Aggiornamento del 5 dicembre 2021

Aggiornamento del 5 dicembre 2021

Gli ultimi dati sull’efficacia vaccinale, quelli che comparano l’incidenza di infezioni, ricoveri e decessi tra non vaccinati e vaccinati (e tra varie categorie di questi, distinte in base al numero di dosi e al tempo trascorso), sono sempre molto incoraggianti, forse mai come ora. Li trovate alla slide 23, quella delle colonnine colorate, che molti di voi già conoscono. Per l’occasione, i dati sono stati ricalibrati con riferimento ai 5 mesi dalla vaccinazione, anziché ai 6, e fa particolare piacere notare che la terza dose riduce ulteriormente, in modo molto significativo, anche il rischio di infezione, oltre ad abbattere letteralmente quello di ricovero e decesso. Considerato che i soggetti che hanno ricevuto la terza dose in tempo per rientrare in queste colonne sono probabilmente quelli più fragili, vaccinati per primi, mi pare un dato davvero notevole. Pensate che gli ultraottantenni tri-vaccinati hanno un rischio di decesso 100 volte minore dei coetanei non vaccinati (sì, ce ne sono ancora parecchi, di anziani non vaccinati: oltre i 60 anni sono ancora più di 1 milione).

Un altro dato nella stessa slide mi pare interessante: la differenza con i vaccinati a ciclo incompleto, che pure hanno verosimilmente appena ricevuto la prima dose. Si potrebbe pensare che il vantaggio del terzo shot stia nell’essere stato somministrato da poco tempo, che poi si perderà, e che dovrà seguire la quarta dose, poi la quinta e così via. Non possiamo ancora sciogliere questo dubbio, ma certamente c’è una bella differenza tra chi si è sottoposto ora alla prima dose e chi ha fatto la terza: il vantaggio incrementa ogni volta. (Ma se non avete fatto nemmeno la prima, non esitate, il vero riparo comincia lì).

E c’è un’ulteriore novità, di cui vi vorrei parlare. Questi numeri tratti dal report dell’Istituto Superiore di Sanità tengono in conto i 14 giorni necessari allo sviluppo della risposta anticorpale, dopo la somministrazione. Vale a dire che un vaccinato non è considerato tale se non è trascorso il quattordicesimo giorno dalla data di somministrazione. Ora, in questo momento, in cui la campagna di immunizzazione ha ripreso velocità, quelle due settimane possono fare la differenza, nel conto della protezione effettiva, e ho pensato fosse il caso di esplicitare questa differenza, visto che contemporaneamente dobbiamo tenere in conto la perdita di efficacia delle dosi eseguite in primavera.

Alcuni di voi hanno infatti già notato che da ieri i grafici, come la mappa di slide 18, riportano percentuali di vaccinazione diverse da prima. Siamo abituati a dare per scontato di aver raggiunto un’immunità prossima al 90% (il sito del governo parla di 87,7% con almeno una dose, 84,75% a ciclo completo), ma si tratta degli over-12, attuale target della campagna. Tenendo conto dell’intera popolazione, già queste percentuali calano rispettivamente al 79,9% e 77,2%, e se si considera che alcune di queste somministrazioni sono troppo recenti per essere efficaci, siamo al 79,3% e 76,8%. Ancora bene, direte voi, ed è vero, sebbene il 90% sia altra cosa.

Ma guardate la slide 21: considerati i 14 giorni di latenza anticorpale, la massima copertura (cioè quella dei soggetti vaccinati a ciclo completo entro i 5 mesi o che hanno già ricevuto la dose aggiuntiva/booster) è del 60,2% sul totale della popolazione, e scenderà a 59,8% nelle prossime due settimane, anziché aumentare. Dai 40 ai 59 anni, stiamo scendendo verso il 56,6%, e dai 60 ai 70 anni – la fascia di età che occupa prevalentemente gli ospedali – la massima copertura non va oltre il 52,7%. Per gli ultraottantenni, che da sempre contribuiscono maggiormente al numero dei decessi, la massima protezione è nominalmente al 60,1%, ma il salto indietro di 14 giorni la riporta in realtà all’attuale 48,3%.

In queste fasce di età, la somministrazione della terza dose non è ancora in grado di compensare la perdita di efficacia delle dosi precedenti, e questo potrebbe contribuire a spiegare la curva di incidenza, che ancora non trova sufficiente resistenza per flettere la sua lenta crescita.

Vorrei essere chiaro: non dobbiamo pensare che al di fuori della “massima copertura”, i vaccinati oltre i 5 mesi abbiano perso del tutto il vantaggio acquisito: le colonnine di cui abbiamo parlato in apertura stanno lì a dimostrarlo. Ma l’inverno è il momento più insidioso, e ogni porzione di suscettibilità della popolazione, specialmente quella anziana, si paga. Proprio negli ultraottantenni abbiamo avuto settimane a copertura ancora più bassa, e ne vediamo ogni giorno le conseguenze, seppure contenute. I rischi, poi, dipendono soprattutto dal livello di circolazione virale, ed è questo il momento più delicato. Con qualche ritardo, stiamo recuperando, almeno su questa fascia più scoperta e fragile.

 

Il messaggio sintetico che voglio dare è che sappiamo che la vaccinazione è l’unica strada. Benché in vantaggio rispetto ad altri Paesi, i margini di miglioramento sono ancora ampi, e perfettamente alla nostra portata. Prima di rassegnarci a dover chiudere ogni volta le sale operatorie, come di nuovo sta avvenendo, consideriamo che l’esperienza ci aiuterà in futuro, e potremo contenere ancora meglio la curva.

 

Più che l’incidenza, infatti, è sempre il carico sanitario che ci interessa. E qui vorrei essere altrettanto chiaro: un conto è parlare di emergenza, altro di condizioni costanti, se non definitive. I numeri degli ospedali restano gestibili, tutt’altra cosa rispetto allo scorso anno. Ma non pensiate che sia una condizione sostenibile indefinitamente. L’ho scritto più volte, e continuo a ribadirlo, perché chi commenta – qui e altrove – spesso non sa come stanno davvero le cose, in ospedale. Questo che stiamo attraversando è un inverno diverso, sarà un Natale migliore, la situazione è accettabile, il carico gestibile. Grazie ai vaccini l’impatto più severo della malattia è ridotto, rispetto ai numeri di incidenza, e le prime slide lo dimostrano ogni giorno di più. Ma non siamo ancora in una condizione di protezione sufficiente a lungo termine (a meno di voler accettare che il livello di assistenza sanitaria – per tutti gli altri malati, non solo per i Covid – scenda sensibilmente).

Ecco perché i provvedimenti per spingere alla vaccinazione sono indispensabili, e come tali dobbiamo accettarli di buon grado, incluse le seccature che essi comportano. Possiamo addomesticare questo virus, anche prima che una miracolosa variante lo renda mansueto: servono i vaccini, e bastano i vaccini.

Un caro saluto

Paolo Spada