Coronavirus, aggiornamento 17 aprile, giorno 57

Coronavirus, aggiornamento 17 aprile, giorno 57

Prosegue il calo dei ricoveri in Italia per COVID-19, e del carico in Terapia Intensiva, segno costante e concreto del progressivo rallentamento del contagio, dopo le fasi più accese.

L’aumento del numero di tamponi è pure un fenomeno in sé da guardare con favore, perché da esso dipende la possibilità di estendere lo screening alle tante persone ancora in isolamento domiciliare, finalmente descritta come la “nuova frontiera” nel contrasto all’epidemia.

Naturalmente, come ben sappiamo, questo significa un maggior numero di probabilità di riscontrare nuovi casi positivi, e di alimentare le nostre ansie lungo le curve e i grafici.

Concetti chiave da sapere

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Ho fatto il possibile in queste settimane per rendervele familiari, e vedo che sapete consultarle con saggezza, sia nei giorni buoni che in quelli apparentemente meno favorevoli.
Oggi è un giorno medio, complessivamente, come vedrete da voi.

Restano evidenti alcuni scarti tra le previsioni e i dati correnti riguardo l’andamento degli isolamenti domiciliari, che solo poche regioni iniziano a convertire in guarigione. E restano elevati i decessi.

Stamattina alla conferenza dell’Istituto Superiore di Sanità si è avuta conferma di quanto più volte abbiamo dovuto rispondere in questi giorni a vostre domande ricorrenti, pertinenti e legittime.

Mi riferisco ad esempio all’”identikit del contagiato medio attuale, che aiuterebbe a capire i meccanismi che ancora rendono attiva la trasmissione del virus.
Al momento l’ISS non dispone di queste informazioni.
Programma di acquisirne in futuro, seguendo l’esempio di chi lo ha fatto, ad esempio in Germania, in modo sollecito e capillare.
Da queste esperienze, e dalle molte testimonianze dirette dei nostri operatori della sanità (alcune molto preziose si leggono nei commenti, altre mi arrivano in privato) si evince, pur senza il crisma della statistica, che i cosiddetti “cluster”, o gruppi, famigliari, le piccole comunità, sono a tutt’oggi la fonte principale dei nuovi contagi.

Esiste uno lungo sfasamento temporale, che porta soggetti diversi dello stesso cluster a contrarre l’infezione in tempi successivi, emergendo clinicamente con ritardo anche per via di un monitoraggio spesso carente se non del tutto assente all’interno del cluster, a cui si somma il tempo necessario all’esecuzione dei tamponi, e alla lavorazione degli stessi. Solo nelle ultime settimane è stata avviata, come noto, azione attiva di screening, a partire proprio dalle residenze per anziani e comunità, generando spesso quei rialzi improvvisi del numero di casi confermati che vediamo nelle nostre tabelle. Non sorprende che finora, in assenza di una efficace operazione di sondaggio del territorio, l’unico effetto macroscopico, ancorché fuori tempo massimo, sia stata l’onda del numero dei decessi, che arriva lenta, costante, ritardata nel tempo, rispetto ai contagi.

Altrettanto deludente, lo dico senza polemica, l’analisi delle stesse RSA, che l’ISS ha avviato da fine marzo mediante questionario, ottenendo ad oggi risposta da solo un terzo delle strutture del paese, con dati che poco aggiungono alla sensazione già ben chiara in tutti noi di una strage silenziosa consumatasi in questi luoghi – per via dell’età, delle condizioni generali dei pazienti, della condivisione degli spazi, della scarsità di personale e presidi – e che non riescono nemmeno a fornire ancora una stima numerica attendibile dei decessi attribuibili a COVID.
Non si sa al momento quale fosse la mortalità negli anni precedenti. Non si sa quanta parte dei decessi attuali, certo incrementatisi notevolmente dalla seconda metà di marzo, sia attribuibile a COVID. Non si sa nemmeno esattamente quale fosse la popolazione residente nelle stesse strutture.

Lungi dal voler puntare il dito sull’operato dell’ISS, e tanto meno sulla gestione delle RSA in quanto tale (sarebbe più nobile sparare sulla Croce Rossa, in questo momento), mi riservo anche, come spero ognuno di noi, di formarmi un’opinione equilibrata e senza pregiudizi sulla gestione delle stesse in Lombardia, nelle settimane cruciali, che ora sta occupando la magistratura, come non bastasse il dramma in sé.

Per il momento mi limito a notare più generalmente, senza pensare ad altro e peggio, che il ritardo e l’incompletezza delle informazioni sono una tara pesante in questo Paese, che condiziona ritardo nelle scelte e nelle azioni, con conseguenze enormi, solo ridimensionate nella nostra percezione dalla incapacità di venire esse stesse misurate e comprese.

Questa epidemia sta mostrando molto di noi, la grande forza di resistere e reagire, certo, ma anche i grandi problemi strutturali del Paese, le differenze, gli anacronismi, e questioni aperte troppo a lungo dimenticate. In generale, direi, una squisita incapacità di prevenire i guai, più ancora che di riparare i danni. Saranno di nuovo messe a dura prova entrambe, tra pochi giorni.

Dott. Paolo Spada
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E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada