Aggiornamento del 25 aprile 2021

Aggiornamento del 25 aprile 2021

🇮🇹   Numeri sempre buoni dagli ospedali. Guardiamo i numeri giusti (e guardiamo avanti).

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 13158 i nuovi positivi, su 239482 tamponi (5.5%) e 90589 persone testate (14.52%).

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 13221 nuovi positivi al giorno, ossia -1111 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -1613).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -7.8% (ieri era -10.9%, il giorno prima -11.3%, prima ancora -12.7%, -12%, -7.8%, -1.2%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Bolzano (+28.7% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Valle d’Aosta (+5.1%), Veneto (+2.2%), Piemonte (-2.1%), Lombardia (-4.8%), Marche (-4.9%), Campania (-4.9%), Calabria (-5.8%), Umbria (-7%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 155 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Valle d’Aosta, con 262 casi, seguono Puglia (226), Campania (223), e Basilicata (195). L’incidenza più bassa è in Molise, con 75 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.

💊  Oggi -309 RICOVERI, -32 TERAPIE INTENSIVE, e 217 DECESSI.

Abbiamo attualmente 20662 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 32% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -427 pazienti al giorno (era -515 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -12.6%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -32 pazienti, con 114 ingressi e 146 uscite (ieri sono stati 143/228, il giorno prima 153/195). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del -22% (ieri era -19.1%, il giorno prima -19%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2862, pari al 32% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -64 pazienti al giorno (era -39 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -13.6%.

In media abbiamo avuto in Italia 330 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 382 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -13.5% (ieri era -14.8%, il giorno prima -16.3%, prima ancora -14.2%, -16.8%, -17.7%, -13.5%).

In sette giorni abbiamo avuto 3.87 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).

📊    Le VACCINAZIONI ieri sono state 369 981. Ad oggi in Italia abbiamo eseguito 17 592 423 dosi. Il 20.81% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, e il 8.7% della popolazione ha ricevuto vaccinazione completa. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con dettaglio delle dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

⚠  Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159

🔵   I numeri di oggi confermano la rapida discesa delle ospedalizzazioni, e queste, lo ripetiamo, sono e resteranno il nostro riferimento più importante, nonostante abbiano sempre una certa latenza, come sappiamo, e non si prestino a funzionare da indicatore precoce per eventuali risalite (specie a livello locale). Per queste, l’incidenza e le variazioni percentuali rimangono le nostre spie, pur destinate a perdere gradualmente importanza in termini assoluti, dal momento che con le vaccinazioni ci attendiamo una più significativa riduzione delle conseguenze sanitarie rispetto a quella della circolazione virale stessa.

Le variazioni percentuali dei nuovi casi degli ultimi 7 giorni, rispetto ai 7 precedenti, restano negative, ma oggi l’incidenza segna un punto in più di ieri, neanche avesse avvertito l’approssimarsi della zona “delicata”, come l’abbiamo chiamata ieri. Ma è presto per commentare al riguardo, attendiamo qualche giorno per capire se stiamo andando verso una fase di stabilizzazione oppure proseguiremo lentamente nel calo. Qualche effetto della riapertura delle scuole era atteso, se non altro sul numero dei soggetti testati in quella fascia di età, come molti di voi hanno notato dalle ultime slide. Di certo finora non si sono viste le terribili conseguenze a lungo paventate alla vigilia.

A questo proposito, trattandosi di analisi dei numeri, non posso fare a meno di commentare un lungo articolo apparso sul Corriere della Sera, in cui si tenta di ragionare sui rischi delle riaperture che da domani, e per le settimane successive, porteranno il Paese a riprendere tutte le attività. L’articolo, dal titolo “La falsa sicurezza dei numeri”, conclude che “dal punto di vista epidemiologico gli allentamenti non sono giustificati, non siamo affatto pronti.” Il ragionamento parte dal confronto tra oggi e un anno fa, pur ammettendo che trattasi di raffronto difficile. Ad ogni modo, si dice: “Nella settimana del 18 maggio 2020, al termine del lockdown duro, avevamo meno di mille nuovi contagi al giorno, e un totale di 66mila positivi. Vero è che la capacità di testing era molto inferiore a oggi, e che si trattava quasi sicuramente di sottostime, ma tali erano gli ordini di grandezza.” [.. ] ”Domani, lunedì 26 aprile, faremo un passo che assomiglia a quello del maggio 2020, ma con numeri più confrontabili a quelli di novembre. Infatti, se i nuovi casi giornalieri sono dimezzati rispetto ad allora, appena sotto i quindicimila e con trend in discesa, la totalità di positivi è pressoché identica. Mezzo milione.” Più avanti si ribadisce: “il 18 maggio 2020 uscivamo di casa con un migliaio di nuovi positivi al giorno, non tredicimila; con meno di un centinaio di migliaia di positivi in totale, non mezzo milione.”

