Coronavirus, aggiornamento 24 aprile, giorno 64

Coronavirus, aggiornamento 24 aprile, giorno 64

Stasera siamo in ritardo e non vi starò a tediare con i numeri, che avrete già visto nei TG, e comunque vedrete da voi a colpo d’occhio aprendo i grafici e le proiezioni. Non grosse novità, comunque: Lombardia -400 ricoveri, -34 TI. Decessi 166, Italia 420. Soliti su e giù dei casi (specialmente le solite regioni, Piemonte in primis..) e totale nazionale ancora a +1,6%.
Non ci preoccupiamo.

Concetti chiave da sapere

Da oggi, come preannunciato, mostriamo un dato in più, che si riferisce al numero di persone sottoposte a tampone. Sono in sostanza esclusi, dal conto complessivo dei tamponi, i test eseguiti più volte sulla stessa persona, nel corso della malattia e nei controlli successivi.

Viene trasmesso dal Ministero il dato cumulativo, per cui noi per differenza possiamo ricavare il parziale, cioè le nuove persone testate ogni giorno, regione per regione. La valutazione del numero di test positivi (cioè i nuovi casi) dovrebbe quindi risultare più significativa quando posta in comparazione a questo dato, che non al numero complessivo di tamponi.

Ho atteso di avere tre giorni di rilevazioni prima di aggiungere una nuova serie di colonne, di colore azzurro, nel grafico casi/tamponi (quarta slide). La pagina ha perso un po’ in leggibilità, e me ne scuso, ma quella è la sede dove aggiungere questa informazione.
Non tolgo comunque il dato dei tamponi complessivi, perché ci dà per differenza l’idea del numero di controlli effettuati, e continua a essere espressione dello sforzo complessivo della regione nel tracciare l’epidemia.

Naturalmente noterete – e ti pare potesse andare diversamente? – che non tutte le regioni hanno raccolto correttamente il dato, il quale spesso coincide con il totale, o addirittura lo supera (!?). La percentuale di persone testate rispetto al totale dei tamponi varia tra estremi illogici, frutto evidentemente di errori (es. 162% in Molise, 0% in Campania, il 23/4), e con diverse regioni che hanno, su tutto il periodo epidemico, percentuali inverosimilmente alte oppure basse, anche se mediamente restituisce in questi giorni un valore di 70%, che è del tutto ragionevole. Come dite? Un altro dato inaffidabile? Siete veramente incontentabili.

Alla luce di questa nuova informazione, può apparire ovviamente meno incoraggiante, perché più alta, la percentuale di casi positivi riscontrati dai test, mediamente del 18%. Non è un gran problema, si tratta semplicemente di ri-tararci su altre percentuali. Noi d’altronde non le avevamo mai espresse esplicitamente, e scoraggiavamo dal farlo, proprio perché troppo altalenanti e inconsistenti. Quello che si fatica a capire, considerato che viene trasmesso il dato cumulativo, evidentemente disponibile da inizio epidemia, è la ragione per cui questa informazione giunge solo ora, dopo oltre due mesi in cui abbiamo fatto mille ragionamenti sul lordo e non sul netto (non solo noi, anche gli stessi addetti ai lavori). Ma tant’è.

L’ISS ha finalmente comunicato un dato preliminare riguardante il luogo di esposizione all’infezione, basato su un campione di 4.508 casi su 58.803 diagnosticati dall’inizio di aprile. Si conferma che RSA/Case di riposo/comunità di disabili sono la voce più frequente (44,1%), assai maggiore dell’ambito familiare (24,7%). Seguono Ospedali/ambulatori (10,8%), luoghi di lavoro (4,2%), comunità religiose (1,9%), navi da crociera (1,4%), centri di accoglienza per rifugiati (0,2%) e altro (12,8%).

Confermati bassi valori di riproduzione virale in tutte le regioni (tra 0,34 e 0,71), e stante l’attuale condizione degli ospedali, che hanno aumentato sensibilmente la ricettività di potenziali infetti COVID rispetto a marzo, l’ISS ammette che vi siano le condizioni per avviare gradualmente la fase di attenuazione delle misure di contenimento, senza tuttavia ridurre, anzi rafforzando il distanziamento sociale, oltremodo necessario dal momento in cui maggiori occasioni di contatto saranno conseguenti all’aumento di circolazione delle persone.

Alcuni studi suggeriscono che il particolato atmosferico possa fungere da carrier per il virus, anche se mancano prove che possa essere una effettiva fonte di infezione. Tuttavia, tale evidenza potrebbe meritare approfondimento in vista delle riaperture, allorché un maggior utilizzo delle vetture private per evitare il sovraccarico dei mezzi pubblici potrebbe rialimentare l’incremento del particolato.

Insomma: è tempo, prepariamo le biciclette.

Buon 25 Aprile!

Dott. Paolo Spada
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E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada