Aggiornamento del 22 maggio 2021

Aggiornamento del 22 maggio 2021

🔵   Ho accumulato un po’ di commenti su vari argomenti, che mi vengono in mente soprattutto quando scorro i vostri, attività che mi riesce ancora abbastanza, tra una cosa e l’altra, mentre non trovo più il tempo di scrivere lunghi post la sera: è anche questa una dimostrazione di quanto le cose stiano tornando normali, perfino in ospedale (naturalmente è il punto di vista di un chirurgo, che poco ha avuto a che fare direttamente con i pazienti Covid, mentre ora ha gli arretrati). Da oggi quindi, anche per segnare un po’ di discontinuità con il lungo periodo precedente, il punto (blu) lo faremo nel weekend – il sabato, direi – mentre in settimana lascio a voi la parola, fermo restando il post quotidiano di aggiornamento delle slide.

Dunque, comincio col dire che nemmeno la più rapida discesa della curva di incidenza riesce a far desistere alcuni giornali dal puntare su titoli allarmistici, e – secondo problema, stavolta più colposo che doloso – mi tocca ancora la mattina bere il caffè ascoltando Rainews24 che recita, come ieri, “tornano ad aumentare i contagi, saliti oggi a XXXX. Aumentano anche i decessi delle ultime 24 ore, e l’indice di positività, che torna a X,X”. Il caffè mi va di traverso, ma è poca cosa, rispetto al danno corrosivo che questa ingiustificabile trascuratezza, direi sciatteria, produce nella fragile psiche dell’ascoltatore medio, giorno per giorno. Possibile che nemmeno un canale nazionale, dedicato all’informazione, finanziato con denaro pubblico, riesca a fare di meglio? Abbiamo fornito molti suggerimenti in questi mesi, alcuni sono andati a segno, ma non questo. Allora calo le mie richieste: se proprio non siete capaci, come pare evidente, di calcolare l’incidenza settimanale, continuate pure il vostro rosario dei numeri quotidiani, ma piantatela di fare riferimento al giorno prima. Dico sul serio, è ora di smetterla.

Per fortuna, e pur con il solito ritardo, perfino le istituzioni si sono dovute impegnare in cautissime dichiarazioni di ottimismo, a cui dunque anche i media, loro malgrado, hanno dovuto dare voce. Tralascio il mio commento sull’indecoroso tentativo di ogni parte politica di intestarsi il merito delle riaperture, che sarà sicuramente un ritornello, da qui in avanti. Mi premono di più le parole dell’ISS, e in particolare quelle che riguardano l’incidenza, che “si avvicina a valori che, attraverso l’attivazione di intense attività di tracciamento sistematico, consentirebbero una gestione basata sul contenimento ovvero sull’identificazione dei casi e sul tracciamento dei loro contatti”. Nello stesso report si richiama il livello di 50 casi settimanali ogni 100.000 abitanti, che dappertutto si cita come quello al quale il tracciamento dei singoli focolai torna ad essere praticabile. Qui vorrei un po’ sfatare questo mito, e ricordare che abbiamo avuto in Italia un efficiente contact tracing, in gran parte dell’estate scorsa, quando l’incidenza era di poche unità (a luglio intorno a 2, ad agosto tra 3 e 8). Il tracciamento è rimasto relativamente efficace a settembre, fintanto che l’incidenza è rimasta intorno ai 15-17 casi, pur mostrando già segni evidenti di sovraccarico (il rapporto positivi/persone testate era in quel momento indice affidabile, e cresceva via via). Significa che sì, il tracciamento era svolto con grande impegno, ma che molta parte dei focolai non veniva circoscritta in modo completo e tempestivo, e sempre più ne sfuggivano, facendo crescere a loro volta l’incidenza. A 20 casi ogni 100.000 abitanti, fine settembre, il tracciamento era già saltato, cioè nonostante si inseguissero i contatti, il virus infettava nel frattempo molte più persone, facendo salire l’incidenza assai rapidamente. Due settimane dopo avevamo oltre 60 casi, e il dato raddoppiava in 7 giorni, destinato a superare mediamente quota 400 nel giro di un mese (e andare ben oltre, in alcune parti d’Italia).

Ora, è ammirevole il proposito ipotetico di ISS (rileggete bene la frase: “valori che attraverso l’attivazione di intense attività.. consentirebbero” ecc.), ma il livello di 50 casi non consente un bel niente. E’ una favola che ci raccontiamo da allora, anzi da poco dopo, e lo ricordo bene: fu il monitoraggio in Germania ad ammettere di aver perso il controllo oltre quella soglia, nonostante le imponenti risorse umane messe là a disposizione, fin dalla primavera. Noi avevamo gettato la spugna a 20, ci siamo un po’ confortati, comprensibilmente, con il “mal comune, mezzo gaudio”, ma non mi risulta che nel frattempo abbiamo avviato una gran mobilitazione per reclutare nuovo personale dedicato al contact tracing.

