Aggiornamento dell'8 gennaio 2021

Aggiornamento dell'8 gennaio 2021

🇮🇹   Giorni difficili da decifrare, l’aumento è contenuto, ma la preoccupazione resta. Serve cautela, anche nelle previsioni.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 17533 i nuovi positivi, su 140267 tamponi (12,5%) e 56858 persone testate (30,84%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 15503 nuovi positivi al giorno, ossia +1072 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era +2192).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +7,4% (ieri era +15,7%, il giorno prima +28,4%, prima ancora +25,8%, +18,5%, +13,3%, +1,1%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Sicilia (+57,5% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Lazio (+22,7%), Basilicata (+20,7%), Emilia Romagna (+17,8%), Friuli VG (+11,4%), Toscana (+9,8%), Molise (+8,9%), Valle d’Aosta (+8,8%), Lombardia (+7,9%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 180 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. I valori più elevati tra le Regioni sono in Veneto, con 449 casi, seguono Friuli VG (315), Emilia Romagna (286), e Bolzano (210). L’incidenza più bassa è in Toscana, con 81 casi.
In Europa, per confronto, Spagna: 169, Francia: 137, Regno Unito: 461**, Germania: 149, Paesi Bassi: 293, Belgio: 70, Austria: 149, Svezia: 403, Romania: 113, Portogallo: 298, Polonia: 163, Rep.Ceca: 680. (Fonte: ECDC, ultimi dati del 7/1, prossimo aggiornamento: 14/1. ** Il dato del Regno Unito è disponibile per ora solo sui 14 giorni: quello mostrato qui e nella mappa di slide 13 è la media tra le due settimane).

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora risentono dell’uso dei test rapidi antigenici, di norma non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Queste percentuali risultano pertanto al momento poco significative.

💊  Oggi +22 RICOVERI, 0 TERAPIE INTENSIVE, e 620 DECESSI.

Abbiamo attualmente 23313 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 36% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +70 pazienti al giorno (era -83 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata +2,2%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di 0 pazienti, con 187 ingressi e 187 uscite (ieri sono stati 156/140, il giorno prima 183/181). I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2587, pari al 30% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di +5 pazienti al giorno (era -4 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata +1,3%.

In media abbiamo avuto in Italia 470 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 466 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +0,9% (ieri era -3,9%, il giorno prima +2%, prima ancora +3,5%, +4,9%, +9%, +5,6%).

In sette giorni abbiamo avuto 5,45 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 1,9, Francia: 3,4, Regno Unito: 5,6, Germania: 5, Paesi Bassi: 3,2, Belgio: 3,9, Austria: 5,9, Svezia: 1,7, Romania: 4,1, Portogallo: 4,8, Polonia: 5, Rep.Ceca: 7,8 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento 7/1/2021).

📊    Al momento abbiamo somministrato 413121 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

🔵   Ho letto diversi commenti sulla situazione attuale, alcuni davvero molto cupi e angoscianti, specialmente quando si tira in ballo la variante inglese, che pare responsabile del forte rialzo di incidenza di Londra, e delle conseguenti drammatiche condizioni di gestione ospedaliera, che abbiamo conosciuto anche noi. Capisco che non sia immediatamente consolante apprendere che i vaccini (quello di Pfizer, ma verosimilmente anche gli altri) paiono efficaci pure sulle varianti, ma un po’ lo deve essere, invece: quand’anche fossimo interessati da questa variante, ammesso che non lo siamo stati già, ed ammesso che quello inglese si tratti effettivamente di un problema legato alla variante genetica, ammesso tutto, resterei con i piedi piantati a terra, e non mi farei travolgere dal pessimismo. Anche perché, come sappiamo, difficilmente serve a qualcosa. Ma ci torniamo.

Gli stessi commenti puntano naturalmente anche sui segnali di casa nostra, e sul rialzo della curva dei contagi, che qui abbiamo seguito con attenzione, facendoli notare da parecchi giorni. Ora dobbiamo fare notare che vi sono pure segnali di segno opposto, o che quanto meno il rialzo per ora non è drammatico, e ha certamente molto a che fare con le giornate prima e intorno a Natale, seguite – verosimilmente – da un periodo non altrettanto intenso.

Avevamo infatti ammesso che il rialzo potesse essere transitorio, e non ci sentiamo ancora di escluderlo, tanto meno adesso che le curve appaiono in lieve miglioramento.