Comincio col dire che anche lo scorso anno le riaperture sono state graduali, iniziando il 4 maggio (e già allora “uscivamo di casa”) e terminando il 15 giugno. Il raffronto dovrebbe quindi quanto meno paragonare i numeri di oggi con quelli della vigilia di allora. In quella settimana avevamo fatto meno di 400.000 tamponi, registrando circa 13.000 nuovi positivi, mentre questa settimana su oltre 2.000.000 di tamponi ne abbiamo registrati 92.500. Non si tratta quindi di un rapporto di 1 a 13 tra l’anno scorso e oggi, ma di 1 a 1,4, e direi che forse, spiegato così, fa un po’ meno impressione. Non a caso, lo scorso anno si stimava che il contagio reale fosse 10 volte superiore a quello ufficiale, mentre oggi si ritiene che non sia superiore a 2 volte. Il paragone tra due sottostime tanto diverse riguarda allo stesso modo il numero degli attualmente positivi, di cui – ricordiamo – la gran parte ha superato la fase di contagiosità, e resta settimane (isolato) in attesa della notifica di guarigione. Non è la prima volta che si cita il mezzo milione di positivi per convincere del rischio a cui siamo esposti, ma per onestà intellettuale si dovrebbe ammettere che lo scorso anno non erano probabilmente un numero molto inferiore (e oltretutto la gran parte non aveva avuto diagnosi, ed era quindi semmai in condizione di essere più spesso in giro senza sapere d’essere stato contagiato). Ad ogni modo, il 3 maggio i malcontati “attualmente positivi” erano 100.000, oggi sono 461.000: dal momento che facciamo ora 5 volte il numero di tamponi di allora, possiamo forse smettere di spaventarci con queste cifre, e ammettere che “gli ordini di grandezza” sono gli stessi.

Volendo prescindere dalla sottostima dei conteggi e dei tamponi, altri indicatori possono essere di aiuto. Le chiamate al 118 in Lombardia, ad esempio, nella settimana precedente la riapertura di maggio 2020, erano state mediamente 370 al giorno, mentre il dato attuale (al momento fermo al 22 aprile) è 397. Anche qui non sembra di riconoscere grande differenza.

Continua il Corriere: “Fra le analogie, la più pericolosa è senz’altro il senso di déjà-vu rispetto al maggio scorso, quando ci siamo riaffacciati al mondo dopo settimane. È stato l’inizio di una lunga parentesi tranquilla, durata fino all’autunno. Ora è facile che la nostra mente ci sussurri che sta per ripetersi.” E per fortuna. Sinceramente mi auguro che le mille voci che mettevano allora in guardia per l’imminente catastrofe, vengano nuovamente smentite dagli eventi.

E poi ora abbiamo un vaccino, santo cielo. E’ del tutto spiegabile che solo ora si comincino ad apprezzarne gli effetti, ma i dati sono solidi, l’esperienza all’estero ci conforta, ogni giorno aumenta la quota di persone protette. I vaccini ci porteranno fuori dai guai, coraggio!

Ma vorrei essere chiaro. Al di là della tentazione, a cui non resisto, di opporre numeri ai numeri (con grande rispetto per chi porta le proprie osservazioni, come in questo caso, con il beneficio del dubbio), io non sposo la tesi opposta, non mi sento partigiano della liberazione, e ho più speranze che certezze.

Di tutto l’articolo citato, apprezzo soprattutto l’ammissione che al rischio «ragionato» contribuiscono “almeno altrettante considerazioni di urgenza socio-economica”, e che “dire giusto/sbagliato richiede ormai troppe valutazioni simultanee di carattere troppo diverso”.

Questo è il punto fondamentale, e dispiace che troppo spesso non se ne faccia degna menzione. Nessuno nega (non io, almeno) che vi siano rischi nella lunga “svolta di primavera”, di cui abbiamo molte volte parlato in queste settimane. Ciò che non si può non vedere è che i margini di tolleranza verso le restrizioni si sono esauriti, le stesse misure hanno perso gran parte dell’efficacia, e il peso che grava sulle spalle di chi è costretto ad adeguarsi è ogni giorno più insopportabile. Un piccolo dettaglio sfugge, in quel raffronto tra lo scorso maggio e oggi: c’è un anno di più. Un anno di rinunce, di sacrifici, di speranze deluse, di problemi che si sono sommati, e soluzioni che non sono arrivate. Di persone in crisi, psicologicamente, materialmente, fisicamente.

Certo che vorremmo avere numeri ancora migliori. Certo che attendere ancora sarebbe stato preferibile. Ma avremmo potuto, davvero? Lo avremmo dovuto fare distogliendo per forza lo sguardo dal mondo di fuori, che è fatto di persone, esseri umani fragili e stanchi, che quei numeri non contano mai, non vedono mai.

E piuttosto, mi dico, se tanto timore rimane, perché non mettere un po’ di prudenza nel sistema, e distinguere maggiormente le zone? Se sono i numeri il problema, perché si insiste a non vedere che vi sono territori ancora ad elevata incidenza, ed altri che ne hanno 3-4 volte di meno, e vengono messi tutti insieme, nello stesso colore? Se vediamo tanti rischi all’orizzonte, perché non aggiorniamo il nostro monitoraggio, utilizzando una granularità più fine, e non ci prepariamo ad ogni accenno di risalita con misure più mirate e tempestive?

Abbiamo bisogno di andare avanti, con fiducia e coraggio, usando tutte le protezioni disponibili, ma andando avanti, guardando avanti, finalmente.

Buon 25 aprile

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
3962674 pazienti COVID-19, di cui 3382224 guariti, 461212 attualmente positivi (20662 ricoverati in reparto, 2862 in Terapia Intensiva, 437688 in isolamento domiciliare), e 119238 pazienti deceduti.