Aggiornamento del 6 dicembre 2020

Aggiornamento del 6 dicembre 2020

🇮🇹   Discesa un po’ più lenta, con qualche zona decisamente in ritardo. E’ necessario trovare l’equilibrio (anche sulla questione anziani).


Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 18887 i NUOVI POSITIVI, su 163550 TAMPONI (11,5%) e 74530 PERSONE TESTATE (25,34%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 20529 nuovi positivi al giorno, ossia -4658 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -5506).
La variazione percentuale dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -18,5% (ieri era -20,9%, il giorno prima -21,7%, prima ancora -23%, -22,9%, -23,5%, -24,9%).

Siamo a 240 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti/settimana. Per confronto, in Europa: Spagna: 136, Francia: 115, Regno Unito: 160, Germania: 152, Paesi Bassi: 206, Belgio: 131, Austria: 324, Svezia: 349, Romania: 246, Portogallo: 305, Polonia: 278, Rep.Ceca: 251 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 6/12/2020).
Questi i valori attuali delle Regioni italiane, in ordine di incidenza: Friuli VG: 444; Veneto: 442; Bolzano: 333; Trento: 286; Emilia Romagna: 285; Puglia: 276; Piemonte: 263; Lombardia: 231; Abruzzo: 216; Molise: 216; Valle d’Aosta: 206; Lazio: 205; Campania: 200; Marche: 186; Sardegna: 185; Sicilia: 179; Umbria: 159; Toscana: 157; Basilicata: 155; Liguria: 150; Calabria: 107.
Guardando invece la variazione percentuale rispetto ai sette giorni precedenti si segnalano: Sardegna (+14,6%), Puglia (+14,5%), Trento (+8,5%), Veneto (+3,6%), Friuli VG (-0,5%), Marche (-4,1%), Sicilia (-5,1%), Molise (-7,9%), e Emilia Romagna (-16,8%).

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora risentono dell’uso dei test rapidi antigenici, di norma non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Queste percentuali risultano pertanto al momento poco significative.

💊  Oggi +233 RICOVERI, -63 TERAPIE INTENSIVE, e 564 DECESSI.

Abbiamo attualmente 30391 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 45% dei posti letto attualmente disponibili (67018, fonte: AGENAS, aggiornamento 5/12/2020). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -351 pazienti al giorno (era -204 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -7,5%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -63 pazienti, con 150 ingressi e 213 uscite (ieri sono stati 192/242, il giorno prima 201/231). I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 3454, pari al 39% dei posti letto attualmente disponibili (8793, fonte: AGENAS, aggiornamento 5/12/2020). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -43 pazienti al giorno (era -7 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -8%.

In media abbiamo avuto in Italia 739 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 726 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +1,8% (ieri era +1%, il giorno prima +1,4%, prima ancora +4,2%, +4,3%, +4,4%, +8,5%).

In sette giorni abbiamo avuto 8,65 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 3,85, Francia: 4,8, Regno Unito: 4,8, Germania: 2,85, Paesi Bassi: 2,3, Belgio: 7,15, Austria: 8,55, Svezia: 2,3, Romania: 5,85, Portogallo: 5,1, Polonia: 8,65, Rep.Ceca: 8,1 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 6/12/2020).

📊   Trovate questi e molti altri dati nelle slide, tra cui anche quelli sull’ETA’ e sullo STATO CLINICO dei pazienti, che ricaviamo rielaborando periodicamente le tabelle mostrate nella dashboard di ISS, riferite ai casi degli ultimi 30 giorni.

🔵   In questa discesa della seconda ondata il vento COVID sembra soffiare ancora ad Est, a giudicare dalle mappe delle province italiane, con qualche punta di incidenza ancora molto elevata (Belluno stacca tutti con 743 casi per 100.000 abitanti in sette giorni). Friuli VG, Veneto, Trento, Puglia, e altre hanno curve non ancora in calo, o con qualche accenno di ripresa. L’andamento complessivo della curva rallenta la discesa – diciamolo: un po’ più di quanto fosse atteso – ma di questo non mi pare il caso di allarmarsi. Semmai di interrogarsi sulle cause, che potrebbero avere a che fare con un comprensibile calo di attenzione, quella stessa percezione delle persone che abbiamo immaginato, al contrario, avvertire il pericolo durante le settimane di ottobre. Ma chi lo sa. Certo è che non tutte le zone a colori funzionano allo stesso modo, e non tutti i colori appaiono sempre in sintonia con l’andamento. Dovremo continuare a guardare i numeri nei prossimi giorni, perché forse a breve si comincerà a intuire a quale livello di equilibrio stiamo arrivando in questo tiro alla fune tra noi e il virus: certamente ben al di sopra dell’ottimale, e delle possibilità di far fronte con il solo tracciamento. Già sarebbe un piccolo regalo arrivare all’equilibrio, ed evitare gli strattoni della controparte (quanto meno saper rispondere prontamente, ecco, e solo là dove serve).

