Coronavirus, aggiornamento 8 aprile, giorno 48

Coronavirus, aggiornamento 8 aprile, giorno 48

Oggi sembrava un giorno come gli altri, ma per il nostro algoritmo, che presiede all’aggiornamento delle proiezioni sull’andamento dell’epidemia, non lo era affatto.
Attendeva i nuovi dati senza tradire alcuna emozione (come avrebbe potuto?), ma aveva già deciso che era ora di finirla con la pazienza, e se oggi non fosse arrivata una vera svolta, avrebbe aggiornato le stime.

D’accordo, questa umanizzazione dell’intelligenza artificiale è un po’ abusata.
Ma il senso non cambia: per diversi giorni il calo dei contagi è rimasto più fermo del previsto. Per un po’ si considera normale, si sa che l’andamento procede a gradini, addirittura a piccoli salti. Un buon algoritmo non rivede tutte le previsioni solo per le bizze di un giorno o due.

Concetti chiave da sapere

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A patto però che, prima o poi, il gradino arrivi, e si confermi la direzione.
Del resto, molti di voi ieri avevano avvertito la stessa sensazione, di un’attesa troppo lunga e inconcludente.

Insomma oggi, alla luce di altri 1598 nuovi casi in Lombardia (certo, i tamponi sono sempre tanti, ma tant’è), e 4805 a livello nazionale, ci spiace dirlo, ma le previsioni subiscono un allungamento dei tempi, e il relativo ritocco dei numeri dell’epidemia a fondo corsa.
Per non parlare del conteggio dei decessi, che è sempre stato, caparbiamente, ben al di sopra delle aspettative del nostro cuore informatico (anche del cuore vero, a dirla tutta), e che anche oggi deve registrare 681 morti.
Così ci troviamo ormai a dover prevedere in tutto oltre 20.000 deceduti, a fine mese.
Senza contare quelli non registrati: li ricordiamo ogni sera, ma è il minimo che possiamo fare.

A proposito: c’è chi ipotizza, con buone ragioni e numeri alla mano, che tra questi vi siano stati tanti pazienti non infettati, che avendo un’emergenza di salute (rottura di aneurisma, infarto, ecc.) siano rimasti a casa per via del noto sovraffollamento degli ospedali.
A tutti coloro che in questi giorni sottilizzano tra decessi “da” COVID e decessi “con” COVID, sottintendendo che vi sia una sovrastima della mortalità dell’epidemia, sommessamente chiedo se queste persone, nemmeno infettate, non siano anch’esse meritevoli di essere considerate vittime di questa sciagura.

Tornando ai numeri dei vivi, la questione non sta solo nel rivedere le stime e allungare un poco i tempi.
La domanda assillante è se questo isolamento sociale sia efficace, o meglio: se sia in grado di azzerare effettivamente i contagi. O piuttosto non sia solo una sordina per l’epidemia: ne smorza l’effetto, ma non riesce a soffocarla. La sensazione di essere bloccati a R0 = 1 (ogni infetto ne infetta un altro poi guarisce, e così via) assomiglia più a un incubo che a una situazione tollerabile con la santa pazienza.

Intendiamoci, di numeri “buoni” ce ne sono tanti anche oggi, in Lombardia e in molte altre regioni (altre decisamente no: che succede in Piemonte?!).
Ve li lascio scovare nelle slide, tanto ormai vi orientate bene.
Ma lo stallo complessivo è evidente (un numero su tutti? Il semaforo d’Italia: è fisso a 4, e non si muove).
Servono maggiore determinazione, controlli severi, ulteriori chiusure, eventualmente.
Se non riusciamo a scendere da oltre 4000 contagi al giorno, come si potrà mai arrivare a zero?

Ora speriamo che il weekend ci dia una mano, ma la prossima settimana sarà determinante.

Noi continuiamo a sperare che i numeri ci diano ragione, e pur lentamente, si giunga alla fine del tunnel.

Ma certo, uno sforzo ulteriore di tutti è opportuno, anzi indispensabile.

Ne riparliamo domani, naturalmente.

Dott. Paolo Spada
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