Aggiornamento del 27 novembre 2021

Aggiornamento del 27 novembre 2021

La notizia della nuova variante Omicron ha comprensibilmente generato nuova ansia, e perfino considerevoli sussulti dei mercati finanziari. Nel merito scientifico, non posso aggiungere nulla all’ampio contributo pubblicato stamattina su questa pagina da chi è esperto in materia, se non per rimarcare che non abbiamo per il momento grandi certezze: non si sa se Omicron sia effettivamente più contagiosa di Delta (anche se così pare), non si sa se provochi una malattia più grave (pare di no), non si sa se “buchi” la protezione dei vaccini (molto improbabile che lo faccia del tutto, ma possibile che lo faccia in parte): insomma, non si sa ancora quasi niente. Lo si può ripetere per cercare di rintuzzare i pessimisti e rassicurare i più ansiosi, ma è evidente che è proprio il non sapere che spaventa. Dobbiamo quindi fare uno sforzo extra con noi stessi, come quando entriamo in una stanza buia: darci il tempo per abituarci un poco all’oscurità e non farci prendere dal panico. Con tutta probabilità, la disposizione degli oggetti nella stanza non è cambiata di molto, e potremo avanzare senza inciampi, appena avremo un minimo di luce.

Nel frattempo, mettiamo avanti le mani, che fuor di metafora significa: vacciniamoci. Lo so, ce lo diciamo da un anno, ma le notizie di questi giorni dovrebbero darci ulteriore sprone. Rischiano di darlo in senso opposto, ne sono ben consapevole: non c’è niente di meglio, per i riluttanti al vaccino e i manifestanti della (propria) libertà, che veder minacciata l’efficacia vaccinale: “tanto non serve a niente, lasciamo circolare il virus, che è meglio”.

Non dovrebbe essere più necessario precisare che, se un approccio più disinvolto del nostro alle politiche di contenimento è pure possibile (vedi quello del Regno Unito), esso lo è solo a fronte di una estesa copertura vaccinale, senza la quale si finisce col perdere del tutto il conto dei morti. [Su questo punto spero ci sia accordo, almeno su questa pagina: i no-vax girino al largo, con le loro panzanate: qui si parla con rispetto dei morti, quali che siano, e se ci sono alternative plausibili alle strategie di difesa sanitaria vengano pure discusse, ma con numeri alla mano e dati affidabili].

Quanto sia preferibile l’approccio britannico al nostro è questione più politico-filosofica che scientifica, e potrebbe nuovamente essere rivista, se davvero si dovesse fronteggiare una nuova variante. Per intanto, giova ricordare che i numeri in gioco sono ancora a nostro favore, come vedete sempre in slide 9. È interessante considerare anche l’eccesso di mortalità rispetto alla media degli anni precedenti, che ho spostato per l’occasione alle slide 10 e 11, aggiungendo il confronto con l’Inghilterra: negli ultimi 3 mesi (agosto, settembre e ottobre, quindi non nel pieno della stagione più dura), là si registra +11% di mortalità, contro il nostro +6%. In entrambi i casi, una parte consistente viene da un aumento di decessi non-Covid (particolarmente evidente in Italia in quasi tutte le regioni del Centro-Sud), il che fa sospettare che il prolungamento della pandemia cominci a far sentire un pesante effetto sull’efficacia dei sistemi sanitari, in termini di accesso alle cure, puntualità delle diagnosi, tempestività degli interventi. Sono primi dati, che andranno aggiornati nei prossimi mesi, ma devono già far riflettere. Ogni posto occupato in ospedale per Covid, è un posto tolto alle altre malattie: il danno è doppio, ed è consistente. Ci si pensi, prima di minimizzare il problema, ancora una volta.

È sempre a confronto con il Regno Unito (e non solo) che la nostra curva di incidenza attuale può essere guardata ancora con relativa serenità. Che questa fosse la stagione più sfavorevole era ben noto, e i valori sono ancora più che accettabili, così come i carichi sanitari, sebbene – lo ripetiamo – difficili da sostenere indefinitamente: siamo ancora in pieno approccio emergenziale, ben lontani da quella convivenza che ci auguravamo di ottenere con la vaccinazione di massa (sempre ammesso che un virus incline a sostituire sé stesso, subentrando con nuove varianti, riesca a trovare una sua stabilità endemica: ci arriveremo, probabilmente, col tempo).

Ma una ragione pare sempre più evidente: la protezione nella popolazione non sta più aumentando, anzi diminuisce gradualmente, al trascorrere delle settimane: il grafico colorato che trovate ora alla slide 21 dimostra che, nonostante oltre l’84% della popolazione italiana over-12 abbia avuto la doppia dose (si arriverà oltre l’87%, contando i neo-vaccinati), solo il 71% può contare al momento sulla massima copertura, e questo numero va lentamente calando. Considerando il totale degli abitanti, si tratta del 65%, meno di 2 persone su 3. Il dato è simile per le varie fasce di età, salvo quella più anziana, che ha perso ancora più terreno, e sta solo ora recuperando con le terze dosi (ma è tuttora al di sotto del 60%). Di nuovo, prima di ironizzare sulla curva che sale nonostante siamo “vaccinati al 90%”, varrebbe la pena far bene i nostri conti.

La buona notizia è che le somministrazioni, e le prenotazioni, sono ripartite con un certo ritmo, a dimostrazione che la gente mediamente si fida, comprende, e si adatta alle situazioni in divenire. Insisto col raccomandare a tutti di provvedere al più presto – superati i 5 mesi dalla seconda dose – per lasciare il minor spazio possibile a questo dannato virus o al suo cugino sudafricano. Gli ultimi dati di efficacia, appena pubblicati da ISS, sono alla slide 23, e si confermano molto, molto buoni per il booster.

Non manchi quindi in ognuno di voi l’ottimismo, che – vi ricordo – non significa vedere le cose migliori di quel che sono, ma aver fiducia di poter sempre far fronte con determinazione e combattività, credendo nelle risorse dell’uomo e della scienza, senza cedere alla paura, alla stanchezza, e alle voci malevoli e catastrofiste che ci circondano. Un po’ più di stabilità emotiva farebbe bene anche ai mercati finanziari (e alle nostre tasche, in fin dei conti).

Un caro saluto

Paolo Spada