Aggiornamento del 6 giugno 2021

Aggiornamento del 6 giugno 2021

Stasera cerco di recuperare qualche capacità di essere compreso, che dopo aver letto molti dei vostri commenti al post di ieri, temo di aver perso. Faccio però una premessa: si può concordare o dissentire nel merito delle opinioni, ma non ricominciamo col mettere in dubbio l’ottimismo.

Dal punto di vista dei numeri, stiamo andando alla grande, e fino a qui, credo siate tutti d’accordo. Chi mi dà del pessimista riapra i grafici, tenendo a mente che siamo stati gli unici – o quasi – a insistere con convinzione su quelle discese, che ripetono ora ogni giorno, da settimane, quanto fosse ben riposta la nostra fiducia. Abbiamo già perso tutto il nostro credito?

Anche l’adesione alla campagna vaccinale va bene, e per quel che mi riguarda l’obiettivo minimo è già raggiunto: a ottobre, quando si ripresenteranno condizioni più favorevoli alla trasmissione virale, non avremo conseguenze di rilievo, perché le persone fragili sono già in gran parte al sicuro, la vaccinazione protegge ampiamente dalle forme severe di malattia, e non dobbiamo aspettarci ripercussioni significative sugli ospedali.

Per me il discorso potrebbe già finire qui.

Fosse per me, e l’ho già detto in passato, non solo toglierei da subito l’obbligo delle mascherine all’aperto, ma credo che anche le residue disposizioni di contingentamento, raggiunta una circolazione virale minima, e una consistente percentuale di vaccinazione, potrebbero essere rimosse senza paura. A patto di aver sufficientemente compreso che questo virus rimarrà a lungo endemico, e che lo si debba accettare, come abbiamo accettato gli altri.

Perché appunto, l’obiettivo minimo, per quel che mi riguarda, non è il solo a dover essere perseguito: a mio giudizio è legittimo, e per certi versi necessario, che si aspiri tutti quanti al ripristino delle condizioni di vita normali, nelle quali non ritengo si possa includere indefinitamente il rispetto del distanziamento sociale, il tamponamento a tappeto, le quarantene dei contatti ecc.. Provo un sottile senso di nausea all’idea che le norme di prudenza a lungo raccomandate diventino la regola, una specie di nuovo bon ton, nel comportamento delle persone, tanto più se vaccinate. Vero è che non siamo ancora pronti, e che tutto dovrà svolgersi gradualmente, ma mi si consenta di guardare un po’ oltre, e immaginare la nostra vita a partire dal prossimo autunno.

Ora, non mi faccio illusioni, e conosco abbastanza le cose della vita per sapere che l’obiettivo di ritorno alle condizioni pre-pandemia non sarà centrato a ottobre. È già molto – lo dico senza ironia – che ci si ritrovi senza ondate, senza chiusure, senza didattica a distanza e soprattutto senza morti a centinaia. È un miracolo della scienza, ed è la ragione stessa per cui esiste PDO, quella attestazione di fiducia nella conoscenza che abbiamo ripetuto per mesi, con vero ottimismo. Non ho perso un briciolo di quella fiducia, né di quella meravigliata soddisfazione di fronte ai milioni di persone vaccinate, e traghettate fuori dai guai, quelli veri.

Ma guardo oltre, e mi chiedo quale scenario si presenterà, se nella popolazione rimarrà una discreta porzione di soggetti suscettibili, tale da mantenere un livello di circolazione virale relativamente consistente. Le ultime varianti mostrano significativo aumento della capacità di trasmissione, e anche – pare – una sensibilità agli anticorpi neutralizzanti leggermente inferiore. Nulla che possa impensierire chi è vaccinato completamente, soprattutto se è a sua volta circondato da soggetti immunizzati. Ma laddove la quota di suscettibili fosse più rilevante, anche l’incidenza di nuove infezioni potrebbe mantenersi discreta, e alimentarsi localmente in forma di piccoli focolai epidemici. Ripeto e ribadisco: niente che possa generare episodi analoghi a quelli visti in passato. Ma potremo, e sapremo, conviverci come abbiamo sempre fatto con altri virus? O l’abitudine alla prudenza prevarrà, anteponendo di nuovo il controllo dell’epidemia ad ogni altra considerazione? Sapremo riabituarci ad un rapporto equilibrato con la malattia, ora che abbiamo gli strumenti per farlo, o ne saremo indefinitamente ossessionati?

Senza polemica verso nessuno, e con sincera comprensione nei confronti di chi dovrà guidare anche questo passaggio, mi rendo conto che una sola cosa farà davvero la differenza (specialmente a ottobre, specialmente la prima volta, come dicevo ieri): aver saputo portare la quota di persone vaccinate ad un livello tale da rendere la vita impossibile al virus – non importa quale variante, questa, l’altra o la prossima – o almeno molto difficile. Da questo passaggio, io credo, dipenderà molto di quel che verrà dopo, l’approccio, l’impulso alla ripartenza e al lavoro, e non solo, l’idea stessa che la nostra società sia uscita davvero dalla pandemia, che si possa pensare ad altro, che i problemi si superano, e non si sommano solamente ai precedenti.

Ecco perché è tanto importante che ci si vaccini, per girare pagina.

Un caro saluto

Paolo Spada