Aggiornamento del 5 novembre 2021

Aggiornamento del 5 novembre 2021
Non basteranno le nostre parole, peraltro sempre quelle da molti mesi, a fermare la valanga emotiva che sta travolgendo ancora una volta i mezzi di informazione nazionali. Hai voglia a dire di non accendere la TV: lo stesso fanno i giornali, e quasi tutti i siti di news; l’accerchiamento mediatico è completo, e ci si mette pure l’OMS. Sta arrivando la quarta ondata, e si salvi chi può.

Al nostro conto in realtà si tratta della quinta, e ci terrei a marcare la differenza, visto che ci confrontiamo con rialzi di poche decine di nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti, e per il momento il debole rialzo estivo ha fatto numeri più elevati di questa nuova timida risalita. Siamo a 55 di incidenza, sette volte meno dell’anno scorso, e con velocità di crescita da piccola onda, non da tsunami.

Poi, ripeto, noi dicemmo molti mesi fa che in autunno avremmo rivisto inevitabilmente una maggiore circolazione virale, ma avevamo fiducia già allora nella protezione dei vaccini, e sapevamo che non avremmo più dovuto temere fenomeni di rilievo, tali da minacciare la tenuta del nostro sistema sanitario, o richiedere alcun tipo di restrizione generalizzata. Nonostante ogni promessa – non nostra, dei vaccini! – sia più che mantenuta, e tutti i numeri continuino a darci ragione, la narrazione ha ripreso i toni del dramma incombente, con tutto ciò che esso comporta, inclusa la parte che non vediamo, quella dell’inibizione preventiva dei progetti, delle iniziative, del lavoro, e lo stordimento psicologico delle persone, ormai incredule, dopo troppi mesi di aspettative deluse.

Allora con forza stasera, nei pochi minuti che mi rimangono per questa riflessione serale (speravo diventasse del tutto inutile, oramai), voglio ribadire che non dobbiamo temere, che dobbiamo rimanere sereni e proiettati nel futuro, a breve e lunga scadenza, perché non ci saranno chiusure, non ci saranno lockdown, le scuole funzioneranno, gli uffici pure, la vita prosegue anche con un virus attorno a noi, perché da questo virus siamo largamente protetti, e abbiamo tutto il tempo e tutti i mezzi per continuare a proteggerci nei mesi e negli anni a venire. Smettiamo di pensare in termini di emergenza, abituiamoci. Siamo stati più cauti di altri Paesi, e soprattutto più incisivi sulla campagna vaccinale, e i risultati si vedono. La percentuale di immunizzazione nella popolazione è il fattore decisivo, e abbiamo fatto un buon lavoro. Potremmo prenderne atto, anziché flagellarci, e consolidare il vantaggio per i mesi a venire. Se riuscissimo a farlo con un po’ di ottimismo, per una volta, avremmo davvero girato pagina.
 
Un caro saluto
 
Paolo Spada