Aggiornamento del 26 marzo 2021

Aggiornamento del 26 marzo 2021
 
🇮🇹  Si scende sempre, ma ancora lentamente. Attendiamo le riaperture, partendo dalle scuole.
 
Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:
 
💊 Sono 23987 i nuovi positivi, su 354982 tamponi (6.8%) e 111080 persone testate (21.59%).
 
Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 20779 nuovi positivi al giorno, ossia -1610 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -1488).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -7.2% (ieri era -6.6%, il giorno prima -6.3%, prima ancora -4.8%, -3.3%, -1.6%, -0.4%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Sardegna (+58.1% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Valle d’Aosta (+31%), Liguria (+26.6%), Calabria (+20.8%), Sicilia (+13.2%), Puglia (+11.8%), Toscana (+1.9%), Veneto (-2.4%), Lazio (-3.5%).
 
L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 244 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Friuli VG, con 399 casi, seguono Piemonte (334), Emilia Romagna (332), e Puglia (302). L’incidenza più bassa è in Sardegna, con 71 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.
 
💊 Oggi +48 RICOVERI, +8 TERAPIE INTENSIVE, e 457 DECESSI.
 
Abbiamo attualmente 28472 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 43% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +231 pazienti al giorno (era +457 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata +6%.
 
Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di +8 pazienti, con 288 ingressi e 280 uscite (ieri sono stati 260/228, il giorno prima 300/258). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del -1.3% (ieri era -2.7%, il giorno prima -4.2%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 3628, pari al 40% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di +38 pazienti al giorno (era +64 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata +7.8%.
 
In media abbiamo avuto in Italia 431 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 382 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +12.6% (ieri era +10.2%, il giorno prima +10.9%, prima ancora +14.1%, +18.1%, +18.5%, +19.9%).
 
In sette giorni abbiamo avuto 5.06 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).
 
📊 Ad oggi abbiamo somministrato 8765085 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con prime e seconde dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.
 
