La buona strada

La buona strada

Mentre l’Italia prosegue a piccoli strappi la propria liberazione dai vincoli del lockdown, si continuano ad ascoltare e a leggere le solite frasi vagamente allarmate: “Ancora *** casi in Lombardia”, o “altri ** contagi in Liguria”, o “anche oggi *** decessi in Italia”. Metteteci le cifre del giorno, che pure sono cambiate sensibilmente nelle settimane, ma la musica resta la stessa.

Ora, niente di drammatico, ma il problema di dover mettere in prospettiva i numeri è quello di sempre. Come interpretare quei dati, in questo momento?

Piccola deviazione: di altri dati vorremmo occuparci, e l’abbiamo detto tante volte (ad esempio qui, qui e qui), ma ancora questi soli abbiamo. Dalle conferenze stampa della Protezione Civile, non si è fatto alcun passo avanti. Nonostante il Governo stesso abbia messo nero su bianco le richieste di minima per il monitoraggio epidemiologico di fase 2, ad oggi nessuno dei nuovi indicatori è a disposizione del pubblico e – come temuto – scarsamente anche dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute (vedi report).

Si tratterebbe di avere dati più immediati ed efficaci, per riconoscere tempestivamente i segni di una eventuale ripresa di contagio: non il numero totale di pazienti ricoverati in Terapia Intensiva e reparti, ma quello degli accessi ai Pronto Soccorso e delle accettazioni dei nuovi ricoveri. Non (solo) il numero di nuovi casi confermati, ma la provenienza degli stessi, per tipologia di ambiente, sintomi, e localizzazione sul territorio. E potremmo andare avanti.

Insomma, niente di tutto ciò. I dati per Comune non arrivano (se non per vie traverse), quelli per Provincia sono scarsi (c’è solo il numero di casi), e quelli per Regione sono ancora quelli di Borrelli.

Pur senza il rigoroso coordinamento centrale e la trasparenza che meriteremmo (certo, se fossimo noi stessi cittadini tedeschi), possiamo solo augurarci che in realtà, a livello locale, nelle direzioni delle ATS/ASL, negli assessorati, un monitoraggio almeno all’italiana ci sia, un ci arrangiamo complessivo che riesca a mettere la toppa sul buco, in tempi possibilmente più brevi dell’infinito che è stato fino ad ora. In Lombardia adesso promettono di poter fare il tampone ai nuovi casi sintomatici entro 24-48 ore. Ci piacerebbe avere conferme, e ad oggi non ne abbiamo avute. Come del sistema di tracciamento degli infetti, dei loro contatti e dei familiari, che, a prescindere dalle famigerate app, richiede una mobilitazione della quale continuiamo a non avere alcuna notizia. Ma restiamo fiduciosi e costruttivi. Fine deviazione.

Nel frattempo, dovremo interpretare la situazione considerando un ampio range di ritardo che i dati a disposizione portano con sé: rispetto al momento dell’infezione di un nuovo caso, non abbiamo solo il delay del periodo di incubazione della malattia (2-12 giorni), ma anche il tempo di reazione del medico e dell’azienda sanitaria nel disporre ed eseguire il tampone (da 0 a infinito, appunto), e i tempi di lavorazione e refertazione del test (di nuovo, da poche ore a una settimana e più). Quando arrivano alla repository della Protezione Civile, quei numeri sono già frollati, e rischiano di non dirci più la verità del momento. Non parliamo del numero dei decessi.

Pur con queste limitazioni, e anzi dandole ormai per scontate, è comunque possibile avere un’idea della situazione epidemica, e togliere un po’ di perplessità alle cifre del telegiornale.

Lo abbiamo fatto in un modo che ci è consueto, ormai, ossia attraverso il funzionamento degli algoritmi di proiezione che abbiamo utilizzato, con alterne fortune, sino dall’inizio dell’epidemia. Nelle ultime settimane il crescente numero di dati acquisiti, e la relativa stabilità delle condizioni di lockdown, ci hanno consentito di predire con buona approssimazione l’andamento dei nuovi casi, con margine di errore più che accettabile anche nelle previsioni a tre settimane. Ci siamo quindi spinti, lo scorso 14 maggio, a tracciare una linea di andamento “ideale”, corrispondente all’andamento dei casi come se fosse ancora attivo il regime di contenimento (lockdown). Molto più semplice chiedere all’algoritmo di fare questo calcolo, forte della serie storiche delle settimane precedenti, che non tentare di indovinare la realtà e le sue mille variabili, tutte al momento in via di cambiamento.

Perché il 14 maggio, e non per esempio il 4 maggio stesso, data del primo rilascio del lockdown? Perché notoriamente, e per i motivi di ritardo già ricordati, non è lecito attendersi alcun effetto visibile del rilascio prima di almeno due settimane. Abbiamo quindi sfruttato il più possibile la curva discendente per poter lanciare infine la previsione, fino al 5 giugno, che vedete ora in forma di linea celeste tratteggiata nei grafici di proiezione.

Tale linea resta quindi fissa in questi giorni, come termine di paragone, e ci consente di verificare, come abbiamo già cominciato a fare, l’andamento della linea viola dei nuovi casi reali che si aggiungono ogni giorno, e il suo eventuale scostamento dalla buona strada di lockdown.

Quindi, quando sentirete ancora declamare nei prossimi giorni il numero dei nuovi casi della Lombardia o del Piemonte, e vi chiederete se siano tanti o pochi, e non vi basterà – giustamente – nemmeno sapere che diminuiscono, e di quanto, la risposta che cercate è in quelle due linee, e un colpo d’occhio sarà sufficiente.

Dott. Paolo Spada
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