Aggiornamento del 7 novembre 2021

Aggiornamento del 7 novembre 2021
Oggi ho avuto occasione di leggere alcuni commenti qui riguardanti la prospettiva di dover eseguire tutti una terza dose, che appare probabile. Non da oggi, in verità: quasi tutti i vaccini la richiedono, e abbiamo sempre immaginato che ciò potesse valere anche per questo, ma ora l’ipotesi viene sempre più insistentemente considerata una concreta necessità nei prossimi mesi. Taglio corto sull’insofferenza di chi non riesce ad accettare che le evidenze cambino, strada facendo, e vi rimando alle parole di Paolo Giordano sul Corriere: “Siamo impazienti. Vogliamo delle risposte univoche. Perché una verità parziale, in divenire, è molto più scomoda da maneggiare. Purtroppo, però, è quella con cui ci confrontiamo da un anno e mezzo. Non una verità che esiste intera a priori, ma una verità che potremmo definire «incrementale», acquisita mese per mese. L’incertezza che la accompagna viene sfruttata facilmente come argomento dai detrattori dei vaccini e da quelli del green pass, con la conclusione sommaria: «Vedete? Non lo sanno neanche loro. Mancano le basi scientifiche». Ma ciò che distingue un atteggiamento scientifico da uno antiscientifico è proprio il rapporto che si intrattiene con il non-sapere. O meglio, con il non-sapere-ancora. Che nel primo caso è aperto e onesto, nel secondo è binario e opportunistico.”
 
L’incidenza di infezioni, ricoveri e decessi tra i vaccinati rimane molto minore rispetto a quella tra i non vaccinati (slide 21 e 22), ma ho aggiunto un grafico alla slide 23 per verificare se e quanto stia cambiando nel tempo questa differenza. Per quanto si tratti di dati difficili da gestire, di volta in volta riferiti a campioni diversi e disomogenei, le curve confermano la sensazione che nei mesi si cominci ad apprezzare una riduzione della protezione, e che il richiamo diventerà presto opportuno. Non sta a me certamente decidere o suggerire le modalità e le tempistiche, ma semmai contribuire a renderle accettabili alla consistente platea che legge questa pagina, con l’impazienza, giustificabile, di cui parla Giordano.
 
All’impazienza non si deve tuttavia aggiungere la sfida, la sfrontata sicurezza di chi avverte che non farà altre dosi, quasi avesse fatto un piacere a qualcuno, o avesse prestato qualcosa senza averla indietro: la fiducia, evidentemente, visto che un credito si era concesso per le prime dosi di vaccino. Eppure, che queste abbiano funzionato, e stiano tuttora funzionando alla grande, è sotto gli occhi di tutti (almeno di chi vuol guardare). E non si tratta solo del confronto con i numeri dell’anno scorso, ma con quelli degli altri Paesi, che descrivono ancora una volta – se non ce ne siamo convinti finora – che da questa vicenda si esce solamente con l’immunizzazione estesa della popolazione, e altra strada non c’è.
 
Il ritorno alla normalità, di cui tutti parliamo, è alla nostra portata, basta giusto riconoscere che quella parte di essa che già abbiamo ottenuto – non è poca cosa: ricordate le restrizioni imposte giusto un anno fa? – la dobbiamo a chi si è convinto della bontà dell’impresa, ha superato i dubbi e le paure (dopo un anno e miliardi di dosi dovrebbero ormai essere fugati del tutto), e si è messo al riparo da una malattia che non è cambiata, se non proprio perché siamo noi più corazzati e resistenti, grazie al vaccino.
 
“Visto che anche da vaccinata mi becco mascherine quarantene e limitazioni ormai inaccettabili alla mia vita, e che il ritorno alla normalità non è contemplato ma anzi lo stato di emergenza verrà prorogato per l’ennesima volta, non ho alcuna intenzione di farmi siringare un’altra volta, a meno di ricatti che mi rendessero impossibile vivere o lavorare”. Ecco, è proprio questo modo di pensare, tutt’altro che isolato purtroppo, che rende indispensabile il Green Pass, e allontana la nostra uscita dall’emergenza. Non sarebbe tanto difficile da capire, se solo si facesse uso di un po’ di senso civico. Ad ogni modo, anche solo guardando il proprio immediato tornaconto, mantenere elevata la propria immunizzazione dovrebbe essere ragionevole interesse di ognuno, o mi sbaglio?
 
Un caro saluto
 
Paolo Spada