Mascherine e quarantene

Mascherine e quarantene

La decisione di Regione Lombardia di prorogare di due settimane l’obbligo dell’uso della mascherina anche all’aperto è di quelle che non meriterebbero commento, se non altro per via del poco o nullo impatto che hanno sulla vita dei cittadini. Nessuno, certamente, in questo caso, sull’andamento dell’epidemia, vista la totale assenza di evidenze scientifiche a sostegno dell’utilità delle mascherine all’aperto. Equivale all’obbligo di mettersi un cappello rosso, o una bandana da pirata.

 

Impatterà semmai sul disagio ai cittadini, che tuttavia dev’esser poca cosa, almeno agli occhi del decisore, che evidentemente reputa più rilevante, ai fini del consenso, accreditare l’immagine della regione rigorosa e prudente.

 

Ma il principio della massima prudenza, della massima precauzione, andrebbe finalmente smontato, in nome dell’intelligenza e della logica, che ci consentono di fare pensieri un po’ più articolati, che non quello del “chi più ne ha, più ne metta”.

Gli stessi pensieri che ci impediscono di imporre il limite di velocità a 50 km/h in autostrada, o il casco integrale ai bambini dell’asilo. Eppure, sai quanti traumi in meno.

 

Ecco, qui nemmeno quello: nessun trauma in meno, solo disagio in più, e l’ennesimo sfregio al buon senso e alle ragioni della scienza. Siamo ben abituati all’ipocrisia spicciola della politica, ma di questi tempi stiamo raschiando il fondo.

 

La reporter di RaiNews cerca – nobilmente – una spiegazione da fornire ai telespettatori, e pare trovarla, stavolta senza neppure tanta convinzione, nelle cifre del contagio lombardo, finendo come sempre a sottolineare i casi aumentati “da 77 a 97 in un solo giorno”. Si continuano a dare questi numeri, e a nulla è servito, finora, lo scorporo tra infezioni vecchie e veri casi nuovi (che sono la metà, tanto per dire).

 

Eppure, quel dato è stato chiesto proprio dal Ministero della Salute, quello stesso che nel contempo lo pubblica (finalmente) e lo ignora, e perpetua la non-decisione sulla liberazione delle quarantene, di cui abbiamo a lungo parlato. Anche lì, per “massima precauzione”, e si rimane, unici in Europa, al doppio tampone, contro tutte le evidenze.

 

Su quei numeri lordi si continuano a calcolare gli indici R(t), che alimentano di nuovo le paure, e le raccomandazioni alla massima prudenza, al non abbassare la guardia.

 

Ma i drawbacks, le conseguenze negative, di queste pavide posizioni di autodifesa esistono, e sono proprio che – mancando la logica – la convinzione si perde, la guardia si abbassa, l’attenzione viene meno. Concentrare l’uso della mascherina nei luoghi chiusi la renderebbe più sopportabile, e probabilmente meglio indossata. Garantire un iter ragionevole alla quarantena limiterebbe il numero di chi si sottrae ai test, alle app di tracciamento, e perfino alla segnalazione stessa di malattia.