Coronavirus, aggiornamento 18 aprile, giorno 58

Coronavirus, aggiornamento 18 aprile, giorno 58

Oggi facciamo volentieri anche le veci della conferenza stampa della Protezione Civile, che ha interrotto il rito per il weekend.
Lo facciamo come tutti i giorni, riportando sempre tutti i conti dell’epidemia, nella maniera più chiara possibile, incoraggiati dalla vostra crescente presenza su questo sito, che ha raggiunto molte decine di migliaia di contatti in pochi giorni.

Poco fa abbiamo rifatto anche il punto sulla questione dei conti della Lombardia, in un articolo a parte, che vi invitiamo a leggere e a condividere, affinché sia data una risposta, per dovere di trasparenza e di controllo dell’epidemia nel nostro territorio, già gravemente provato.

Concetti chiave da sapere

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Le cifre di oggi non aggiungono nulla a questo tema, che ci sta particolarmente a cuore, né vere novità all’analisi della situazione complessiva, che ci lascia cautamente ottimisti.
In Lombardia permangono numerosi i nuovi casi, 1.246, a fronte però di un numero sempre più elevato di tamponi (11.818).
I decessi sono oggi appena sotto alla soglia dei duecento, che speravamo di abbandonare molto prima.

I ricoveri ospedalieri calano molto sensibilmente, confermando le impressioni dei giorni scorsi: l’infezione è adesso molto meno aggressiva: è ancora tra noi, ma ne abbiamo limitato grandemente il potenziale distruttivo.

Da sempre è larghissima la percentuale di persone che superano l’infezione con pochi sintomi, e non deve allarmare che ancora molte se ne trovino, andandole a cercare, perfino tra gli asintomatici.
Deve tranquillizzarci semmai notare che, se gli ospedali si scaricano anche perché i pazienti gravi sono meno frequenti, significa che l’intero corpo del contagio si fa via via più piccolo, e più controllabile.

Complessivamente stabile anche la situazione nel resto del Paese, con numero di nuovi casi identico a ieri, e regioni abbastanza in linea con il dato di aumento nazionale, che resta al 2%.
Il Piemonte rimane la regione in maggior difficoltà coi numeri, che sembrano tuttavia prevalentemente dipendere da cluster ben identificati, e non far temere un’ulteriore diffusione incontrollata del contagio. Speriamo ad esempio che non abbiano nulla a che fare anche con l’improvviso aumento dei casi nella vicina Valle d’Aosta, che solo ieri per Ansa avevamo descritto come una delle regioni migliori per trend! Sui piccoli numeri sappiamo di non doverci mai spaventare, comunque.

Resta valido anche per il resto d’Italia il discorso del numero dei tamponi, elevato in quasi tutte le regioni, e soprattutto il calo consistente degli ospedalizzati, con le riflessioni positive che ne derivano.

Possiamo quindi continuare ad osservare questi andamenti con la speranza che, nel frattempo, siano illuminati i pensieri di chi deve disporre le misure della riapertura delle attività.
Sapendo fin d’ora che il 4 maggio non avremo casi zero, salvo forse in qualche verdeggiante zona della nostra tabella.

Buona serata a tutti

Dott. Paolo Spada
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E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada