Aggiornamento del 30 dicembre 2021

Aggiornamento del 30 dicembre 2021

Ancora per oggi resisto – come da settimane ormai – alla tentazione di smettere definitivamente di pubblicare questi numeri. Le ragioni sarebbero tante, ma non vorrei che fossero travisate, per cui eccovi il consueto report, che da quasi due anni potete trovare su questa pagina, denso di informazioni, finora preziose, anche senza il commento.

Il problema è che molte di queste informazioni hanno ormai perso significato, almeno in parte. Che il numero dei nuovi positivi non voglia più dire granché, ce lo diciamo da molti mesi: certo, la crescita fa impressione, da quando è arrivata Omicron, ma potremmo benissimo fare a meno di guardarla (se non per avere un’idea del flusso di pazienti verso gli ospedali, con qualche giorno di anticipo). Oltretutto, la diffusività di questa variante, associata alla elevata quota di vaccinati, fa pensare che quello stesso numero sia di molto sottostimato, e che basti fare tamponi a caso per trovare il virus, in una porzione non trascurabile di persone del tutto asintomatiche.

E questo spiega perché anche gli altri numeri stiano perdendo significato: in una simile situazione, la positività è inevitabilmente presente in una certa quota anche negli ospedali – nonostante si faccia di tutto per limitarla – nei pazienti che giungono in pronto soccorso per qualsiasi ragione, e in chi per varia ragione decede. Quanto siano “vere”, insomma, anche le curve di ricovero e decesso, comincia a essere una buona domanda.

Intendiamoci: si è sempre detto, fin dall’inizio della pandemia, che vi erano i morti “per” Covid e quelli “con” Covid. E abbiamo sempre respinto l’obiezione, che non di rado alludeva vagamente a presunti complotti per gonfiare il numero delle vittime. La positività ha giocato quasi sempre un ruolo rilevante nel decesso, più o meno direttamente, destabilizzando equilibri, scompensando le malattie croniche, alterando anche di poco le condizioni già precarie. Non era un caso, una coincidenza, trovare positive queste persone all’arrivo in PS, benché spesso ivi condotte per tutt’altro problema.

Ma ora, nella stragrande maggioranza dei casi, quelle persone sono vaccinate, protette dalle conseguenze più subdole del virus, e d’altra parte la sua circolazione non è mai stata tanto rapida. Dunque continueremo a trovarne, di positività, anche tra questi pazienti, ma pesare il ruolo del virus sarà sempre più difficile, se non del tutto impossibile. Sappiamo che ogni giorno decedono in Italia circa 1800 persone, per le cause più diverse: solo le curve di eccesso di mortalità ci diranno quanto questa malaugurata malattia starà ancora facendo pagare il suo conto, o si sarà solamente intestata sventure non più sue.

L’augurio è che a forza di diluirsi, scompaia tra di noi come un raffreddore, o alla peggio un’influenza (che peraltro di morti ne ha sempre fatti, proprio tra chi era molto fragile o anziano). Fino ad allora continueremo, qui o altrove, a contare i casi Covid a parte, e a separare i pazienti negli ospedali. Ma possiamo cominciare a guardare questi grafici – tutti quanti – con occhi diversi.

Un caro saluto e i migliori auguri di buon anno a tutti.

Paolo Spada