Coronavirus, aggiornamento 14 aprile, giorno 54

Coronavirus, aggiornamento 14 aprile, giorno 54

Notizie buone dalla Lombardia: un po’ ce lo aspettavamo.
I nuovi casi calano a poco più di mille, con meno di 4mila tamponi.
Ci siamo già passati, quindi non ci scaldiamo.
Più convincenti i dati degli interventi sul territorio per persone in difficoltà respiratoria, che sono decisamente crollati nelle ultime settimane.

Ricoveri complessivamente stabili, Terapie Intensive ancora lievemente in calo. Milano frena: non ci spaventava ieri, oggi ci tranquillizza.
Resta alto il numero dei decessi, ancora 602 complessivamente, 241 in Lombardia.

Abbiamo già detto tutto su questo dato, incluso che sarà l’ultimo a scendere, e che sarà comunque troppo tardi.

Concetti chiave da sapere

Read the article in English

Per il resto, nel Paese, quasi tutto bene, ma con bassi numeri di test.

È l’onda lunga delle feste. Il giudizio, per forza di cose, è da rivedere nei prossimi giorni.
A voi i grafici, per il dettaglio di ogni situazione.

Come sapete siamo in attesa che qualcosa si muova anche sul fronte del conteggio guariti.
Nei nostri grafici di proiezione (ormai c’è molta più storia passata che proiezione futura, ma avete capito), vorremmo vedere le curve di colore verde, cioè quelle dei pazienti in isolamento domiciliare, appiattirsi, smettere di crescere e cominciare a scendere, lasciando spazio all’azzurro delle colonne dei guariti.
Perché ciò succeda, bisogna che le regioni comincino a tracciare questi pazienti, a seguirli sul territorio.
A giudicare dal profilo e dall’andamento delle curve, poche regioni lo stanno facendo (ma qualcuna in più oggi sì: ci avranno ascoltato?). Vero è che molta parte di questi pazienti potrebbe essere ancora indietro, come decorso di malattia. Sappiamo che i tempi di negativizzazione dei tamponi, a paziente clinicamente guarito, possono essere estenuanti, fin oltre un mese. Tuttavia, la Lombardia separa nettamente i guariti dagli isolati. I primi sono solamente i dimessi da ospedale o PS.
I secondi non hanno avuto passaggio da ospedale e non confluiranno mai nei guariti: sono lì ad accumulo, esattamente come i guariti, ma per sempre distinti da questi. Vorrei capire la logica di questa classificazione, anche alla luce del fondato sospetto che dei malati sul territorio si sia saputo (o potuto sapere) ancora troppo poco.

E intimamente mi chiedo, con sforzo sincero di capire, quanto conti quel 2-3% di mobilità sul territorio, in più del necessario e indispensabile, che ogni sera viene additato come la ragione dei numeri che non vogliono scendere, e noi pronti a lanciarci in invettive da supermercato, e nella caccia all’untore solitario (l’avete visto il video del runner rincorso sulla spiaggia?). Mi chiedo quanto grande sia questo problema, riversato con onta sulla nostra fragile ma ubbidiente quarantena. O non sia piuttosto che troppo poco abbiamo cercato dove avremmo trovato: dentro le case, nelle famiglie, tra le stanze di chi ha chiamato e non ha avuto risposta.

Lo so, non tutto si è potuto fare.

Vorremmo allora sentire adesso database che si riempiono, migliaia di telefonate, test virologici e sierologici, dati che si moltiplicano, applicazioni, mappature puntuali e personali (al diavolo la privacy, siamo o no in emergenza!?), e un esercito di bianco vestito che entra in tutte quelle case come la luce di aprile.

Lo so, non tutto si potrà fare. Ma qualcosa si muove: proviamoci.

Dott. Paolo Spada
Link alla mia pagina Facebook

Rimani aggiornato sul Coronavirus

Ci occuperemo di avvisarti via e-mail quando ci saranno nuovi aggiornamenti e informazioni rilevanti.

E’ medico chiurgo vascolare all’Istituto Humanitas di Milano: questo articolo, pubblicato anche sul suo profilo Facebook, è un aggiornamento giornaliero riguardo all’andamento del COVID-19 in Italia basandosi sui dati ufficiali pubblicati dopo le 18 dal Ministero della Sanità.

I report che pubblico qui sono basati su informazioni ufficiali. Sono un medico, e riporto i numeri che dirama il Ministero della Sanità, ogni sera dopo le 18. In gran parte il mio lavoro è stato automatizzare un sistema di grafici che mostrino gli stessi dati nel tempo, e divisi per zone, pochi minuti dopo la diffusione dei dati grezzi. È un lavoro utile, a me per primo, per comprendere l’andamento dell’epidemia, ma che molti siti web, e testate giornalistiche, fanno meglio di me, con grafiche interattive e molto più complete (oltre che di tutto il mondo, non solo d’Italia).
Quello che aggiungo io, sfruttando alcuni anni di esperienza nell’elaborazione di algoritmi applicati alla medicina, è una serie di proiezioni, ossia di tentativi di previsione dell’epidemia nelle settimane successive. Non si tratta di voler vedere nella sfera di cristallo, ma solo di farsi un’idea dello scenario possibile, che di giorno in giorno si riesce a intravedere sulla base dei dati reali disponibili. Gli algoritmi sono stati inizialmente disegnati in base ai dati dell’esperienza dell’epidemia in Cina, unico benchmark disponibile, rispetto ai quali i nostri numeri, quasi sovrapponibili nelle prime settimane, vanno discostandosi sensibilmente col passare dei giorni.
Le proiezioni quindi cambiano, via via che si acquisiscono dati, e sono inoltre soggette ad “assumptions” che presuppongono un certo grado di arbitrio. Tra le varie ipotesi, cerco di rappresentare lo scenario “di minima”, ossia quello che verosimilmente accadrà anche nel migliore dei casi, o per bene che vada il contagio da qui in avanti. Rispetto a questo “poco ma sicuro” (che comunque sicuro non è mai) preferisco contemplare scenari più severi solo se sostenuti da ulteriori evidenze.
Va aggiunto infine che gli stessi dati ufficiali sono spesso incompleti, discontinui, e discordanti nel metodo di raccolta tra una zona e l’altra del paese. Un esempio è quello del numero dei contagi, largamente e variamente sottostimato, ma non è l’unico, purtroppo. Pur con molti limiti, e carenti nella rappresentazione del contagio diffuso nella popolazione asintomatica o paucisintomatica, questi report restituiscono comunque una lettura del carico sanitario, dello sforzo richiesto agli ospedali, alle terapie intensive, e del numero dei decessi. È qui l’emergenza, e questo resta il mio focus, col solo scopo di essere in qualche modo utile, e in assoluta buona fede. Diffido pertanto chiunque dall’uso improprio, o comunque non preventivamente autorizzato, delle immagini e dei commenti.
Il contenuto di questi post è frutto di iniziativa svolta a titolo personale, in nessun modo correlata alle mie attività professionali e alle istituzioni di cui faccio parte. Mi corre d’altra parte l’obbligo di menzionare, con orgoglio, l’impegno e l’alto profilo sociale e umano dimostrato dai medici, dagli infermieri, e da tutto il personale e la dirigenza dell’Humanitas Research Hospital nel far fronte, in prima linea, a questa drammatica emergenza.
Dott. Paolo Spada