e sbaglieremmo di poco, salvo appunto oscillazioni incontrollate sia verso l’alto che verso il basso, che lascio a voi riconoscere nei tracciati delle varie Regioni).

E’ vero che in Regioni/PA che fanno ampio ricorso a screening di soggetti asintomatici il valore di incidenza e le variazioni percentuali possono risultare sovrastimate rispetto all’Rt, seppure mi resti il dubbio su quale dei due sistemi di rilevazione sia effettivamente più rispondente all’andamento reale del contagio.

Resta comunque il problema di attribuire misure restrittive sulla base di una situazione locale ormai superata da parecchi giorni, e che nel frattempo potrebbe essere cambiata. E’ il caso ora di diverse Regioni, come avrete visto scorrendole nel grafico, in cui già ora la tendenza al ribasso si è invertita: speriamo verso una stabilizzazione, e non un’ulteriore salita, ma certo verrebbe voglia di scrutare il futuro per saperlo, non certo il passato.

Se non vedo, rallento

L’approccio sinora seguito per ovviare alla evidente difficoltà di interpretazione dell’andamento, è stato la cautela: distribuire ampiamente il colore arancione lungo la Penisola, e quando proprio i numeri non lo consentono – come quelli di ieri – mantenere comunque le Regioni in una ubiquitaria zona gialla, che include, come ben sapete, il coprifuoco (!) dalle 22 alle 5, la chiusura serale di bar e ristoranti (salvo per l’asporto), oltre a palestre, piscine, sport da contatto, spettacoli dal vivo ecc.

Si adotta in sostanza una limitazione preventiva delle attività, tanto rigida quanto elevata è l’incertezza sulla direzione del contagio. Come dare torto? Anche io rallento se ho il parabrezza appannato, e la mia capacità di evitare gli ostacoli è ritardata.

Quanto tuttavia questa generalizzata e costante restrizione di libertà impatti sulla vita di tantissime persone non è mai abbastanza ricordato, così come il principio di proporzionalità con la gravità effettiva della situazione, che dovrebbe guidare la misura, tanto più ora che il prolungamento dell’epidemia ha reso l’eccezionalità normale.

A peggiorare le cose, ci si mette la disomogeneità di incidenza tra i vari territori all’interno delle Regioni, per cui succede – come mostriamo da settimane nei nostri grafici – che non tutte le zone a maggior rischio sono adeguatamente “coperte” dalle misure di contenimento, e viceversa altre, che avrebbero diritto a maggiori libertà, sono soggette a restrizioni penalizzanti che “ereditano” dalla Regione di cui fanno parte, come mostra il grafico qui sotto: le province sono rappresentate in ordine di incidenza (casi ogni 100.000 abitanti negli ultimi 7 giorni). Come vedete, non tutte le province arancioni stanno nella parte alta della lista, sono mal distribuite, perfino agli ultimi posti, quelli che meriterebbero il trattamento più leggero.

Dunque, che fare?

Sommessamente, da settimane suggerisco un sistema alternativo a quello delle Regioni, e dell’Rt, che definisce le aree a rischio su base provinciale, in relazione al valore di incidenza di ogni territorio.

Il dato di incidenza, che vedete scorrendo sulla mappa qui sotto, non è frutto di elaborati e tardivi algoritmi, ma è ricavabile ogni giorno dal report del Ministero, Provincia per Provincia, sin dall’inizio della pandemia. La soglia che determina l’area rossa è variabile, su base regionale, perché é calcolata in base alla disponibilità di posti letto liberi, intesi come posti NON occupati da pazienti Covid, in base alla popolazione, e tiene conto della diversa ricettività dei sistemi sanitari regionali (cioè in sintesi, quel che rimane dei 21 indicatori, oltre all’Rt).

L’intento è di adattare maggiormente la misura alla reale necessità del territorio, evitando di penalizzare aree virtuose all’interno delle Regioni, e valorizzando il senso di responsabilità del cittadino. Al di fuori delle aree rosse, è ipotizzabile la riapertura delle attività, sostituendo appena possibile la chiusura con il contingentamento.