Aggiornamento del 28 dicembre 2020

Aggiornamento del 28 dicembre 2020

🇮🇹   Numeri ancora in apparente discesa, ma sottostimati, tocca fare attenzione. Qualche mio pensiero sul vaccino.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 8585 i NUOVI POSITIVI, su 68681 TAMPONI (12,5%) e 29665 PERSONE TESTATE (28,94%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 13175 nuovi positivi al giorno, ossia -2299 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -2138).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -14,9% (ieri era -13,7%, il giorno prima -10,3%, prima ancora -8%, -13,7%, -12,6%, -6,2%). Abbiamo notato che le variazioni percentuali risultano essere l’indicatore più rapido dell’andamento del contagio, e precedono la stima dell’Rt. Nei grafici potete controllare il trend della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Valle d’Aosta (+30,3% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Calabria (+26,6%), Piemonte (+18,1%), Marche (-2,5%), Lazio (-7,8%), Veneto (-8,1%), Emilia Romagna (-8,9%), Campania (-14,5%), Umbria (-16,6%).

Oltre alle variazioni, è importante naturalmente il valore di INCIDENZA, che contiamo anche qui su sette giorni, e suggeriamo di rapportare alla popolazione. Su base nazionale siamo a 153 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti/settimana. Nei grafici e nelle mappe trovate tutti i valori di incidenza attuali delle Regioni e Province italiane. I valori più elevati tra le Regioni sono al momento in Veneto, con 488 casi ogni 100.000 abitanti negli ultimi sette giorni. Seguono Emilia Romagna (222), Friuli VG (199), e Trento (184). L’incidenza più bassa è in Abruzzo, con 68 casi.
L’ECDC pubblica una volta alla settimana i valori di incidenza dei Paesi d’Europa. Al 23/12 i valori medi delle due settimane precedenti sono: Spagna: 64, Francia: 135, Regno Unito: 238, Germania: 197, Paesi Bassi: 383, Belgio: 150, Austria: 199, Svezia: 439, Romania: 200, Portogallo: 251, Polonia: 183, Rep.Ceca: 379.

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora risentono dell’uso dei test rapidi antigenici, di norma non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Queste percentuali risultano pertanto al momento poco significative.

💊  Oggi +361 RICOVERI, -15 TERAPIE INTENSIVE, e 445 DECESSI.

Abbiamo attualmente 23932 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 38% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS, aggiornamento 26/12/2020). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -173 pazienti al giorno (era -374 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -4,8%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -15 pazienti, con 167 ingressi e 182 uscite (ieri sono stati 148/148, il giorno prima 133/137). I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2565, pari al 30% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS, aggiornamento 26/12/2020). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -24 pazienti al giorno (era -52 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -6,1%.

In media abbiamo avuto in Italia 451 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 600 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -24,9% (ieri era -26,9%, il giorno prima -27,9%, prima ancora -23,1%, -19,9%, -19,6%, -13,7%).

In sette giorni abbiamo avuto 5,23 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 1,85, Francia: 4, Regno Unito: 4,6, Germania: 4,45, Paesi Bassi: 2,3, Belgio: 5,65, Austria: 8,4, Svezia: 2,6, Romania: 5,35, Portogallo: 5,7, Polonia: 7, Rep.Ceca: 7,1 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento 23/12/2020).

📊   Trovate questi e molti altri dati nelle slide, tra cui anche quelli sull’ETA’, SESSO e STATO CLINICO dei pazienti.

🔵  Numeri come previsto ancora un po’ sedati artificialmente dai giorni di festa: apparentemente scende ancora l’incidenza in quasi tutte le regioni (fanno eccezione solo i casi in cui vi sono stati ricalcoli – Piemonte e Valle d’Aosta – quindi sono risalite altrettanto artificiali, e la Calabria, in particolare Vibo, ma si tratta pur sempre di poche decine di casi). Come detto nei giorni scorsi, è del tutto presumibile che questa discesa si inverta nei prossimi giorni, quanto meno nei conti settimanali.

Al contrario, come pure accennato ieri, i ricoveri hanno fatto un gradino a salire in questi due giorni, come consueto nei festivi (chiaramente ieri ho sentito dire nei TG che erano “ripartiti”, oggi diranno anche di peggio), e me li aspetto in discesa domani (qui non si tratta di conti settimanali, trattandosi di dati cumulativi), ma non scenderanno per sempre: anche le chiamate al 118 accennano alla stabilizzazione, quindi è verosimile che siamo arrivati a un tasso costante di accessi agli ospedali: le uscite sono ancora maggiori, ma il pareggio non è lontano. Partecipano ahimè i decessi, che stasera sentirete “ripartiti” anche loro: non è così, ovviamente, e l’abbiamo anticipato ieri, si tratta di fluttuazioni nelle notifiche, la loro curva è ancora abbondantemente in discesa. [Che fatica però, questi numeri, soprattutto questi notiziari quando dicono il contrario esatto di quel che succede.]

In sintesi: siamo in fase di stabilità, di riprese non se ne vedono ancora, e nella nebbia dei giorni di festa ci vorrà tutta la nostra pazienza per distinguerne i segni, eventualmente. Faremo molta attenzione.

Non mancano i pessimisti, come sapete, e li rispetto, anche qui. Apprezzo meno chi dice di vedere già nitidamente i segnali della terza ondata, salvo tenerseli per sé, o indicare spaventapasseri. Ecco, qui invito alla cautela, allo sforzo di obiettività, e al beneficio del dubbio. (Da domani sarà dura, lo so, per quello lo dico stasera).

 

E chiedo scusa per la lunghezza del post, ma approfitto per dire qualcosa sul VACCINO, di cui naturalmente si parla molto spesso nei vostri commenti. Nonostante non sia l’oggetto di questa rubrica, vorrei riassumere in 10 punti la mia personale posizione sull’argomento:

  1. Si tratta, per efficacia e rapidità di sviluppo, di una mirabile conquista della Scienza e della Ricerca. Da sola basta a giustificare l’ottimismo che abbiamo sempre promosso su questa pagina, e ci ripaga, almeno in parte, delle avversità che abbiamo attraversato, e delle altre che ancora abbiamo di fronte. Pensate solo se non ci fosse questa opportunità, che era tutt’altro che scontata fino a pochi mesi fa, e che perfino le previsioni più rosee davano per incerta, o assai più tardiva. Ogni volta che scendiamo dal letto al mattino dovremmo ringraziare il cielo di avere al nostro fianco la conoscenza acquisita nei secoli prima di noi e una solida comunità di scienziati che ne sanno sfruttare le meravigliose risorse. È un ottimismo che travalica il momento della pandemia, e che spero si affermi ancora una volta: la conoscenza paga, la fiducia ci deve sempre accompagnare, i problemi si affrontano, le soluzioni si trovano.
  2. Non vi sono alternative alla vaccinazione di massa per uscire da questa pandemia. Il tracciamento dei casi è cosa buona e giusta, ma l’esperienza ha insegnato che non è sufficiente, per quanto ben organizzato. Sono comunque necessarie misure restrittive per evitare il collasso sanitario, e per quanto limitate e ben studiate, anch’esse non sono sostenibili sul lungo periodo. Certo, una migliore gestione della medicina del territorio e l’uso di farmaci innovativi (es. anticorpi monoclonali) avrebbero potuto mitigare gli effetti, ma niente che si possa considerare risolutivo su larga scala. Ripeto: l’unica via di uscita è la vaccinazione.
  3. Vaccinarsi è pertanto un dovere civico, un obbligo morale. Su questo vorrei essere chiaro: tutte le domande e i dubbi che pur legittimamente si sollevano sull’efficacia del vaccino, sulla sicurezza, sugli effetti collaterali e avversi, su quelli a breve e lungo termine, devono servire a mantenere elevato il livello di qualità del vaccino, e se possibile ad aumentarlo ulteriormente (già pare comunque notevole). Non esimono però dalla necessità di vaccinarsi, quale che sia il rischio. È un piccolo obolo che ognuno paga alla causa, che riguarda tutti quanti (non solo gli anziani, ovviamente: l’impatto della pandemia è devastante per tutti, sull’economia più che sulla salute). Non si tratta quindi di decidere se mi conviene o no vaccinarmi. Non esiste solo ciò che è conveniente, o utile. Esiste prima di tutto ciò che è giusto, e dovuto. Vi avverto che personalmente continuerò a rispondere a tutte le domande, nel limite di ciò che conosco e delle mie possibilità, ma disapprovo chi antepone sé stesso e le proprie paure rispetto al bene comune: ne faccio una questione etica. Qui si misura lo spessore umano delle persone.
  4. In subordine, e sottolineo, solamente in subordine rispetto al punto precedente, rassicuro sul fatto che chiunque, a qualsiasi fascia di età e profilo di rischio appartenga, ha comunque vantaggio a vaccinarsi, perché gli effetti avversi dell’infezione, a breve e lungo termine, possono essere assai peggiori, e certamente più frequenti di quelli del vaccino, anche se non siete anziani. Tanto per ricordarvi, solo nelle ultime due settimane sono decedute per COVID in Italia 83 persone sotto i 50 anni di età, 334 sotto i 60 anni (slide 23, per chi volesse approfondire). La convenienza esiste per tutti (salvo i rari casi che verranno esclusi dalla vaccinazione per solide ragioni).
  5. Non è possibile togliere ogni dubbio sulla possibilità che il soggetto vaccinato possa ancora contagiarsi qualora esposto al virus, e contagiare a sua volta. L’efficacia del 95%, elevatissima per un vaccino, non è appunto il 100%, e non consente di sollevare nessuno dalle misure di protezione, almeno finché non si otterrà il secondo effetto, cioè la protezione collettiva, e con essa l’incapacità del virus di propagarsi.
  6. A questo obiettivo dobbiamo arrivare con ogni mezzo, incluso, se del caso, l’obbligo vaccinale, che speriamo non sia necessario. Sarebbe davvero triste constatare di dover imporre il vaccino per legge, ma non esiterei a farlo, non appena ci fosse evidenza di una adesione insufficiente. Abbiamo dovuto patire limitazioni di libertà inimmaginabili, che ancora ci costringono, e altre ne verrebbero se non riuscissimo a fermare il contagio: smettiamo di appellarci a considerazioni di principio già ampiamente superate dai fatti. Il diritto di tutti a tornare a una vita degna di questo nome prevale sul diritto a non vaccinarsi.
  7. Prima di allora, prima di dover amaramente concludere che, per quanto ben informati e rassicurati, troppi cittadini preferiscono scaricare sulle spalle altrui l’onere e la propria responsabilità (stupidamente, per quanto detto al punto 4, e indegnamente, perché è evidente che contano sulla protezione indiretta: atteggiamento vile, non c’è altro aggettivo), adotterei un serio sistema di incentivo alla vaccinazione. Le possibilità sono molte, dalle agevolazioni economiche alle occasioni riservate o prioritarie per gli immuni: lascio a voi discutere su quelle più opportune ed eleganti, ma certo ognuna ha pieno diritto, considerato il vantaggio, sia economico che di sicurezza, che il cittadino vaccinato porta con sé alla collettività. L’obiettivo è comunque troppo importante per essere messo a rischio, e ripeto: ogni mezzo va considerato legittimo, qualora se ne ravveda la necessità.
  8. Al decisore il compito di provvedere alle questioni logistiche, all’approvvigionamento e alla distribuzione del vaccino. Mi rassicura che l’Europa abbia deciso una via comune. Vero che tra i difetti del nostro sistema-Paese vi sono la lentezza e la disorganizzazione, ma su questo argomento si giocherà tanta parte del giudizio dell’elettore, al quale la politica è comprensibilmente attenta. Sono quindi fiducioso che verrà fatto un buon lavoro.
  9. I tempi saranno lunghi per arrivare a vaccinare tutti, inevitabilmente. Ma i primi effetti si apprezzeranno molto presto: intanto sull’economia, che dalla prospettiva di uscita trae immediato vantaggio in termini di progettualità e sviluppo. Poi dalla rapida messa in sicurezza della gran parte dei soggetti a maggior rischio, che alleggerirà il peso che grava sugli ospedali, oltre che sulle coscienze di tutti. Non è cosa da poco: il resto sarà la gestione di una più comune epidemia influenzale. Mascherine e distanziamento, ma la vita riparte. In primavera, complice la stagione stessa, saremo tutti chiamati a una rinascita collettiva, e ne sentiremo il profumo per le strade. Lo dico a chi teme di aver perso ogni speranza, a chi sta per crollare proprio adesso – psicologicamente, ma anche materialmente – ai tanti esercizi e attività che rischiano di non riaprire, alle troppe famiglie in difficoltà. Teniamo duro, perché si tratta di poche settimane, davvero.
  10. Da qui ad allora l’incidenza di contagio resterà elevata, perché la stagione è sfavorevole, e ogni allentamento nelle restrizioni si traduce in aumento dei casi. Non c’è una terza ondata inevitabile in quanto tale: c’è un costante tiro alla fune (lo dico da mesi ormai) tra il virus e noi, e il primo non molla mai. Valutiamo attentamente cosa si può fare e cosa no. Non si tratta di essere a favore o contro le chiusure, è questione di dare priorità a una o all’altra attività. L’unica cosa in più che si può e si deve fare è tenere gli occhi aperti, con indicatori precoci che aiutino a prendere le decisioni e a limitare le misure, applicandole solo quando, quanto e dove indispensabile. Leggere con attenzione questi numeri agevola il compito, e consente a tutti noi di vivere con la giusta cautela, ma serenamente, anche l’ultimo periodo di pandemia che dobbiamo attraversare. Noi non indoriamo la pillola, non ne facciamo una versione edulcorata, ma nemmeno ci sembra di dover terrorizzare il lettore, perché non crediamo che sia questo il metodo più efficace, né quello giusto, per ottenere alcun risultato. Siamo ottimisti sul serio, le avversità non ci spaventano: le studiamo per quel che sono, le combattiamo, e insieme le superiamo.


Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
2056277 pazienti COVID-19, di cui 1408686 guariti, 575221 attualmente positivi (23932 ricoverati in reparto, 2565 in Terapia Intensiva, 548724 in isolamento domiciliare), e 72370 pazienti deceduti.