Aggiornamento del 7 agosto 2021

Aggiornamento del 7 agosto 2021

I numeri di oggi non aggiungono novità di rilievo al percorso che stiamo seguendo da qualche settimana, confermando che l’incidenza non andrà molto oltre il plateau a cui siamo arrivati, in attesa di vedere a breve qualche segno di discesa, che in verità già si comincia a cogliere in alcune zone, come sempre accade, prima che diventi il trend nazionale. Quel che più importa, naturalmente, è che allo stesso plateau siano destinati ad arrivare anche i numeri degli ospedali, lentamente, senza grandi scossoni (potete immaginare che un afflusso più violento di pazienti sarebbe stato particolarmente impegnativo, nel bel mezzo delle ferie di agosto): ecco, confidiamo che si resti sulle linee tracciate, quindi aumenti contenuti, e pochissimi decessi. Resta anche basso quel rapporto tra ingressi in Terapia Intensiva e incidenza di cui abbiamo recentemente parlato (si seleziona alla slide 5), prova dell’azione dei vaccini, oltre che della bassa età media del contagio attuale. L’Rt segue fedele la linea delle variazioni percentuali (slide 9) e anche lì tutto secondo previsione.

Ma oggi aggiorniamo anche i dati dell’ultimo report ISS appena pubblicato, datato 4 agosto. Per l’occasione ho aggiunto un grafico, per dettagliare la rappresentazione della copertura vaccinale della slide 18, che ha fatto un po’ discutere nei giorni scorsi. Alla slide 19 trovate gli stessi dati, ma distinti per fasce di età, e rappresentati per milione di persone (cioè: quanti nuovi casi, ricoveri, TI e decessi ci sono stati ogni milione di persone vaccinate a ciclo completo, quanti ogni milione di persone vaccinate a ciclo incompleto, e quanti ogni milione di persone non vaccinate). Confido che in questo modo sia ancora più evidente la realtà, e cioè che la protezione indotta dal vaccino è molto consistente (già dalla prima dose, se non altro sui rischi di malattia). Se non vi siete ancora vaccinati, suggerisco di consultare questa slide, e di decidervi, finalmente.

[NB: questi sono numeri importanti, sono italiani, si riferiscono al periodo attuale, quello della variante Delta: poi, liberissimi di cercare i dati di Israele e quelli dell’Islanda, ma per dimostrare che i vaccini funzionano non c’è bisogno di fare molta strada]. Faccio notare che le percentuali di vaccinazione nella popolazione sono riferite a un quadro vaccinale precedente rispetto a quello odierno, perché sono contati anche i 14 giorni necessari allo sviluppo della risposta immunitaria. Dunque, rispetto a questi grafici, la situazione non può che migliorare (mentre è presumibile che, per il noto paradosso, peggiori apparentemente la slide 18, mostrandoci percentuali via via maggiori di vaccinati ricoverati o deceduti: ecco perché ho preparato la 19).

In questa nuova slide vorrei anche far notare un dato che non abbiamo mai avuto, a prescindere dallo stato vaccinale: la distribuzione per età dei ricoverati, sia nei reparti ordinari che in Terapia Intensiva. Abbiamo sempre seguito le differenze di età dei contagi e dei decessi, ma il dato degli ospedali non ci è mai arrivato (e abbiamo quindi sempre dovuto farci un’idea con le sole cifre dello stato clinico, che a loro volta ci hanno dato parecchi grattacapi, come sapete). Ora finalmente c’è qualche numero in più. Vorrei dunque far rilevare, a chi è convinto che le fasce medio-giovani non abbiano vantaggio nel vaccino, e che si debba pensare solo agli anziani, che il numero di ricoverati delle fasce giovani è sì ridotto, ma meno di quanto si pensi, in particolare tra i non vaccinati. Potete verificare da voi le cifre scorrendo sulle colonne del grafico: gli ultraottantenni sono sempre i più esposti (366), ma se nella fascia 60-79 anni ci sono 154 ricoverati ogni milione, nella fascia 40-59 sono ancora 107, e nella fascia 12-39 sono ben 80 (che si riducono rispettivamente a 18, 10 e 12 dopo il vaccino). Ecco perché la quota di non vaccinati continua a pesare sui nostri ospedali: l’occupazione dei letti si ridurrebbe moltissimo se fossimo tutti vaccinati (senza contare l’effetto di rallentamento del contagio).

