Coronavirus, aggiornamento 25 aprile, giorno 65

Coronavirus, aggiornamento 25 aprile, giorno 65

Numeri incoraggianti.
Scendono a 713 i tamponi positivi in Lombardia su 6.400 persone e oltre 12.000 test.
80 e 219 rispettivamente a Milano città e provincia.
Sempre bene gli ospedali, i nostri veri test collettivi: -302 ricoveri, -32 TI.

Decessi 163 (numero fisso ormai, i complottisti fremono: “sono dati spalmati!”. Anche fosse, che ci cambia?). In Italia, ancora 415.

Nella quarta slide, in una specie di prospettiva, ho allineato per regione i tamponi positivi, le persone testate e i tamponi totali, come dicevamo ieri, nella sequenza degli ultimi tre giorni. Spero si riescano a leggere i numeri, eventualmente ingrandendo.

Concetti chiave da sapere

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Non trovo miglior sistema per mostrare tutto insieme, senza ricorrere a una noiosa tabella.
I dati delle persone sono ancora spesso inconsistenti, ma era ora che arrivassero.
Da domani ne avremo forse abbastanza per cambiare anche qualcuno dei grafici di riepilogo (quelli a 4 per pagina).

Nel tabellone dei “semafori”, quinta slide, prevale sempre il verde, con diverse regioni prossime all’aumento 0.
E oggi il valore medio-giallo è 3, il fondo scala rosso è 6.
Quando abbiamo cominciato avevo impostato rispettivamente 8 e 16. Basterebbe questo a capire la strada fatta, e che l’epidemia sta finendo.

Vorrei richiamare oggi nuovamente l’attenzione sulle curve di proiezione, e in particolare sulla situazione degli isolamenti domiciliari, che ci sta a cuore da quando abbiamo segnalato il particolare caso della Lombardia, così rilevante anche sulla casistica nazionale, e dalla quale abbiamo avuto ancora insufficienti segni positivi. Non stiamo parlando di cifre astratte o complesse ricostruzioni statistiche. Parliamo di un numero importante di persone che, considerate a tutt’oggi infette, non sono ancora sufficientemente ricontattate e sottoposte ai tamponi di controllo, per consentirne la liberazione dall’isolamento in sicurezza per loro e per tutti gli altri.

Come queste, che sono piccola parte delle persone realmente in quarantena dopo aver contratto il virus, ci piacerebbe che anche sul resto del sommerso fosse fatta luce, ma capiamo i problemi pratici di raggiungere centinaia di migliaia di persone, di cui forse manca del tutto la traccia. Perciò ci contenteremmo di vedere almeno i numeri ufficiali dare seguito al corso naturale dell’epidemia, e rispecchiare più fedelmente la realtà.

A parte la Lombardia, le curve verdi delle regioni ci dicono che Piemonte, Liguria, Lazio e Puglia ancora sono ogni giorno sul picco degli isolamenti domiciliari, mentre tutte le altre regioni lo hanno superato e procedono, in ordine sparso, verso la risoluzione. L’esempio di Veneto ed Emilia-Romagna, pur gravemente coinvolte dall’epidemia, dimostra che le cose si possono fare bene, anche in emergenza, o almeno superata la fase più convulsa. Tra le regioni meno esposte, menzione d’onore per Umbria, Valle d’Aosta, Friuli VG, Trentino AA, Molise, Basilicata e Sardegna.

Vorrei inoltre tornare sul rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, di cui riferivo ieri i risultati salienti, riguardanti il luogo di esposizione all’infezione (in sintesi: RSA/Case di riposo/comunità di disabili 44%, ambito familiare 25%, ospedali/ambulatori 11%, luoghi di lavoro 4% e a seguire altri meno rilevanti). Sono ovviamente risultati molto parziali, e riferiti a queste ultime settimane di lockdown. Ma pensavo a quanto a lungo abbiamo chiesto questi dati, e quanto sono importanti, anche per orientare le decisioni.
Un Paese senza dati è cieco. Un’informazione, anche traballante, è una candela che ci fa procedere nel buio.

Fa riflettere, ad esempio, l’assenza di elementi a carico dell’esposizione nei supermercati, che è stata in queste settimane, per tante persone, l’unica potenziale occasione: evidentemente non si sono infettate. Questo fa ben sperare sulla possibilità di affrontare il prossimo periodo in condizioni accettabili di sicurezza, rispettando poche elementari misure di distanziamento e uso della mascherina.

Nulla nemmeno a carico delle occasioni di infezione in luoghi aperti, che tanto hanno occupato l’attenzione nostra, dei media, e delle forze dell’ordine. Sono personalmente convinto, e non da oggi, che l’autorizzazione alle uscite, alle passeggiate e corse, ma non solo, anche alla moderata concentrazione di persone in spiaggia, parchi o piazze, o ristoranti all’aperto, non sarà significativamente associata ad aumento dell’infezione.

Sarò un inguaribile ottimista, ma l’idea che una popolazione rimasta pazientemente a casa tanto tempo, possa ora con maturità affrontare la fase successiva, e riconquistare progressive quote di libertà e di vita, mi pare una prospettiva importante, alla nostra portata, e meritevole di essere affrontata non con angoscia o depressione, ma anzi con l’orgoglio e l’impegno di chi lotta civilmente, solidale con il prossimo e la collettività, per la sopravvivenza e la felicità, nostra e dei nostri cari.
Ogni tanto, succede di doverlo fare, e il ricordo di quell’impegno resta nelle generazioni.
È la nostra occasione.

 

Dott. Paolo Spada
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E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada