Coronavirus, aggiornamento 23 aprile, giorno 63

Coronavirus, aggiornamento 23 aprile, giorno 63

Altri 500 ricoveri in meno dai reparti COVID della Lombardia, e 27 pazienti in meno in terapia intensiva (quasi dimezzati ormai, da 1381 a 790 in venti giorni).
Questi sono gli unici dati “veri” e di significato inequivocabile, a maggior ragione perché costanti da molti giorni.

Per il resto, 1073 nuovi casi su 12.000 tamponi, ancora 200 decessi, molte guarigioni da ospedale, e nuovi pazienti nel conto degli isolati domiciliari (avevamo festeggiato qualche giorno fa il primo calo: primo e unico, finora).

Non sono forse veri questi dati? Lo sono, ma sono in qualche modo dati parziali, e il loro significato, come ben sappiamo, non è univoco.

Concetti chiave da sapere

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I nuovi casi sono veri nuovi contagi? O non sono più spesso riscontri occasionali, di pazienti ormai asintomatici, che portano ancora tracce virali nelle mucose, come succede per settimane?
Il numero dei tamponi è molto variabile, e include tanti test di controllo.
Da domani riporteremo anche il numero delle persone testate, forse più significativo, ma non facciamoci illusioni.

Stiamo comunque e sempre facendo un carotaggio molto limitato. Il numero dei soggetti infettati è assai maggiore, e la nostra capacità di individuarli, e di capire se e quanti di essi siano ancora contagiosi, è velleitaria.

I decessi stessi sono un dato ritardato, come ricordavamo anche ieri, e del quale vorremmo avere più notizie, più dettaglio, in assenza del quale rimane solo la speranza di vederlo ridursi ancora nei prossimi giorni. Complessivamente oggi sono 464 in Italia: il calo c’è, se pur molto lento.

Il Dr. Borrelli cita oggi quello che noi chiameremmo inversione del rapporto In/Out, per prevalenza delle guarigioni sui nuovi casi. Peccato che i guariti non sono sempre guariti (sono i dimessi, per la Lombardia), e i malati non sono sempre malati (molti isolati domiciliari sono certamente guariti, ma non si sa niente più che il loro numero, che è a sua volta una frazione del numero reale). Il dato di R0 viene calcolato al momento compreso tra 0,5 e 0,7, quindi basso in assoluto e in riduzione.
Bene, ma vediamo quali sono i dati sui quali è eseguito quel calcolo.

Perfino sui test sierologici, avviati oggi in quattro province lombarde, rimangono molti punti di domanda. Manca ancora la validazione, poi non sappiamo se gli anticorpi danno immunità, e se sì, per quanto tempo. Tutti chiedono i test, ma per fare cosa esattamente? Al di là dei nobili e utilissimi scopi epidemiologici, molto resta da capire.

Eppure, in questo mare di incertezze, gli unici dati sicuri ci dicono che l’epidemia sta passando, che le misure di contenimento hanno funzionato, e che le cose stanno andando sempre meglio. Facciamocelo bastare, per adesso, domani si riparte.

Un abbraccio forte

Dott. Paolo Spada
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E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada