Aggiornamento del 8 marzo 2021

Aggiornamento del 8 marzo 2021

🇮🇹   Variazioni percentuali ancora in calo: val la pena capire che significa, per chi vede solo nero. E noi portare pazienza, ancora un po’.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 13902 i nuovi positivi, su 184684 tamponi (7.5%) e 59549 persone testate (23.35%).

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 20431 nuovi positivi al giorno, ossia +3359 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era +3741).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +19.7% (ieri era +22.6%, il giorno prima +24%, prima ancora +24.2%, +26.8%, +31.8%, +33.2%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Friuli VG (+45.3% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Piemonte (+39.6%), Lombardia (+27.1%), Emilia Romagna (+26.8%), Veneto (+24.6%), Sardegna (+22.5%), Puglia (+21.7%), Valle d’Aosta (+19%), Lazio (+17.1%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 237 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Emilia Romagna, con 436 casi, seguono Trento (350), Friuli VG (344), e Marche (338). L’incidenza più bassa è in Sardegna, con 35 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.

💊  Oggi +687 RICOVERI, +95 TERAPIE INTENSIVE, e 318 DECESSI.

Abbiamo attualmente 21831 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 34% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +388 pazienti al giorno (era +137 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata +14.2%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di +95 pazienti, con 231 ingressi e 136 uscite (ieri sono stati 161/127, il giorno prima 214/168). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del +24.7% (ieri era +20.6%, il giorno prima +18.7%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2700, pari al 30% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di +59 pazienti al giorno (era +24 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata +18%.

In media abbiamo avuto in Italia 308 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 279 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +10.5% (ieri era +5.3%, il giorno prima +2.5%, prima ancora +2.6%, -4.4%, -7.4%, -10.9%).

In sette giorni abbiamo avuto 3.58 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).

📊    Ad oggi abbiamo somministrato 5417678 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con prime e seconde dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

⚠  Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159

🔵   Come avete visto qui sopra, i numeri di stasera sono in linea con le attese: prosegue sempre più lenta la salita dei casi, e si fa sentire il carico ospedaliero, che sempre segue la curva del contagio con qualche ritardo. Seguiranno anche i decessi, e anche questo, purtroppo, è atteso. Dalle curve della distribuzione dei casi per età, che trovate in fondo ai grafici, non emergono grandi novità, ed è una buona notizia: le decadi più giovani, salite percentualmente nelle scorse settimane, restano ora in linea, il che rafforza la spiegazione del maggior numero di test eseguiti, meno quella della predilezione delle varianti per i soggetti giovani, sui quali non pare di riconoscere alcun impatto in termini di conseguenze e mortalità, quanto meno.

Più cupo, rispetto ai nostri grafici, l’orizzonte prospettato dai media. Sono trascorse solo poche ore dall’ultima ridefinizione delle zone a colori, e già si pensa a una ulteriore stretta delle misure restrittive. Si parla di lockdown nei finesettimana, coprifuoco anticipato, scuole chiuse in tutta Italia. Se ne parla con una certa voluttà, come fossero misure del tutto gratuite, oltre che sicuramente necessarie. Abbiamo dubbi che siano necessarie, e siamo certi che non siano gratuite, tutt’altro.

Da questa mattina il Corriere della Sera riporta che “tra Palazzo Chigi e il ministero della Salute la preoccupazione è sempre più alta per i 20.765 nuovi contagi, i 207 morti, il tasso di positività che sale al 7,6% e le terapie intensive che si vanno riempiendo.” Ma, si aggiunge, “poiché i dati del weekend presentano un calo fisiologico a causa del minor numero di tamponi, il governo aspetta i numeri più aggiornati che arriveranno tra domani e mercoledì.”

Siamo pronti ad aiutare a commentarli, i nuovi dati, a cominciare da quelli di stasera. Perché sia chiaro che non sono i numeri assoluti, che possano dare davvero l’idea di come vanno le cose, tanto meno i decessi, e nemmeno quel benedetto indice di positività, che sale e scende (sale nel weekend, scende in settimana) senza dare alcuna vera percezione del problema.