Stasera vorrei tornare sul tema di ieri, quello della protezione degli anziani in occasione del Natale (intendo quelli non conviventi, ovviamente), che ha suscitato molti commenti. È evidente che ci stiamo dividendo su questo argomento, anche tra i lettori di questa pagina. E quando ci si divide, è inutile negarlo, le ragioni della parte opposta hanno sempre qualche fondamento, ed è legittimo che ognuno sostenga la propria posizione con convinzione. Su questo argomento (e su molti altri, in realtà) io non pretendo di far cambiare idea a nessuno, né di avere più diritto di dire la mia. È una questione che attiene alla sensibilità individuale, più che ai numeri e alla scienza, per cui dare giudizi o, peggio, imposizioni è affare delicato.

Ma faccio un passo indietro: c’è chi ritiene che sia giusto limitare per legge gli spostamenti in coincidenza delle feste per ridurre il numero di contagio che deriva dagli assembramenti e dai contatti tra le persone. Io su questo argomento sono più “svedese” (se mi passate il termine, e se promettete di non far riferimento alle condizioni in cui si trova ora anche la Svezia: non sto dicendo che sia il metodo più efficace, sto solo dicendo che questa è la mia attitudine): preferirei di gran lunga una maggiore e più capillare informazione al cittadino sui rischi, piuttosto che il divieto, il quale mortifica indiscriminatamente anche spostamenti del tutto innocui rispetto all’incremento del contagio. Mi rendo conto amaramente che da noi (ma non solo da noi) si ritiene indispensabile sostituirsi al giudizio della persona, che si considera mediamente incapace di proteggere sé stessa e i suoi cari, e si impone una regola generale, ancorché limitata nel tempo, per ottenere lo scopo. Ripeto: può darsi che sia più efficace. Ma, come per la questione dell’uso delle mascherine all’aperto, giudico che l’imposizione sia una pesca a strascico, che ottiene l’effetto per eccesso, a scapito di molti, quando un maggior sforzo di formazione e persuasione del cittadino potrebbe portare al risultato, e generare insieme un più maturo senso di responsabilità, e compartecipazione, che sono cardini dell’educazione e del civismo.

Con questo stesso spirito mi sento di insistere sul tema degli anziani, perché ho la sensazione che non tutti si rendano perfettamente conto del problema, che ci sia un bisogno informativo e educativo, in primis. Ho passato gli ultimi 25 anni con gli anziani, di cui mi prendo cura per professione, e li conosco bene. La stragrande maggioranza dei pazienti che vediamo in ospedale, vittime del virus, sono vittime inconsapevoli. Non sanno bene nemmeno loro perché si trovino ora in quelle condizioni, e lo scoramento per la loro triste sorte è amplificato dall’impotenza di noi medici e infermieri, che per molti di loro non abbiamo altro da offrire che un’insufficiente terapia di supporto. Davanti a questi malati c’è un unico pensiero: non avrebbero dovuto infettarsi. Sarebbero a casa loro, certo con un’età e una prospettiva di vita spesso non lunga, ma questa deviazione prematura e dolorosa (per loro e per chi vuole loro bene) è l’esito beffardo di una piccola disattenzione, e non di un ineludibile destino. Molti si sarebbero salvati, se non si fossero infettati.

Eppure, quanti ne vedo, negli altri reparti dell’ospedale, che non sanno nemmeno indossare una mascherina (il massimo è quando entro in stanza e se la tolgono salutandomi, come fosse il cappello). Dovrebbero avere una paura folle, dopo tutti questi mesi, ma vivono questa vicenda con il distacco con cui affrontano la vita, e vedono quel rischio come ciò che passa in TV. Non confondiamo questa leggerezza, perfino dolce e commovente, che ha qualcosa di un ritorno all’infanzia, con una presa di posizione consapevole, filosofica, di sfida al virus. Chi mi dice che i suoi parenti anziani non possono accettare di trascorrere le feste senza figli e nipoti – e so bene quanto tengano a questo incontro – si chieda se davvero sappiano cosa può comportare, e se davvero scelgono a ragion veduta. Chi ricorda che per ogni anziano potrebbe essere l’ultima occasione per festeggiare un Natale, consideri la pena di chi se ne va ora senza poter avere accanto i propri affetti.

Proteggere gli anziani significa soprattutto coinvolgerli in questo momento, non certo abbandonarli. Si può fare una visita rapida, una telefonata in più. Spiegare le ragioni, far capire che si tratta del loro bene, che ci saranno altri giorni di Natale, e tante occasioni ancora. Siamo quasi al vaccino, è questione di poche settimane, e le cose cominceranno a cambiare. Io credo che possiamo trovare una via sicura, di equilibrio, che risponda al bisogno loro e nostro, e alle necessità del momento.

Un caro saluto

Paolo Spada
__________________________________________________

Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
1728878 pazienti COVID-19, di cui 913494 guariti, 755306 attualmente positivi (30391 ricoverati in reparto, 3454 in Terapia Intensiva, 721461 in isolamento domiciliare), e 60078 pazienti deceduti.