Coronavirus, aggiornamento 20 aprile, giorno 60

Coronavirus, aggiornamento 20 aprile, giorno 60

Dalla Lombardia oggi 735 nuovi casi, su 6.300 tamponi (qualcuno dirà che il rapporto è cresciuto di uno zero-virgola: non guardiamolo troppo, quel rapporto, d’accordo?).

Bene i ricoveri, tornano a calare, idem le Terapie Intensive.
163 decessi, come ieri, in flessione rispetto ai giorni precedenti. Ancora 454 in tutta Italia.

I dati nazionali li abbiamo ascoltati ancora dal dr. Borrelli (Protezione Civile), che finalmente non ha più potuto dare il numero dei “nuovi positivi”.

Concetti chiave da sapere

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Quell’espressione, l’abbiamo detto molte volte, non ha senso, visto che i nuovi pazienti che si aggiungono al conteggio dell’epidemia sono i nuovi casi confermati (oggi 2256), mentre la differenza tra ieri e oggi degli “attualmente positivi” non identifica in nessun modo i “nuovi” pazienti, ma appunto una differenza, che oggi, per la prima volta, assume valore negativo: -20.

Come si vede bene oggi, quel valore non parla della forza del contagio, ma è la risultante di tre fenomeni diversi (contagio, guarigione, decessi).
Vedere un numero negativo fa piacere (oltre che per Borrelli) perché complessivamente indica che la curva del carico dei malati attivi si sta avviando verso la fase decrescente.
Peccato che, se gli isolamenti domiciliari fossero monitorati a dovere, e aggiunti tempestivamente al conto dei guariti, quel dato negativo l’avremmo avuto certamente diversi giorni fa, più coerentemente con la fase reale dell’epidemia.
Insomma, un altro dato che vale poco.
Di nuovo, Borrelli e i vari TG farebbero bene a lasciar stare, e concentrarsi sui contagi, che sono più importanti.

A proposito, il dato dei 2256 va correlato a poco più di 40.000 tamponi, quindi non male in proporzione, e sulla tabella degli aumenti percentuali sono un po’ tutti a beneficiare. Complessivamente siamo a 1,3%.

L’Osservatorio Nazionale sulla salute nelle regioni italiane, coordinato dal prof. Ricciardi, ha pubblicato coraggiosamente alcune stime sull’andamento del contagio nelle prossime settimane, dando ad ogni regione una data minima entro la quale non pare verosimile che ci si possa ancora attendere l’azzeramento dei nuovi casi.
La stima mi pare complessivamente attendibile, con qualche sorpresa, da parte mia.
Ad esempio, per la Lombardia, l’assenza di nuovi casi si potrà verificare non prima della fine di giugno (credibile), come nelle Marche, che a me parevano andare bene e non mi spiego (nel paragonare le due regioni nelle nostre grafiche di proiezione, si faccia caso che le scale sono 10 a 1).

Le prime regioni a meritare il traguardo sarebbero Basilicata e Umbria (21 aprile, cioè domani!), poi Molise il 24/4, Sicilia e Sardegna rispettivamente il 30 e 29 aprile, Calabria il 1 maggio.
Quindi Puglia e Abruzzo il 7/5, Campania il 9/5, Lazio 12/5, Valle d’Aosta 13/5, Liguria 14/5, Trento-Bolzano 16-26/5, Friuli 19/5, Veneto e Piemonte 21/5, Emilia-Romagna 29/5, Toscana 30/5 e infine, ben staccate, come dicevamo, Marche 27/6 e Lombardia 28/6.

Mi viene un po’ da sorridere, in senso buono (per carità, senza mancare di rispetto a questo report, che mi pare autorevole).
L’Osservatorio avverte che si utilizzano qui modelli statistici non sono di tipo epidemiologico, “pertanto non fondati sull’ammontare della popolazione esposta, di quella suscettibile e sul coefficiente di contagiosità R0, ma approssimano l’andamento dei nuovi casi osservati nel tempo.
E  già mi sento meno solo. Poi si aggiunge che le proiezioni tengono conto dei provvedimenti di lockdown, e si avverte espressamente che se dovessero venire meno le misure, le proiezioni non sarebbero più verosimili.
Infine, si sottolinea che “la precisione delle proiezioni è legata alla corretta rilevazione dei nuovi contagi, è infatti noto che questi possono essere sottostimati a causa dei contagiati asintomatici e del numero di tamponi effettuati.

Assolutamente d’accordo. Ecco perché, in questi giorni, quando qualcuno mi ha chiesto perché non estendo le proiezioni al mese di maggio, ho risposto che il livello di arbitrio sarebbe troppo elevato.
Dovrei finire per allungare semplicemente le proiezioni attuali, oltretutto con numeri sempre più piccoli e infidi, e senza considerare le possibili “reazioni” all’allentamento delle misure di isolamento, che è poi proprio quello che si vorrebbe prevedere, no?

Per ora viviamo alla giornata, e teniamo la visuale dov’era, con stime aggiornate, ma ancora non più lunghe. Per volare con l’immaginazione, ci aiuta l’Osservatorio.

Un abbraccio,

 

Dott. Paolo Spada
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E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada