Coronavirus, aggiornamento 26 aprile, giorno 66

Coronavirus, aggiornamento 26 aprile, giorno 66

Numeri stabili dalla Lombardia: 920 nuovi positivi, su 5.600 persone testate, e 10.800 tamponi. Situazione ricoveri e terapie intensive invariata, e finalmente solo 56 decessi. In Italia 2.324 nuovi casi, su 50.000 tamponi. 260 decessi.

Un numero crescente di regioni ha ormai invertito il rapporto In/Out, anche senza contare le guarigioni degli isolamenti domiciliari, che tuttavia cominciano ad arrivare.

Nel tabellone degli aumenti percentuali, oggi anche il Piemonte oggi scende a 1,6%, e ci fa molto piacere, perché ci abbiamo sempre creduto. Solo la Liguria è più indietro, e il dato nazionale è a 1,2%.

Concetti chiave da sapere

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I reparti si sono complessivamente scaricati del 30% circa rispetto al picco, del 50% le terapie intensive. Nel calo dei ricoveri resta indietro solo il Lazio, nonostante il numero di nuovi casi sia costantemente inferiore a cento. Il Lazio non riduce neanche gli isolamenti domiciliari, come Liguria e Puglia, e la solita Lombardia.

Complessivamente però le nostre curve, specialmente se confrontate con quelle di altri paesi d’Europa e del mondo, mostrano una situazione ormai stabilizzata e direi sotto controllo, che lentamente va verso la risoluzione.

Penso che sia arrivato il momento che questo report finisca di essere quotidiano.

I dati che abbiamo visto insieme in questi due mesi hanno avuto un ruolo centrale, e molto del lavoro è stato, per tutti noi, cercare di interpretarli e trarne informazioni comprensibili, un minimo affidabili, possibilmente utili, in particolare nelle settimane in cui ogni giorno poteva accendere o spegnere grandi paure e piccole speranze.

Ora che l’epidemia è entrata nelle fasi finali, e il trend degli ospedali si è consolidato, resta ancora poco da commentare sul numero di nuovi casi che si aggiungono al conto: per larga parte non si tratta di veri nuovi contagi, ma di positività riscontrate a posteriori, in soggetti asintomatici.
Di fatto, il fuoco si sta estinguendo, e salvo ritorni di fiamma, che davvero non ci auguriamo, non ci aspettiamo sorprese da un giorno all’altro.
Le stesse giustificabili angosce riguardanti la riapertura delle attività si misureranno nelle settimane o nei mesi, e non più nei giorni.

Continuerò quindi, come tutti voi, a controllare i dati dell’epidemia, che ormai abbiamo imparato a conoscere e a prendere per quello che valgono, con l’attenzione che meritano e senza inutili ansie. E tornerò certamente a commentarli, quando ci sarà un rilievo da fare, una notizia imprevista, o anche solo per fare il punto della situazione. Ma dobbiamo tutti lasciarci alle spalle questa emergenza, materialmente e psicologicamente, ed entrare in una fase nuova.
Anche questo appuntamento fisso della sera appartiene ai due mesi che abbiamo passato. Adesso dobbiamo pensare al dopo.

Intendiamoci: per me sarà, nonostante il terribile momento, un ricordo molto caro.
L’inaspettato numero di condivisioni di questi post, il calore di voi tutti, lo straordinario garbo dei commenti, sono stati per me un vero motivo di conforto e speranza.
Non è mai venuta a mancare la vostra attenzione e la vostra simpatia, di cui vi sono sinceramente grato. Tanto per dire, solo nelle ultime due settimane, e nonostante il prevedibile calo di apprensione per l’emergenza, queste pagine hanno avuto oltre 200.000 visualizzazioni.
Sono certo di essermi fatto molti amici nuovi, e non ho intenzione di perdervi.
Solo, ci sentiremo un po’ meno spesso, e ci diremo come va.

Niente addii, quindi, ma un arrivederci a presto. E un grazie di cuore.

Dott. Paolo Spada
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E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada