Aggiornamento del 4 settembre 2021

Aggiornamento del 4 settembre 2021

Questa settimana è trascorsa senza grandi emozioni sul fronte dei numeri, e includo qui la tiepida reazione che suscita l’accenno di discesa della curva di incidenza. Vero che mi aspettavo ormai una graduale salita, ma non si tratta di una vera sorpresa, così come non dobbiamo credere si tratti di una vera, affidabile discesa: alcune Regioni che crescevano hanno effettivamente smesso di farlo, o addirittura calano (tra queste la Sicilia, finalmente, e questo sì, era atteso e sperato, e non certo per la zona gialla), ma altre hanno ripreso a salire un po’ (tra queste la Lombardia), e mi pare piuttosto casuale che la somma del rimescolamento di persone alla fine delle vacanze dia per il momento un risultato a segno meno. Si tratta in larga parte di una situazione intermedia, in cui le forze in gioco si equilibrano, se pur in modo instabile (ricordate il tiro alla fune?). Il virus contagia velocemente, ma trova pochi soggetti suscettibili, e ancora poche occasioni di trasmissione. Noi tutti sappiamo che saranno più numerose alla completa ripresa delle attività, e specialmente quando le prime giornate di freddo costringeranno le persone più spesso in locali chiusi. (Quando si parla di stagionalità di queste infezioni non si intende certo che il virus campi male al caldo: dentro di noi a 37°C ci sta benone, a quanto pare. Sono i contatti tra le persone ad avvenire più spesso al chiuso, nei mesi freddi, e dobbiamo aspettarci che la differenza si veda anche stavolta). Insomma, la nostra scommessa è che a questo giro i vaccini smorzino l’effetto, come un giubbotto antiproiettile, ma non che il colpo non parta.

Se questa calma transitoria è di per sé pur sempre una buona notizia, non si nascondono i segni di una certa irrequietezza, a tutti i livelli, frutto della sostanziale incertezza che la situazione porta con sé. Non solo negli ospedali si attendono gli eventi, ma l’economia intera del paese (forse del mondo) sta aspettando i primi segnali, con un ottimismo un po’ trattenuto, di quelli in cui si fatica a trovare il confine tra la fiducia e l’ansia.

Forse mi sono distratto un po’, ma mi pare che anche le previsioni siano meno numerose del solito, o meno esplicite. Quelle stime, con cifre spesso roboanti, che in molte occasioni negli scorsi mesi ci hanno fatto sobbalzare, quasi sempre inutilmente, ora si sono fatte più rare: forse l’esperienza rende più cauti, o forse in effetti i numeri della protezione vaccinale (slide 20, signori) rischiarano anche gli scenari più scuri. Sono tuttavia più portato a pensare che ci siamo accorti alla fine che la narrazione catastrofista non paga, in nessun modo, non rende più prudente il comportamento delle persone, e alimenta solo inutile tensione. Perfino la stampa – lo fate notare anche voi nei commenti – pare aver preso una piega un po’ più costruttiva.

Del resto, le previsioni ci saranno pure, per quanto incerte o riservate, e devono aver incluso anche ipotesi non proprio rassicuranti, se si è deciso – finalmente – di infrangere il tabu e parlare apertamente di obbligo vaccinale. Di fatto, la quota di non vaccinati è ancora piuttosto elevata, per gli appetiti di questo virus, e gran parte del mondo – chi più, chi meno – vi si sta avvicinando.

Qui giocano, naturalmente, la sensibilità e la cultura, le scelte politiche e quelle esistenziali, perché ogni Paese dovrà decidere quale sia il livello di contagio gestibile, quali le rinunce ancora accettabili, quale forza debba spingere al vaccino i riluttanti, e a quali rischi si possano esporre i vaccinati.

Ogni variabile è ancora da verificare, non ultima l’effettiva necessità del terzo shot vaccinale, che personalmente vedrei con favore, preferendo per il momento sbagliare in eccesso, piuttosto che in difetto.

Nel complesso, mi pare di poter dire che siamo guidati ora con mano ferma e ponderata, nonostante l’oggettiva incertezza della situazione, e che la caciara degli anti-tutto si stia dimostrando in tutto il suo niente, una volta fuori dalla bolla della rete. Si dice che l’80 per cento degli Italiani sia favorevole all’obbligo, e posso capire che lo sia perfino una parte degli indecisi, che forse si mette il cuore in pace, una buona volta.

Quel che mi pare altrettanto confortante è che per le restrizioni generalizzate non vi sia più spazio, finanche nei pensieri dei più timorosi. Sembra passato tanto tempo – e sono invece pochi giorni – da quando invitavo i lettori a non farsi prendere dal pessimismo, e sono ormai quasi scomparsi quelli del “preparatevi che a ottobre ci chiudono”. Non è certo merito mio, ma delle cose che cambiano attorno a noi, lentamente, anche senza che ce ne accorgiamo, ma tutte nella direzione giusta.

Un caro saluto

Paolo Spada