⚠ Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159
 
🔵 Oggi il tema del giorno è un po’ più serio del solito inutile balletto del venerdì intorno alle nuove stime dell’Rt, che come sapete nascono già vecchie, e siamo perfino stanchi di dimostrarlo (alla slide 9, abbiamo ben capito che percorrono la traiettoria delle variazioni percentuali, con parecchi giorni di ritardo. Se ci sono deviazioni consistenti, è lecito dubitarne, casomai). Invece la domanda sempre più pressante, nell’opinione pubblica e quindi nel governo, è quanto a lungo dovranno mantenersi le attuali restrizioni, e se sia giustificato il proposito di estenderle fino al 30 aprile.
Vi dirò subito che è molto difficile dare una risposta con i numeri, ma partiamo da questi. La terza ondata prosegue la discesa, e lo fa con un ritmo relativamente lento. Spiace che nel momento in cui finalmente anche alcuni mezzi di informazione cominciano ad accorgersi del calo, si debba stare qui a puntualizzare, ma non è nostro costume – ancorché qualcuno ne sia ancora convinto – crogiolarci nelle buone notizie e fingere di non vedere gli aspetti ancora insoddisfacenti. Abbiamo insistito sui segnali di rallentamento, e sul raggiungimento del punto di massimo, perché era importante dare una dimensione a questa curva, e confutare la narrazione della perenne imminente ulteriore sciagura. Però dobbiamo ora fare i conti con una traiettoria che, dopo una risalita relativamente smorzata, avrà probabilmente una discesa altrettanto, anzi ancora più lenta (abbiamo detto diverse volte in questi mesi che la curva di Gompertz tende a essere spostata verso sinistra, per cui la discesa è sempre meno ripida della salita). Stiamo effettivamente vedendo un calo abbastanza lento, al netto di regioni e province che ancora vanno in direzione opposta, o sono semplicemente indietro nel percorso.
A questo effetto si somma quello del tasso di occupazione dei letti in ospedale, che stavolta non partiva da zero, ma dalla coda della seconda ondata: come visto fin dalla scorsa primavera, lo smaltimento dei ricoveri avviene con ritmo molto ritardato rispetto alla stessa discesa del contagio, e dobbiamo essere consapevoli che una parte consistente delle risorse ospedaliere saranno assorbite ancora a lungo da questo carico. E’ perciò a maggior ragione importante che il numero di persone che si aggiungono a questo carico sia il più possibile limitato, per essi stessi, ovviamente, ma anche per l’agibilità delle strutture sanitarie. Qualcuno ancora minimizza su questo argomento: è vero che non siamo al collasso, e che scene simili a quelle di Bergamo del febbraio 2020 non sono più attuali, né destinate a ripresentarsi. Ma non dimentichiamo che stiamo pagando, a rate, e silenziosamente, un grande ritardo di cura delle altre patologie.
Ma tutti meritano attenzione e rispetto, lo scrivevo pochi giorni fa. È ben chiaro che esiste una vita al di fuori degli ospedali, e che essa è incredibilmente compressa da un anno. Non mi sento nemmeno più di dire che ulteriori restrizioni non siano sopportabili, perché lo pensavamo la scorsa primavera, lo scorso autunno, e lo scorso mese, e ciononostante le persone ci si sono sempre adattate, non diversamente dai reparti degli ospedali, ogni volta sperando fosse l’ultimo sforzo. Anche qui però le conseguenze non le vediamo, ma ci sono.
È quindi necessario che il livello di circolazione virale diminuisca (agli attuali valori di incidenza corrisponde un numero ancora cospicuo di ingressi in ospedale, ogni giorno), ma è pure indispensabile che si pianifichi la ripartenza di molte attività, che troppo a lungo sono state sacrificate. La nostra posizione sulla riapertura delle scuole è nota, siamo convinti che sia una scelta necessaria, coraggiosa ma sostenibile. Si tratta di questione di priorità, ed è la prima improrogabile decisione da assumere. Siamo lieti che il governo stia andando in quella direzione, sostenuto dalle sentenze dei tribunali, e certamente una parte di merito è di chi tra noi si è speso per questo, dentro e fuori la pagina di PDO.
Il problema resta quello delle tante altre attività (direi umane, non solo commerciali) che attendono di ripartire, schiacciate dalle imposizioni delle aree rosse e arancioni. Quanto queste siano efficaci nel ridurre il contagio è ben lontano dall’essere dimostrabile, come ho già avuto modo di dire qualche giorno fa, e credo che parte del problema stia nell’uso eccessivo, nel tempo e nello spazio, che di esse si è fatto, per cui molte persone ormai aggirano i divieti, rendendoli vessanti per molti e scarsamente impattanti sul contagio. Tuttavia, rimuovere del tutto le aree rosse, come pure alcuni suggeriscono (e l’espressione non rende l’idea della veemenza con la quale lo fanno), avrebbe con tutta probabilità la conseguenza di una nuova risalita dell’incidenza, in un momento in cui i margini di tolleranza sono limitati, o addirittura assenti.
Non resta che pazientare ancora un po’, quindi, confidando che gli effetti del vaccino (e della bella stagione) superino quelli delle restrizioni – lo faranno, statene certi, e più rapidamente del previsto – dando una accelerazione, loro sì, alla discesa della curva di contagio, che spero sia ben visibile anche prima della fine di aprile. Verranno quindi settimane in cui vedremo scendere i numeri sempre di più, e questo momento di lunga sospensione della vita ci sembrerà definitivamente superato. Per allora, mi auguro che anche il sistema di divieti tenga conto delle diverse zone d’Italia, si adatti meglio alle necessità, e riconosca il verde che spunta nella nostra mappa delle Province. Qualcosa comincia, teniamo duro.
 
Un caro saluto
 
Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
3488619 pazienti COVID-19, di cui 2814652 guariti, 566711 attualmente positivi (28472 ricoverati in reparto, 3628 in Terapia Intensiva, 534611 in isolamento domiciliare), e 107256 pazienti deceduti.