Aggiornamento del 23 Novembre 2020

Aggiornamento del 23 Novembre 2020

🇮🇹   Prosegue la discesa dei contagi, ed è ormai prossimo il massimo carico degli ospedali. Resta molto elevata la quota dei decessi.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 22927 i NUOVI POSITIVI, su 148945 TAMPONI (15,4%) e 77855 PERSONE TESTATE (29,45%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 32273 nuovi positivi al giorno, ossia -2801 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -1869).
La variazione dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -8% (ieri era -5,4%, il giorno prima -2,5%, prima ancora -2,5%, +0,2%, +2,5%, +3%. Per intenderci: quando il valore è pari a 0% significa che il numero di nuovi casi rimane costante, se negativo significa che la curva è in discesa).

Siamo a 378 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti/settimana. Per confronto, in Europa: Spagna: 243, Francia: 263, Regno Unito: 240, Germania: 155, Paesi Bassi: 216, Belgio: 239, Austria: 528, Svezia: 289, Romania: 296, Portogallo: 396, Polonia: 415, Rep.Ceca: 364 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 23/11/2020).
Tra le Regioni italiane si segnalano: Bolzano: 680; Valle d’Aosta: 597; Lombardia: 517; Piemonte: 513; Friuli VG: 464; Veneto: 456; Campania: 399; Emilia Romagna: 381; Toscana: 381. Gli incrementi maggiori rispetto ai sette giorni precedenti si registrano in Calabria (+54,2%), Molise (+51,3%), Friuli VG (+29,9%), Sardegna (+13,2%), Sicilia (+6,4%), Basilicata (+4,9%), Veneto (+4,8%), Puglia (-0,5%), e Lazio (-2,2%).

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora si alzano anche per via dell’uso dei test rapidi antigenici, di norma non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Viceversa, da qualche giorno alcune Regioni hanno cominciato a mettere nel conto dei tamponi anche i test antigenici rapidi, o alcuni di essi, per cui il dato appare al momento poco affidabile.

💊  Oggi +418 RICOVERI, +9 TERAPIE INTENSIVE, e 630 DECESSI.

Abbiamo attualmente 34697 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 120% del valore di picco della prima fase (29010 il 4 aprile) e al 52% dei posti letto attualmente disponibili (67214, fonte: AGENAS, aggiornamento 22/11/2020). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +309 pazienti al giorno (era +700 nei sette giorni precedenti). Dunque l’aumento percentuale complessivo sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stato +6,6%, mentre la variazione nei sette giorni rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -55,9% (ieri era -60,2%, il giorno prima -57,6%, prima ancora -56%, -43,5%, -44,6%, -40,9%. Per intenderci: quando il valore è pari a 0% significa che il numero di nuovi ricoveri è costante, quando è negativo significa che si riduce).

I pazienti in TERAPIA INTENSIVA sono complessivamente 3810, pari al 94% del massimo valore raggiunto nella prima fase (4068, il 3 aprile) e al 43% dei posti letto attualmente disponibili (8840, fonte: AGENAS, aggiornamento 22/11/2020). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei pazienti in Terapia Intensiva è stata di +45 pazienti al giorno (era +92 nei sette giorni precedenti). Dunque l’aumento percentuale complessivo sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stato +9,1%, mentre la variazione nei sette giorni rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -50,5% (ieri era -43,7%, il giorno prima -32,7%, prima ancora -27,6%, -30,4%, -25,3%, -14,1%).

In media abbiamo avuto in Italia 674 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 569 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +18,5% (ieri era +19,8%, il giorno prima +26,5%, prima ancora +26,5%, +26%, +33%, +41,7%. Di nuovo: quando il valore è pari a 0% significa che il numero di decessi rimane costante, se negativo significa che la curva è in discesa).

In sette giorni abbiamo avuto 7,89 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 4,05, Francia: 6,2, Regno Unito: 4,3, Germania: 1,65, Paesi Bassi: 2,55, Belgio: 10,05, Austria: 4,9, Svezia: 1,5, Romania: 5,6, Portogallo: 4,85, Polonia: 7,55, Rep.Ceca: 11 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 23/11/2020).

📊   Trovate questi e molti altri dati nelle slide, tra cui anche quelli sull’ETA’ e sullo STATO CLINICO dei pazienti, che ricaviamo rielaborando periodicamente le tabelle mostrate nella dashboard di ISS, riferite ai casi degli ULTIMI 30 GIORNI.

🔵   Anche oggi i numeri ci dicono che la discesa prosegue: sono attualmente 14 le regioni con aumenti di segno negativo, 61 province su 107, e nel complesso si scende dell’8%. Parlo sempre degli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti, ed evito scrupolosamente (anche se potrebbe giovare alla tesi, ma non c’è nessuna tesi da dimostrare) di ragionare sul singolo giorno, tanto meno sul lunedì. Arriverà anche il momento in cui perfino i notiziari adotteranno il criterio dei sette giorni, ma sarà comunque troppo tardi. Del resto, hanno già fatto lo sforzo di seguire il rapporto positivi/tamponi, vaglielo a dire che non vale più a niente, con tutti i test rapidi non contati (o contati a metà): ancora non hanno capito che dentro il numero dei tamponi ci sono 70mila controlli ripetuti. Già che ci siamo, potremmo anche suggerire di piantarla una buona volta con “la Lombardia è sempre la regione più colpita” (e a seguire l’elenco delle solite altre): se si contano i valori assoluti, una regione che ha il doppio degli abitanti di qualsiasi altra, non può che essere sempre la peggiore. Possibile che non se ne accorgano? Del resto, oggi il Corriere della Sera (online) cita il Montenegro per il “tasso record di contagi in Europa: 90 contagi al giorno ogni 100mila abitanti”. Chi glielo dice che abbiamo province più popolose del Montenegro oltre i 130? (Varese, ad esempio, ma abbiamo avuto intere Regioni sopra i 100). Insomma, i numeri vanno trattati bene. Ci vuole davvero poco, un po’ di attenzione, e un piccolo sforzo per capire dove stanno andando. Qualcuno lo fa, anche tra i giornalisti, lo posso testimoniare. E’ davvero un peccato che siano una piccola minoranza.

Ciò detto (e chiedo scusa perché due giorni di fila a lamentarmi delle modalità con cui vengono passate le notizie sull’epidemia sono davvero troppi: ma domani sono stato cortesemente invitato a una trasmissione a cui non avrei mai pensato di partecipare, e cautelativamente voglio esaurire tutta la mia vis polemica stasera), dovremmo invece tornare a ragionare sul numero dei decessi. Non tanto per quella cifra tonda dei 50 mila morti da inizio epidemia, che tutti i media sicuramente citeranno, e a cui peraltro dovrebbero essere sempre aggiunti i decessi mai classificati come covid delle prime settimane. Quanto per il numero quotidiano che stiamo vedendo in questa seconda ondata (o se volete, per il numero ogni 100.000 abitanti, che abbiamo riportato qui sopra, in impietoso confronto con gli altri paesi d’Europa). Ne ho già accennato qualche giorno fa, senza voler dare spiegazioni che non ho, e che sarebbe perfino irrispettoso buttare là come ipotesi attenuanti, o consolanti. Non ci sono attenuanti né consolazioni: solo la sensazione che il numero dei contagi sia stato effettivamente di molto sottostimato (più che altrove, probabilmente), la certezza che incida l’età media più alta del nostro continente (la seconda nel mondo), e la constatazione che di tutti questi anziani abbiamo una cura assai scarsa. Non è un paese per giovani, si sa, ma non lo è nemmeno per i vecchi.

Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
1431795 pazienti COVID-19, di cui 584493 guariti, 796849 attualmente positivi (34697 ricoverati in reparto, 3810 in Terapia Intensiva, 758342 in isolamento domiciliare), e 50453 pazienti deceduti.