Per fortuna, l’estate è diversa dall’autunno, per tutti i virus respiratori, incluso SARS-CoV2. L’abbiamo detto molte volte, qui, e lo ripetiamo: la stagionalità, alle nostre latitudini, pesa moltissimo sulla trasmissione virale, e nella discesa che stiamo vivendo adesso, così come in quella dello scorso anno. In quest’ultimo mese di primavera, e per gran parte dell’estate, l’incidenza è destinata a ridursi sino quasi a scomparire, e confidiamo che l’attività di tracciamento dei residui focolai di Covid-19 potrà essere più che efficace, tra qualche settimana. Fino ad allora bisogna considerare ancora un certo rischio di ammalarci, specialmente chi non è ancora vaccinato, e le misure di protezione individuale devono essere rispettate (naturalmente in modo proporzionato al rischio, per cui la mascherina all’aperto già ora non serve).

Se in estate, come penso e spero, si raggiungerà una consistente percentuale di popolazione vaccinata (intendo almeno il 70%), il problema risulterà del tutto gestibile anche in autunno, perché la possibilità di sviluppo di focolai sarà estremamente ridotta, e il contenimento attivo tramite contact tracing più che sufficiente. Una volta superata la soglia dei 50 casi, e poi dei 20, non torneremo indietro, e tutta la questione delle zone a colori, e delle misure restrittive generalizzate, sarà definitivamente archiviata. Con essa, anche la necessità di screening a tappeto: si testeranno i casi sintomatici e i loro contatti, limitando la quarantena a chi non avrà potuto, o voluto, immunizzarsi.

La svolta di primavera, qui ampiamente preannunciata, si sta svolgendo come previsto, forse ancora più rapidamente, proprio grazie al benefico influsso stagionale, che è giunto nel momento del bisogno, quando ancora le persone vaccinate non erano abbastanza numerose, e le restrizioni erano ormai più vessanti che efficaci. Le curve di slide 6 mostrano la gentilezza con la quale il “Generale Estate” (per dirla con il nostro ineguagliabile maestro Guido Silvestri) ci ha preso per mano in questa discesa, prima di consegnarci al “Generale Vaccino”. La maggiore inclinazione della curva attuale in giallo, rispetto a quelle delle aree rosse e arancioni, dice più di tante parole.

A questo proposito, trovo da un lato poco apprezzabili, anche scientificamente, le dichiarazioni con cui ufficialmente si vuole attribuire il merito della discesa alle precedenti restrizioni (che pure certamente hanno contribuito nei momenti peggiori a limitare i danni). Mi par di risentire l’eco di chi ha continuato a spiegare l’ondata autunnale con le discoteche di agosto. Volentieri supererei quei ricordi, se non fosse per il timore di ascoltare nuove simili baggianate. D’altra parte, trovo ancora più irritanti i commenti di chi dà fiato alle trombe dei no-vax rimarcando una naturale, spontanea tendenza dell’epidemia ad auto-estinguersi. La bella stagione passerà, e senza il vaccino saremmo punto e daccapo, con buona pace degli altri (o sono gli stessi?) che battono incessantemente sulle cure domiciliari, come se in tutto il mondo non avessimo capito nulla, bastava chiedere a loro.

La verità è che a situazioni complesse corrispondono risposte articolate, e una sola battuta non è mai esaustiva. Se ve n’è una, come ricorda oggi il Prof. Remuzzi sul Corriere, è che “il miglior vaccino è quello che puoi avere”. Aggiungerei però che la prospettiva deve essere chiara: il raggiungimento, e il mantenimento, di una elevata percentuale di popolazione vaccinata deve coincidere (e sarà del tutto compatibile) con la rimozione di tutte le altre misure adottate per questa malattia. Guai a far prevalere l’idea che non solo le mascherine, ma lo stesso distanziamento, debbano diventare una regola imperitura, nella ventilata ipotesi che qualche altra minaccia possa affliggerci. Desistiamo dalla convinzione di non poter convivere con i virus, perché l’abbiamo sempre fatto. L’influenza provoca 8-10.000 morti l’anno, e nessuno ha mai pensato di imporre distanziamento o mascherina (figuratevi che avevamo il vaccino, e non facevamo neppure quello).

Bene la prudenza, ma dovrà pur esserci un metro di paragone, un punto di riferimento, un limite ragionevole. Oltre il quale la cautela deve invertirsi, e cominciare a porsi obiettivi di ripristino e tutela delle condizioni di vita precedenti, prima che si incancrenisca l’abitudine ad una socialità indefinitamente zavorrata dalla paura. Ho abbastanza vita alle spalle per ricordare gli anni di piombo, la minaccia nucleare, l’AIDS e cento altre sventure, a cui abbiamo comunque fatto fronte, senza dover rinunciare a quel poco di bello che la vita ci concede. Superiamo anche l’ansia da pandemia, che abbiamo pure altro a cui pensare.

Un caro saluto

Paolo Spada