Noi lo ripetiamo ancora e ancora: la “direzione” del contagio è ben indicata dalle variazioni percentuali dei casi degli ultimi 7 giorni, rispetto ai 7 precedenti. Che infatti – come dimostriamo da molte settimane – hanno lo stesso andamento dell’Rt (ma sono molto più tempestive). Ebbene, le variazioni ci dicono che il “flesso” della curva di risalita dei casi è già passato da alcuni giorni, e che si sta lentamente avvicinando il punto di massimo. Nessuno può dire esattamente se arriverà tra 7, 10, 15 giorni, meno o di più, ma è del tutto improbabile che l’andamento subisca un’ulteriore spinta verso l’alto cambiando improvvisamente la forma della curva. Anche perché il flesso, cioè il momento in cui la velocità di salita ha cominciato a ridursi, è giunto senza alcun intervento di misure specifiche (Veneto, Friuli VG, Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia), ben prima dell’adozione degli ultimi provvedimenti (Lombardia, Piemonte, Marche, Basilicata), o comunque prima che le nuove misure fossero davvero efficaci, considerata la latenza dovuta al tempo di incubazione, che si dice perfino più lungo con le varianti (Emilia-Romagna, Abruzzo).

Intendiamoci, non sto dicendo che le restrizioni non servano a nulla. Aiutano certamente, e stanno probabilmente aiutando ora, a rallentare la curva. Ma attribuire ad esse tutto il merito, come già si è fatto – sbagliando – per la curva autunnale, rischia di generare aspettative eccessive, delusioni prima del tempo, e nuovi inutili giri di vite. (Io penso anzi che le misure dovrebbero essere perfino più rigide, ma immediate, molto veloci in entrata e in uscita, e limitate nello spazio).

Questi ragionamenti sono alla portata di chiunque (che almeno abbia di fronte i numeri giusti, naturalmente, e ho capito che non è affatto scontato). I casi sono saliti, certo, ma siamo ben lontani dai numeri visti in autunno. I reparti si stanno riempiendo, ma anche qui abbiamo avuto ben altro. Non dico che sia una situazione piacevole: tutt’altro. Io stesso lavoro in ospedale e so di cosa sto parlando. Ma il quadro attuale, non fosse altro perché già visto più volte, ormai, non spiega l’ansia da lockdown che aleggia nelle stanze dei bottoni. Si può pensare che là si conoscano dettagli che a noi non sono dati sapere (non sarebbe la prima volta), e che sulla progressione di contagio indotta dalle varianti vi siano calcoli basati su informazioni di cui noi non disponiamo. Sarà: ma allora perché la gran parte delle Regioni e Province in crisi sono rimaste gialle fino a soli 8 giorni fa? Perché non sono state almeno adottate misure stringenti nelle aree più critiche, che noi qui, nonostante “l’ottimismo”, siamo andati avanti mesi a evidenziare in rosso? Perché aspettare tanto, e allentare addirittura la presa in modo generalizzato per gran parte del mese di febbraio? Già allora dalle stesse fonti arrivavano presagi di sventura legati alle varianti, i rischi erano già largamente paventati. E quand’anche si fosse voluto attendere, immaginiamo per non pesare troppo sulla popolazione, perché adesso parlare di una nuova stretta per venerdì prossimo, e non adottarla già venerdì scorso? Perché modificare ancora, prima di vedere il risultato dei provvedimenti? Che venerdì prossimo l’Rt schizzerà oltre 1,2 lo possiamo dire fin da oggi (anzi, lo sappiamo da giorni), ma il trend da allora è cambiato, vorrà dire qualcosa.

Al di là di tutto il disagio che questa pandemia porta con sé, non mi riesco ad abituare a questa sensazione di aprire i giornali e sapere già quasi tutto in anticipo, come un deja vu, un teatro di mosse e contromosse in larga parte preannunciate e previste. Poi per carità, diventa difficile contestare le chiusure quando il contagio è elevato, ma continuo a pensare – da chirurgo – che i tempi di reazione siano lenti, e che le nostre soluzioni dovrebbero prendere il ritmo della biologia, almeno finchè non sarà la biologia a piegarsi alla lentezza delle nostre soluzioni. Alla fine succederà, ma – appunto – ci vorrà tutta la nostra pazienza.

Un caro saluto

Paolo Spada
__________________________________________________

Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
3081368 pazienti COVID-19, di cui 2508732 guariti, 472533 attualmente positivi (21831 ricoverati in reparto, 2700 in Terapia Intensiva, 448002 in isolamento domiciliare), e 100103 pazienti deceduti.