Coronavirus: i concetti chiave che devi sapere

Coronavirus: i concetti chiave che devi sapere

Per poter comprendere appieno quanto trattato negli articoli (che puoi trovare cliccando qui  o in calce alla pagina) ti consigliamo di leggere i concetti chiave riportati di seguito.

IL CONTO DEI CASI

Sul numero dei nuovi casi di COVID19 si sollevano dubbi e allarmi quasi ogni sera, perché il conto della Protezione Civile è sempre diverso dal nostro. Curiosamente, la discrepanza non è reale, la fonte e i dati sono gli stessi, sono quelli del Ministero della Salute. Cambia il modo in cui vengono esposti. La Protezione Civile riferisce il numero dei pazienti “attualmente positivi”, e il suo incremento o diminuzione rispetto al giorno prima. Gli “attualmente positivi” sono tutti i pazienti con la malattia attiva, noti e in carico al sistema sanitario (distribuiti in ricovero ordinario, terapie intensive, e isolamento domiciliare). Non sono inclusi invece i pazienti che sono già guariti e quelli che sono deceduti. Va da sé che la differenza tra un giorno e l’altro di questo insieme di pazienti risente sì del numero dei nuovi casi (o nuovi contagi), che si aggiungono, ma anche del numero dei decessi e dei guariti del giorno, che si sottraggono al totale. Ora, se vogliamo trarre indicazione della forza del contagio in un certo momento, è solo dei nuovi casi che dobbiamo occuparci. Guarigioni e decessi sono fenomeni importanti ma distinti, e mischiarli non aiuta a capire. Per fortuna, tranne qualche telegiornale e sito internet che copia/incolla i dati della PC, il resto del mondo continua a contare i veri nuovi casi confermati. Nel caso rimangano dubbi al riguardo, nella prima slide c’è un’infografica che dovrebbe aiutare.


MOLTI TAMPONI, MOLTI CASI
Il numero di test eseguiti ogni giorno influisce sul numero di casi positivi rilevati, specialmente quando vengono eseguite estese campagne di screening sul territorio, tanto che in molti si chiedono se non sia meglio “normalizzare” il conteggio dei nuovi casi rispetto a quello dei tamponi. Tuttavia, nelle fasi più attive dell’epidemia, gran parte dei test sono eseguiti in Pronto Soccorso, e un alto o basso numero di tamponi può semplicemente dipendere da un maggiore o minore numero di accessi, per effettivo aumento o riduzione dei contagi. Non disponendo di informazione sulla provenienza dei test, non è possibile stabilire un rapporto certo con il numero di casi, e ogni tentativo di normalizzazione porta con sé un rischio di ulteriore distorsione dei dati.


I VERI CONTAGIATI
Certamente il numero reale dei contagiati è molto diverso da quello ufficiale, ma nessuno lo conosce davvero. Si ritiene generalmente che per ogni caso confermato ce ne siano da 4 a 20 volte di più. Alcune stime, non prive di basi scientifiche, arrivano a valutare che in Italia possano essere infettate 6 milioni di persone. Il dubbio che quindi i calcoli e i prospetti operati sui numeri ufficiali siano inconsistenti è legittimo. Tuttavia, un’osservazione attenta della “punta dell’iceberg”, consente ugualmente di avere un’idea sull’andamento dell’epidemia, e soprattutto sul carico sanitario, che è quello che più ci interessa.


I TAMPONI E LA LETALITA’ IN LOMBARDIA
In questa regione la diffusione del contagio ha generato un elevato numero di casi gravi, ai quali è stato necessario riservare la massima parte dei tamponi, eseguiti prevalentemente negli ospedali. Se avessimo potuto effettuare un numero maggiore di test, estendendoli al territorio, come opportunamente fatto in altre regioni come il Veneto, avremmo sicuramente trovato un numero maggiore di positivi meno gravi, lievi o addirittura asintomatici. La percentuale di positivi sul campione di tamponi sarebbe minore, e il calcolo della letalità, ossia il rapporto tra il numero dei decessi e il numero dei casi positivi, darebbe un risultato più simile a quello delle altre regioni. Resta tuttavia elevato in assoluto il numero di decessi in Lombardia, frutto amaro di un contagio che in alcune zone è dilagato incontrastato, tanto da soverchiare gli sforzi del sistema sanitario. Oltre alle migliaia di decessi in ospedale, un numero consistente di persone morte a casa o in RSA va purtroppo aggiunto al conteggio. Solo al termine dell’epidemia si definirà la mortalità, ossia il numero dei decessi diviso per la popolazione.


LA QUESTIONE DEL PICCO
Per picco epidemico si intende il momento di massimo carico sanitario, in cui il numero di pazienti in trattamento, o più in generale con malattia attiva, giunge al suo apice (nelle nostre proiezioni: l’apice delle curve gialle). Deve ancora arrivare, ma ci siamo quasi, seppure ogni zona avrà tempi diversi, come sempre. Il picco si raggiunge, in pratica, nel momento in cui ad ogni nuovo caso che entra nel contagio, uno ne esce (perché guarito o, purtroppo, deceduto), mantenendo quindi il totale dei malati invariato. Superato il picco la curva cala, allorché comincia a invertirsi il bilancio quotidiano tra nuovi contagi e pazienti che hanno un outcome. In questi giorni si sente però anche parlare di “picco dei contagi”, dicendo che è già stato superato, ed è vero. Ci si riferisce in questo caso al giorno in cui è stato massimo il numero di nuovi casi (il punto più alto della curva spezzata viola nelle nostre proiezioni). Non è un errore parlare di picco anche in questo caso, purché sia chiaro che stiamo parlando di due cose diverse. L’importanza del picco dei contagi, che precede di alcuni giorni o settimane il picco epidemico, è che è assai difficile prevederlo durante la fase ascendente dell’epidemia, ma una volta superato (e atteso che i nuovi casi per qualche giorno siano davvero mediamente in ribasso), si può più facilmente predire il successivo picco epidemico.


I TEST SIEROLOGICI
I test anticorpali misurano la risposta immunitaria contro il virus, mediante il dosaggio degli anticorpi nel sangue (a differenza dei tamponi nasofaringei, che ricercano tracce del virus nelle mucose). Considerato che gli anticorpi si formano non prima di 2-3 settimane dal primo contatto col virus, questi test hanno quindi significato al termine dell’infezione, non in fase attiva, e specialmente per valutare se un soggetto sia stato in precedenza esposto alla malattia. Sono disponibili test rapidi, da polpastrello, e test tradizionali da prelievo di sangue. I secondi appaiono più affidabili, ma sono ancora in corso le valutazioni di sensibilità e specificità di entrambi i tipi di test. Il costo e le tempistiche di questi test sono contenuti, e si prevede di poter estenderne l’uso in screening su ampie fasce della popolazione, in tempi brevi.