Coronavirus, aggiornamento 13 aprile, giorno 53

Coronavirus, aggiornamento 13 aprile, giorno 53

Prosegue il calo dei pazienti ricoverati nei reparti e in particolare nelle Terapia Intensive, indubbiamente il segnale più concreto di una epidemia che ha perso vigore.
A conferma, ieri è giunta anche la prima consistente riduzione del numero dei decessi, oggi purtroppo nuovamente in linea con i precedenti.
Superato il primo milione di tamponi eseguiti, ieri si registravano ancora più di 4000 nuovi casi, oltre 1400 in Lombardia: mediamente casi meno gravi, spesso testati ora al di fuori degli ospedali, su operatori sanitari, nelle RSA, sul territorio. Molti del tutto asintomatici.

Concetti chiave da sapere

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Oggi, complici le festività, anche queste cifre si riducono, se pur talvolta meno di quanto si sperava, considerato il contemporaneo calo dei tamponi.
Godiamoci il risultato, finché dura.
La tabella degli aumenti percentuali, dà maggiori soddisfazioni dei giorni scorsi, e il dato nazionale arriva oggi a un bel 2%, con il Sud in trend decisamente buono (le regioni del Centro hanno però eseguito molti più test).

Perfino la letalità lombarda, superato il 18%, accennava ieri un primo lieve calo, ma fuori tempo massimo: abbiamo capito che quel numero, che già porta con sé il carico di una tragedia reale, è stato appesantito a lungo dall’impossibilità di testare altri che non fossero i casi gravissimi dei Pronto Soccorso.
Dirà di più, alla fine, il tasso di mortalità, calcolato sul numero degli abitanti, molto più affidabile dell’effimera percentuale sui casi positivi, suscettibili di mille interferenze, e comunque dieci o venti volte minori dei contagiati reali.
A mortalità, in Lombardia abbiamo superato l’uno su mille (che “non” ce la fa, in questo caso). Ma anche qui, mancano ancora al numeratore le migliaia di casi non registrati, COVID e non.

Insomma, il numero degli ospedalizzati comincia a ridursi, quindi le misure di distanziamento sociale funzionano.
Questa è la conclusione, certo confortante, alla quale viene dato risalto nei notiziari, mentre crescono la stanchezza della popolazione e il conseguente rischio che ci si demoralizzi, si perda fiducia e si rompa prematuramente l’isolamento.

Noi non abbiamo mai avuto dubbio che il distanziamento funzionasse. Ne sono prova i nostri post e le nostre proiezioni, sempre ottimistiche. Il tema rimane però quale quota di contagi giornalieri (se ne esiste una, maggiore di zero) consenta di allentare il lockdown senza far ripartire il conto dei morti. Si tende, certamente in buona fede, a screditare ogni giorno di più quel numero dei nuovi casi, attribuendolo allo screening più esteso, e ho il timore che presto se ne perda del tutto la traccia, sopraffatti dalla necessità – reale! – di far ripartire il lavoro e la vita. Chi sostiene che non si può comunque arrivare a zero contagi ha valide ragioni, ma la prospettiva di dover convivere con una forma endemica del virus non ci tranquillizza, nonostante il tepore di questi giorni giochi senz’altro a favore.
Specialmente non ci tranquillizza che i dati ufficiali (dei casi, dei decessi, dei guariti, dei tamponi, insomma: tutti i dati!) siano ogni giorno meno affidabili del giorno prima.
Questo, dopo 53 giorni di epidemia e un mese di isolamento della popolazione, dà davvero sconforto.

L’ultima la dicevo sabato, e scusate se insisto: non si ha alcuna conferma dell’evoluzione in guarigione dei casi positivi che vengono destinati all’isolamento domiciliare, contenitore che diventa sempre più ingombrante nella casistica nazionale, contro ogni logica, e nel silenzio di media e istituzioni.
Si tratta di oltre 70mila casi sui circa 100mila considerati attualmente positivi (tolti quindi i ricoverati).
Quanto dovremo ancora aspettare perché Protezione Civile e Istituto Superiore di Sanità si rendano conto che in questa fase dell’epidemia quelle cifre dovrebbero ridursi ogni giorno, anziché aumentare senza fine? Non dovrebbe forse essere una priorità, oggi che la gestione ospedaliera sta superando l’emergenza, occuparsi dei malati sul territorio, a cominciare dai pazienti che sappiamo già essere stati infetti, tracciare i loro contatti, eseguire i tamponi di controllo, e verificare l’adesione alla quarantena prima della completa negativizzazione? Non vogliamo unirci al coro dei polemici, dei catastrofisti e di quelli che pensano di avere la soluzione in tasca per ogni problema. Capiamo le difficoltà. Ma vorremmo almeno cominciare a sentire che abbiamo un piano. E che non è vero che i casi positivi aumentano: si riducono ogni giorno, ma non li contiamo. Siamo sorpresi che il primo dato riferito ogni sera, anche stasera, sia macroscopicamente inesatto, e che nessuno senta almeno il bisogno di commentarlo.

Anche per questo, ho aggiunto grafici di analisi e proiezione per tutte le regioni. Da un po’ me li chiedevate in tanti, e mi sono deciso. Naturalmente si deve far molta attenzione alle scale, sulla destra, per non essere indotti a comparare davvero curve di poche centinaia di casi, con altre di migliaia o decine di migliaia. E come sempre, prendete le proiezioni per quel che valgono: poco.
Ma è interessante comunque notare gli andamenti, anche delle quantità di pazienti in isolamento domiciliare (qui in colore verde, che aiuta a dare l’effetto visivo di “somma” con i guariti ufficiali). È evidente che la Lombardia, che ha testato quasi solo gli ospedalizzati, ha percentualmente molti più guariti confermati (sono i dimessi, e nemmeno di questi ci sono conferme che siano tutti negativizzati).
Ma anche in Lombardia la quota verde non è un dato “istantaneo”, come dovrebbe essere per tutti gli “attualmente positivi”, ma ha assunto un valore “cumulativo”, come per guariti e decessi. Quasi tutte le altre regioni (tranne giusto Umbria e Marche, che forse hanno capito di dover fare qualcosa al riguardo) accumulano questi pazienti nel conto senza averne altra notizia. Le mie curve, ottimisticamente, continuano a sperare che vengano prima o poi rintracciati, e gradualmente si dia loro un “outcome” ufficiale.

Sono diventate tutte curve arcobaleno: la cosa – se non altro – è ben augurante.

Buona serata di Pasquetta a tutti!

Dott. Paolo Spada
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