I primi dati veri della Lombardia

I primi dati veri della Lombardia

Ieri l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, in un’intervista a Lombardia Notizie Online (organo di comunicazione della regione), ha snocciolato alcuni primi dati sui pazienti sintomatici, che meritano qualche riflessione.

Breve passo indietro per chi fosse arrivato qui solo oggi: i nostri lettori sanno quanto abbiamo insistito, nel corso di questi mesi, per ottenere informazioni più utili a comprendere il vero andamento dell’epidemia, specialmente in questa martoriata regione. Sin dal Decreto della Presidenza del Consiglio del 26 aprile, in cui il Governo richiedeva alle Regioni di aggiungere dati sui flussi dei pazienti agli ospedali e sulla data di esordio dei sintomi, abbiamo sperato di vederli pubblicati in aggiunta ai soliti numeri comunicati dalla Protezione Civile, ma non siamo mai stati accontentati.

Così per mesi abbiamo dovuto prendere nota, come tutti, del numero di nuovi casi positivi riscontrati nelle 24 ore, senza avere idea di quanti di questi fossero effettivamente nuovi contagi, e quanti invece l’insieme – che immaginavamo prevalente rispetto al primo – dei pazienti venuti a contatto con il virus nelle settimane e nei mesi precedenti, e risultati solo ora positivi dopo essere stati sottoposti a tampone non per evidenza di sintomi attuali, ma per screening (degenti e personale degli ospedali, delle RSA, di comunità ecc.), o a seguito di test sierologico eseguito volontariamente. I dati, ufficiali e non, provenienti dagli ospedali e dai medici del territorio, consentivano un cauto ottimismo, ma niente di più.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare in un precedente articolo, che ha avuto anche la fortuna di essere condiviso dal virologo Guido Silvestri, la questione di discriminare tra queste categorie di pazienti era e rimane fondamentale, se vogliamo avere la misura della vera forza residua di COVID-19, quella eventualmente capace di propagare ancora la malattia, dal momento che con ogni evidenza la gran parte dei positivi di riscontro occasionale alberga tracce virali non vitali e non risulta contagiosa.

In attesa di avere maggiori informazioni, ancora ieri sera abbiamo dovuto subire il vergognoso frastuono mediatico su 402 nuovi contagi “più che quadruplicati in 24 ore”, che stamattina risuona ancora sulle prime pagine dei quotidiani. Dico vergognoso, e non lo dico a caso. Perché se io fossi un giornalista proverei sincera vergogna a dare alle macchine titoli del genere, sapendo bene che l’aumento era solo l’effetto ottico di un numero di tamponi molto diverso tra un giorno e il successivo. E che, peraltro, sto parlando appunto di numeri che non rappresentano affatto i nuovi contagi.

Eppure, quei dati in più che tanto abbiamo atteso evidentemente sono stati raccolti, come richiesto dal Ministero. Nelle scorse settimane in molte regioni d’Italia si è cominciato ad avere notizia del rapporto tra pazienti sintomatici e non, alcune regioni hanno pubblicato i dati autonomamente, in altri casi sono trapelati numeri e report, più o meno completi e costanti. Dalla Lombardia niente.

Non speculo sulle ragioni di questa reticenza, che – vi avverto in anticipo – è tutt’altro che risolta, ma mi limito a osservare che, a nostro avviso, maggiore trasparenza avrebbe giovato, quali che siano i numeri, a rendere meno opaca l’immagine pubblica della giunta lombarda, già gravemente compromessa, e non sempre a ragione.

Eccoci dunque al contenuto dell’intervista dell’assessore. Questi i passi salienti:

“Il sistema di sorveglianza sul territorio ha finora generato da parte dei Medici di Medicina Generale 9.178 segnalazioni (complessive al 3 giugno) di cittadini con sintomatologia simil influenzale oppure con una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi rilevata sui luoghi di lavoro. Nella prima settimana (11/17 maggio) le segnalazioni sono state 2.772, nel corso della seconda (dal 18 al 24 maggio) 3.160 e nella terza (25/31 maggio) 2.545″.

“Tutte queste richieste sono state prese in carico dalle Ats di riferimento. Nell’80% dei casi è stato già eseguito il tampone e per gli altri, più recenti, è stato prenotato. Gli esiti di tamponi effettuati hanno riscontrato una positività del 9%. A queste segnalazioni territoriali si aggiunge la richiesta di processazione dei tamponi effettuati negli ospedali a fronte delle chiamate di emergenza, in calo costante per gli eventi respiratori, oppure per i cittadini in fase di ricovero”.

Subito un appunto: i casi sintomatici non vanno prenotati, vanno tamponati immediatamente, entro le 24 ore, pena la totale inefficienza di qualsiasi sistema di tracciamento dei contatti, app incluse. Ma andiamo avanti.

Possiamo fare due rapidi conti. Nelle tre settimane dall’11 maggio al 31 maggio sono arrivate in totale 8477 segnalazioni di pazienti con sintomi simil-influenzali. Il 9% di questi sono risultati positivi al virus SARS-COV2, per una media di circa 36 casi al giorno. Il dato è complessivo, e Gallera non ci dice ancora niente del trend nelle tre settimane (che potrebbe quindi non essere particolarmente favorevole, se volessimo pensare male), ma possiamo ricavare il parziale delle segnalazioni nei primi tre giorni di giugno, in cui la media scende a 21.

Inoltre, possiamo raffrontare questi numeri al totale dei casi positivi che conosciamo dai report della Protezione Civile, che nelle tre settimane di maggio sono stati 7461, e tenere conto anche che il numero dei casi positivi rilevati nei Pronto Soccorso è ormai del tutto marginale.

Si deduce che solo il 10,2% dei casi positivi riscontrati ogni giorno in Lombardia si presenta con sintomi dell’infezione attiva, mentre il restante 90% rappresenta un contatto con il virus di più vecchia data, senza sintomi attuali e – con tutta probabilità – privo di capacità di trasmettere il contagio.

Speriamo che questa prima, parziale e tardiva, mossa comunicativa di Regione Lombardia sia seguita da numeri di aggiornamento costante, a tutto vantaggio della chiarezza e della serenità di tutti. Pare di dire una banalità ma – gentile assessore Gallera – il buio genera ansia. È tanto meglio far conoscere le cose per quello che sono, anche quando non piacciono, piuttosto che lasciare le persone all’oscuro, e alla mercé di un’informazione sciatta, quando non disonesta, di cui probabilmente lei stesso fa le spese ogni giorno. Non crede?

Noi intanto, da stasera, dividiamo per dieci.