Giusto per dare ancora un’idea, nell’ultimo mese non ci sono stati decessi sotto i 60 anni tra i vaccinati (anche solo una dose), e solo 6 sono andati in terapia intensiva (su 23749 infezioni accertate, in un bacino di 17.965.652 persone). Nello stesso periodo, tra i non vaccinati sotto i 60 anni, 81 sono stati ricoverati in Terapia Intensiva e 28 sono deceduti (le infezioni sono state 56884, più del doppio, in un bacino pressoché identico di persone, 17.917.363).

Che si facciano i conti per fascia di età o sul totale, i rischi sulle spalle dei non vaccinati sono comunque moltiplicati rispetto a quelli dei vaccinati – fino a oltre 20 volte, specie per le conseguenze più gravi – e davvero non c’è più ragione di attendere, specie di fronte a un virus tanto contagioso. (A proposito, non chiediamolo più nei commenti, vi prego: la ragione per cui questa estate ha numeri peggiori della precedente sta tutta nella capacità di trasmissione della variante Delta, molto maggiore del virus di allora. Ne tengano conto gli spiritosi che ancora insinuano dubbi sull’efficacia della vaccinazione, perché saranno loro più probabilmente a passare per i Pronto Soccorso).

Nella slide 19, scorporata per gruppi di età e in base alla popolazione di riferimento, si vede bene anche il vantaggio per le fasce più anziane, quello sulla mortalità ad esempio, che nella slide precedente appare meno evidente: si tratta di pochi decessi o TI su molti pazienti vaccinati, rispetto a un numero pure modesto di decessi o TI (peraltro tuttora ben maggiore) su pochi anziani non vaccinati. Per darvi l’idea, sopra gli 80 anni contiamo 113 decessi per ogni milione di non vaccinati, 7 per ogni milione di vaccinati a ciclo completo. 33 Terapie intensive contro 1,5. Da 60 a 79 anni sono 17.6 i decessi ogni milione di non vaccinati contro 0.68 per i vaccinati, le TI sono 25 contro 1.76. Non c’è gara, chiudiamola qui.

Giusto ieri visitavo in ambulatorio una ottantenne non vaccinata, convinta dalla cognata – non presente alla visita, ahimè – di prendere già “troppi farmaci”. Dico a me stesso e a chi legge: respingiamo la tentazione di abbandonare queste persone al proprio destino, e cerchiamo di recuperarle. Sarebbe auspicabile che tutti i medici – a partire da quelli di medicina generale, che dovrebbero occuparsene con particolare attenzione, e molti lo stanno facendo – insistessero con l’opera di persuasione. Si tratta di poche persone, in fondo (su 1500 assistiti, gli anziani non vaccinati quanti saranno? Una ventina sopra i 70 anni, meno di 50 probabilmente contando tutti gli over 60). Le ragioni del rifiuto sono tante, ma – credetemi – quasi sempre totalmente sballate (il termine “infondate” non rende sufficientemente l’idea della miseria argomentativa con cui queste persone si negano al vaccino e si avviano ad affrontare le prossime stagioni, con concreti rischi di non superarle, spesso dopo lungo e doloroso percorso ospedaliero). Spesso è sufficiente una piccola rassicurazione: è la paura del vaccino, il problema più diffuso, ma ci sono margini di manovra, in buona parte dei casi.

Ciò detto, rimango ottimista per il nostro futuro, perché lo scoglio dei riluttanti al vaccino verrà lentamente affondato – in un modo o nell’altro – noi ci dovremo forse rivaccinare periodicamente (embè?) ma la vita tornerà quella di prima, con poche eccezioni (già siamo senza vere restrizioni, nonostante la risalita del contagio, che lo scorso anno avrebbe fatto tremare i polsi, e nessuno ha davvero voglia di imporne altre, per quel che mi par di capire: scusate se è poco). Invece di piangerci addosso, pigliamo l’iniziativa e diamoci da fare per portare al vaccino chi conosciamo, specie se anziano, mentre ci godiamo l’estate.

Un caro saluto

Paolo Spada