Il punto è che si deve guardare un po’ più in avanti, e non c’è dubbio che qualche ragione di preoccupazione esista, come già detto nei giorni scorsi. L’andamento dei carichi ospedalieri sta seguendo – come sempre – quello del contagio, quindi è stato stazionario e ora accenna perfino a risalire, partendo da una condizione non certo buona, quanto ad affollamento e capacità di cura (dei Covid, ma anche degli altri malati). Pure la curva dei decessi – come sempre – segue a ruota, con la solita prevedibile latenza rispetto alle precedenti.

Dunque l’attenzione deve rimanere sulla interpretazione della tendenza per i giorni a venire, ed è su quella che si dovrebbero basare anche i provvedimenti. Non su ciò che avviene in Inghilterra, però, perché altrimenti davvero qualche esempio drammatico lo troveremmo ogni volta: chiudiamo tutto e buttiamo via la chiave (e con essa ogni speranza di sopravvivere alle conseguenze economiche, sociali, psicologiche, educative, che dovremo comunque affrontare, quando anche i catastrofisti si saranno dati una calmata).

Questo ingrato compito, beninteso, spetta al decisore politico, più che a noi, e davvero non invidio chi deve fare le scelte in questo momento, lo dico senza ironia.

A questo proposito, come saprete, sono stati resi pubblici i dati delle stime Rt: quella nazionale, calcolata come sempre su 14 giorni, oggi pari a 1,03, e gli indici “puntuali” delle Regioni, che guidano più di ogni altro parametro l’attribuzione dei vari colori. Le vedete entrambe, in rosso e giallo, nelle slide 7 e 8.

Confermo che, tranne poche eccezioni (tra queste il dato della Lombardia, decisamente troppo alto) la stima Rt – che preferiamo guardare non alla data di pubblicazione ma spostata indietro di 11 giorni, come in slide 8 – risulta percorrere la direzione complessiva delle variazioni percentuali sui sette giorni. Le quali certo oscillano con maggiore suscettibilità alle interferenze del momento, ma hanno il non piccolo vantaggio di darci una bella spiata in avanti. Quindi non sorprende, anzi l’avevamo pronosticato apertamente, che il Veneto abbia un Rt in riduzione, ma vi invito a guardare anche l’andamento delle altre Regioni, confrontando le linee rosso-gialle con quella viola. Per dire cosa, alla fin fine? Che immaginavamo già da un pezzo che la stima odierna dell’Rt sarebbe stata in lieve aumento rispetto alla precedente, e che per la gran parte delle Regioni (ci mettevamo anche la Lombardia) si sarebbe comunque limitata a un rialzo modesto, più leggero di quello che ci attende nei giorni successivi.

Ora, ripeto, anche sui giorni successivi stessi non ci sentiamo ancora di calcare i toni, ma altrettanto non mi sorprende che i provvedimenti assunti quest’oggi siano complessivamente meno drammatici delle parole con le quali la cabina di regia li accompagna. Di fatto, 16 Regioni su 21 restano gialle, e non ci sono zone rosse. E cara grazia che al Veneto è stato attribuito l’arancione per via dell’incidenza, perché secondo Rt sarebbe rimasto ancora giallo. Dice il rapporto: “L’epidemia si trova in una fase delicata che sembra preludere a un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti.” Delle due l’una: o si ha la fondata percezione che sia in arrivo un rapido aumento, e allora le misure più stringenti dovrebbero forse essere già implementate, oppure non sai dirlo, e di fatto lasci aperta ogni possibilità, e qualche porta di libertà ai cittadini stressati. La soluzione adottata suona come questa seconda opzione, ma estremamente interlocutoria e soggetta a ripensamento a stretto giro di posta. Ho la sensazione che dell’Rt non ci si fidi più di tanto nemmeno attorno a quel tavolo, e non escludo che un’occhiata alle variazioni percentuali si cominci a dare pure lì. Le parole restano gravi, dunque, non sia mai che qualcuno interpreti tutto quel giallo come un “liberi tutti”. E il buon “noi l’avevamo detto”, che piace un sacco ai catastrofisti di ogni specie e natura, non può mai mancare.

Alla fine, in questo cerchiobottismo mi ci metto anch’io, e lo dico con umiltà, anzi perfino un poco di vergogna: la situazione non è affatto chiara, e non si riesce ancora a dipanare la nebbia che abbiamo di fronte. Procedere con cautela è obbligatorio, ma avvistare sempre burroni inesistenti non aiuta. Tenersi per mano – almeno virtualmente – resta l’unica cosa sensata da fare.

Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
2237890 pazienti COVID-19, di cui 1589590 guariti, 570389 attualmente positivi (23313 ricoverati in reparto, 2587 in Terapia Intensiva, 544489 in isolamento domiciliare), e 77911 pazienti deceduti.