Coronavirus, aggiornamento 9 aprile, giorno 49

Coronavirus, aggiornamento 9 aprile, giorno 49

Non grosse novità oggi, e quelle poche, non proprio esaltanti.
I dati lombardi sono in discreto aumento, almeno in parte giustificato dall’ulteriore sforzo di estendere l’uso dei test agli operatori sanitari e al territorio (i tamponi sono oltre 9.000 oggi). Non ci fa piacere vedere ancora 1.300 nuovi casi, e un altro saltino in su della provincia di Milano, ma siamo avvezzi agli alti e bassi, e sappiamo di dover guardare i dati senza angoscia, e su più giorni.
Le testimonianze dai Pronto Soccorso continuano a dare conforto: non c’è una ripresa del contagio, la situazione è quella che sappiamo: un lento, ma graduale calo.

Concetti chiave da sapere

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Che ogni giorno, comunque, porta il suo conto di morti. Siamo ormai avvezzi anche a quello, ed è triste doverlo ammettere.

Aumentano i casi anche nelle altre regioni più colpite (Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte), e non sempre con un rapporto diretto con il numero dei test.
Anche senza cambiare la scala dei colori nella tabella “dei semafori” (cosa che mi apprestavo a fare, visto l’estendersi delle verdi province virtuose nei giorni scorsi), è piuttosto evidente il peggioramento relativo di oggi in molte zone.
Al Nord la gran parte delle regioni segna un aumento percentuale superiore alla media degli ultimi tre giorni. Più stabili le regioni del Centro e del Sud, lievemente peggio le Isole. Il dato italiano complessivo torna a 3.

Prendete sempre queste cifre con serenità, e correlandole ai dati assoluti degli ultimi grafici: dieci casi in più oggi precipitano l’amata Campobasso a fondo classifica: è un’ingiustizia, e il tempo ci darà ragione!

Se le cifre ballano nervosamente, il dato più confortante resta quello del calo dei ricoveri, e ancor di più delle Terapie Intensive.
Il carico sanitario, che è ancora numericamente ai massimi livelli, si è spostato da alcuni giorni prevalentemente sugli isolamenti domiciliari, e questo è un segno inequivocabile, che fa sperare per il meglio.

Nei commenti di ieri, sempre molto numerosi e gentili, sono arrivate molte informazioni preziose per prendere il polso alle varie parti d’Italia sull’aderenza delle persone alle misure di isolamento.

Nonostante in molte zone si rispettino ancora con rigore, prevalgono le testimonianze di comportamenti non ortodossi, e di un maggior movimento complessivo.
Emerge chiaramente l’impazienza delle persone, specie in queste belle giornate di sole (il freddo facilita di norma i contagi stagionali, ma era anche un amico dell’isolamento!). Se poi le passeggiate all’aperto, distanziate e mascherate, diano o no un significativo rinforzo al contagio, lo vedremo nel giro di qualche giorno o settimana. Mi preoccupa molto di più la sicurezza sul posto di lavoro, negli ospedali e nelle aziende, nelle attività commerciali.
Abbiamo sufficienti garanzie?

Riflettevo sui comportamenti in relazione alla fase dell’epidemia: quelle iniziali e finali sono simili, prevale l’individualismo. Ricordate le corse alla stazione di Milano un’ora prima del lockdown? L’epidemia cominciava a dilagare, e ognuno pensava ancora a sé stesso.
Non per timore del contagio! Volevano solo evitare l’isolamento forzato in Lombardia.
I ragazzi in discoteca reclamavano il diritto a divertirsi, gli sciatori a sciare.
Ricordo – e non è un anno fa – le prime allarmatissime notizie dei TG di casi gravi in non-anziani (il fastidioso sottinteso era: ma come? allora stiamo rischiando anche noi!).
Poi, davanti ai numeri e ai morti, alla tragedia vera, lo smarrimento e la paura ci uniscono, ci rendono tutti solidali, facciamo corpo unico sulla barca del naufragio.
Poi di nuovo, non appena si calmano un poco le acque, la gente torna alle proprie necessità immediate, se non al proprio comodo. Non tutti, però.
Anzi, questo è il momento che dice di più chi siamo.

Un abbraccio a tutti.

Dott. Paolo Spada
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