Aggiornamento del 5 giugno 2021

Aggiornamento del 5 giugno 2021

Spinta dal giorno festivo extra in settimana, la curva di incidenza scende ancora, ora sotto quota 30, con persistenti percentuali di variazione negativa intorno al 30% rispetto ai sette giorni precedenti, analoghe – non a caso – a quelle dello scorso anno, in occasione del medesimo cambio di stagione. Il contributo delle vaccinazioni si comincia ad apprezzare, certamente, ma il grosso del lavoro dell’immunità deve ancora arrivare, e sarà mantenere bassa la curva, specialmente quella degli ospedali. Personalmente, poco mi importa che si attribuisca ufficialmente alla campagna vaccinale il risultato di una discesa di contagio che è prevalentemente frutto della stagione favorevole, perché le stagioni cambiano in fretta, e noi abbiamo bisogno di risultati duraturi, a partire da ottobre. Quindi ben venga che si celebri anzitempo la vittoria del vaccino. Nel nostro piccolo l’abbiamo toccata con mano, noi operatori sanitari, e non ci servono altre dimostrazioni di efficacia e sicurezza, che pure arrivano da ogni parte del mondo.

Anche nei media si colgono i primi segni di entusiasmo, talvolta perfino eccessivo, come nel caso dell’articolo odierno in cronaca milanese, in cui si attribuisce all’Assessore al Welfare Letizia Moratti l’annuncio che in Lombardia “ci avviciniamo velocemente a toccare il 70% della popolazione vaccinata. Una percentuale che significherebbe il raggiungimento dell’immunità di comunità.” Si gioca un po’ con le parole, quando si dice che “Sono quasi 6,5 milioni le adesioni dei cittadini alla campagna anti-Covid. Il 67 per cento ha ricevuto almeno una dose”. In realtà sappiamo (slide 30) che in Lombardia, poco sopra la media nazionale, solo il 44% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, e il 23% ha completato la vaccinazione (due dosi o la dose unica di J&J). 6,5 milioni sono le dosi somministrate, non i soggetti vaccinati, mentre qui evidentemente ci si riferisce al numero che comprende anche le vaccinazioni prenotate nelle prossime settimane. (Oppure è rimasta sulla scrivania la calcolatrice di Gallera, non so).

Intendiamoci, fa piacere, ma è bene che ci si arrivi davvero a certi traguardi, e che magari si superino, specie se si considera che la percentuale di protezione dei vaccini, come prevedibile, sta calando mano a mano che il virus muta verso nuove varianti, potenzialmente più trasmissive. Diventa insomma sempre più importante che il maggior numero possibile di persone siano vaccinate, per evitare che ad ottobre si ricominci la danza delle restrizioni e delle iper-cautele.

Quella che viene richiesta è dunque un’adesione di massa, frutto del senso civico e della capacità di giocare come una squadra (lo so, è una capacità poco sviluppata negli Italiani). Finchè non riusciremo a vedere le cose in questa prospettiva, superando il miope bilancio individuale “mi conviene”/”non mi conviene”, il rischio della prosecuzione della pandemia non sarà scongiurato. Non parlo di ondate mortifere come le precedenti, certamente, ma di questa ingombrante presenza nella vita di ognuno, che toglie il piacere delle cose più semplici e innocue, complicandoci l’esistenza, il lavoro, i progetti, l’avvenire.

Sono più che certo che di questo virus sentiremo parlare per molto tempo ancora, e probabilmente il suo destino è diventare uno dei tanti, per i quali solo una parte di popolazione – non tutta – richiede immunizzazione. Ma cominciamo a uscire di qui, facciamolo almeno stavolta questo vaccino, poi si vedrà. Cominciamo a far finire l’emergenza, e a non farla riaccendere in autunno. Certo che non basteranno i nostri vaccini, certo che il problema è mondiale, e che altre varianti nasceranno altrove. Ma abbiamo bisogno adesso, e serve l’aiuto di tutti.

Un caro saluto

Paolo Spada

[Nota tecnica: ancora non riesco a trovare una spiegazione al cambiamento che dal 2 giugno si registra nei dati emanati da ISS riguardo lo stato clinico degli attualmente positivi (slide 46 e 47). Tutte le fasce di età hanno improvvisamente una percentuale di casi “critici” decisamente superiore a quella che, molto stabilmente, segnava l’andamento fino al 1/6/21 (come si evidenzia dal grafico 47: trattandosi di attualmente positivi il conto del 1/6 era pressoché identico a quello del 31/5. Ora si passa da 0,69% a oltre il 2%, mentre la variazione degli altri stati clinici è minima).

Per alcune fasce di età la variazione è maggiore che per altre. In particolare, il numero di pazienti critici per le decadi anziane è aumentato, ma “solo” di circa 2-3 volte, 5 volte per i cinquantenni, 10 volte per i quarantenni, 12 volte per i trentenni, 24 volte per i ventenni mentre è ben 55 volte maggiore di prima per la fascia 10-19 anni. I bambini 0-9 anni in stato critico risultano 13 volte più numerosi rispetto a pochi giorni fa (NB: per queste ultime due decadi il paragone non è preciso, perché erano prima in numero talmente basso che ISS indicava talora <5, senza specificare il numero esatto: ad esempio, le femmine 10-19 anni in stato critico erano <5. Ora sono 222).

Sarei grato se qualcuno tra i lettori dovesse riportare una nota esplicativa al riguardo. Chi fosse interessato, trova tutti i dati dei precedenti report qui: https://github.com/floatingpurr/covid-19_sorveglianza_integrata_italia/tree/main/data]