Aggiornamento del 9 luglio 2021

Aggiornamento del 9 luglio 2021

Il Corriere della Sera riporta oggi che la variante Delta si sta affermando sulle precedenti – come largamente atteso – ed è stimata pari al 45% circa delle infezioni più recenti in Lombardia. Ancora più rilevante è il dato che “nell’88% dei casi [immagino di tutte le varianti, ma non è chiaro] i contagiati sono pazienti non vaccinati, nel 6% persone che hanno completato il ciclo vaccinale, e tutte le varianti rispondono in maniera percentualmente simile alla copertura vaccinale”. Sono ottime notizie, che ci confortano assai, e che dovrebbero ulteriormente spingere le persone a vaccinarsi.

Finalmente deve averlo capito anche ISS, che oggi presenta i dati riferiti al periodo tra il 21 giugno e il 4 luglio, in cui viene esaminato lo status vaccinale di infetti, ricoverati e deceduti. Si apprende quindi che “per quanto riguarda l’infezione, il ciclo completo di vaccinazioni ha un’efficacia tra il 79,8% e l’81,5%, a seconda della fascia d’età. Per i ricoveri ordinari l’efficacia varia dal 91,0% al 97,4%, con il valore più alto nella fascia 40-59 anni. Per i ricoveri in terapia intensiva l’efficacia è del 100% nelle due fasce più giovani (cioè non si è verificato nessun ricovero in terapia intensiva nei vaccinati nel periodo considerato) e scende leggermente al 96,9% negli over 80. Per quanto riguarda i decessi l’efficacia è di nuovo del 100% nelle due fasce più giovani, mentre scende al 98,7% in quella 60-79 (2 decessi tra i vaccinati contro i 78 dei non vaccinati) e al 97,2% negli over 80 (15 decessi nei vaccinati e 62 nei non vaccinati).

Il discorso sulla protezione vaccinale per età è centrale. Ieri ho ricordato alcune cifre riguardanti la popolazione vaccinata a partire da una certa soglia di età, e il dato ha fatto giustamente riflettere, finendo anche appunto sul Corriere della Sera. Però quella divisione della popolazione, non solo per fasce di età (come in slide 3, anche regione per regione), ma anche appunto per soglia di età (la trovate da oggi nella nuova slide 4), non dice ancora tutto sull’argomento, e mi sono deciso a rappresentare ancora meglio l’idea nella slide 5, che va un po’ spiegata.

La ragione per cui consideriamo in modo diverso le fasce di età è chiara a tutti, ed è lo stesso motivo per cui la campagna vaccinale è partita dagli anziani: il rischio di morire per Covid non è omogeneo nella popolazione, e la vaccinazione somministrata a un ottantenne “pesa” su quel rischio in modo decisamente maggiore rispetto alla vaccinazione del giovane. Fin qui tutto chiaro, credo. Il rischio lo possiamo quantificare, in base all’età, sulla scorta dello storico dei decessi, che sono avvenuti dall’inizio dell’epidemia ad oggi in percentuale diversa nelle varie decadi. Gli ultranovantenni, ad esempio, pur essendo solo l’1.4% della popolazione, hanno contribuito per il 19.4% di tutti i decessi. I soggetti tra 80 e 89 anni sono il 6.2% della popolazione, ma hanno rappresentato il 40.4% dei decessi, e così via. Capite dunque che se abbiamo vaccinato oltre il 90% di queste fasce di età, abbiamo già coperto con doppia dose il 90% del 59% dei suscettibili di decesso. Se aggiungiamo i settantenni, abbiamo oltre l’84.7% di vaccinazione completa dell’85% dei soggetti vulnerabili. E così via, tutti i dati li trovate nella slide, come sempre interattiva.

Complessivamente, quando diciamo che in Italia abbiamo il 38% di soggetti pienamente vaccinati, e il 60% includendo quelli in attesa di completamento, non cogliamo l’effettivo valore di questa copertura di fronte al rischio di decesso: per fortuna la campagna ha “mirato” abbastanza bene il bersaglio, quel 38% vale in realtà l’80% per i decessi, e quel 60% varrà il 90% (oltretutto contato per difetto, dal momento che in tutte le fasce sono state anche considerate le persone con comorbidità e fragilità, ora prevalentemente immunizzate).

Certo, doppia dose (o J&J, o dose a soggetto guarito) non significa protezione al 100%, specie per l’anziano. Come abbiamo sentito da ISS, qualche punto percentuale si paga, e probabilmente si pagherà di più con l’ulteriore diffusione della variante Delta, ma partendo da una copertura dell’80% attuale, che arriverà al 90%, dei soggetti più vulnerabili, possiamo avere ragionevole fiducia che non vedremo più numeri impressionanti, anche se il contagio dovesse montare di nuovo.

Un caro saluto

Paolo Spada