Aggiornamento del 21 agosto 2021

Aggiornamento del 21 agosto 2021

Se non fosse per il contagio nelle isole (specialmente per l’escalation siciliana), per cui questa quarta ondata ha le dimensioni delle precedenti, potremmo dirci avviati a finire l’estate senza troppi pensieri. Ma anche a queste fiammate siamo più che abituati, sappiamo che tendono a estinguersi rapidamente, e nell’attesa proviamo a riassumere la situazione più in generale, facendo riferimento al grafico della slide 7, che ho riformulato per l’occasione.

Si mostra qui l’andamento del contagio e dei suoi effetti (ricoveri, terapie intensive, decessi) negli ultimi 12 mesi, esattamente da un anno fa ad oggi. Le curve sono sincronizzate meglio possibile, in altezza (la scala di destra è quella della curva blu, di incidenza, ossia dei nuovi casi settimanali ogni 100.000 abitanti, la scala a sinistra è per le altre curve, che contano rispettivamente i ricoveri ogni 100.000 abitanti, le TI ogni milione di abitanti, e i decessi settimanali ogni milione di abitanti), e lungo l’asse orizzontale del tempo (le ospedalizzazioni sono arretrate di 7 giorni, i decessi di 14: questi ritardi sono approssimativi, ovviamente, ma come vedete dai profili delle curve, aggiustano abbastanza bene gli andamenti tra di loro).

Fatto ciò, abbiamo di fronte un piccolo concentrato di informazioni, dal quale si trae soprattutto un messaggio, che ho esplicitato con un paio di frecce, e che chi legge questa pagina già conosce (scuserete se idealmente mi rivolgo a un eventuale nuovo lettore, magari ancora dubbioso sull’efficacia della vaccinazione): nell’ultimo mese si è registrato l’atteso fenomeno della “divaricazione” tra incidenza e conseguenze dell’infezione, cioè, detto più chiaramente, a parità di contagio sono minori gli effetti gravi. Ora la linea blu sale decisamente staccata dalle curve delle ospedalizzazioni e dei decessi, mentre un anno fa a quest’epoca correvano ancora perfettamente compatte, come pure, complessivamente, nel corso della seconda e terza ondata.

Va detto, a onor del vero, che gli andamenti dei ricoveri e TI sono maggiormente influenzati dalla coda delle ondate precedenti (è contato infatti il numero complessivo dei degenti, non quello degli ingressi), e questo spiega perché esse hanno un picco più basso, rispetto all’incidenza, nella seconda ondata e non nella terza. Qui però si è cominciato anche ad avvertire lo spostamento dell’età media, come ricorderete, con un maggior carico delle Terapie Intensive, senza aumento della letalità, anzi con una relativa riduzione della linea rossa (ricordo che le aree critiche sono più raramente occupate da persone oltre gli 80 anni, per le quali il trattamento intensivo non porta significativi vantaggi in termini di outcome).

Complessivamente, quindi, si riconosce l’estrema suscettibilità della nostra popolazione lo scorso autunno, e un primo effetto protettivo, almeno sugli anziani, nei primi mesi di quest’anno, pur in presenza di una nuova ondata di contagio sostenuta dalla esuberanza della variante inglese (Alpha).

Sbaglieremmo certamente a farci un’idea della Delta solo sulla scorta della piccola quarta ondata attuale, che indubbiamente finora ha suonato con la sordina, Sicilia permettendo, nel bel mezzo dell’estate e con la progressiva immunizzazione della popolazione. Ma è proprio qui che il grafico ci viene in soccorso. Mostrandoci non tanto l’ampiezza dell’ondata – che possiamo attenderci maggiore, andando avanti – ma la riduzione, notevole, del rapporto ricoveri/incidenza, TI/incidenza, decessi/incidenza.

Per essere più espliciti, anche visivamente, mostriamo questi rapporti nella stessa slide (selezionate in alto “Rapporti”). Nel mese di luglio, proprio mentre la variante Delta conquistava la penisola, tutti e tre si riducevano di 4-5 volte, e tutt’ora rimangono largamente al di sotto dell’andamento che hanno avuto nel corso dell’epidemia.

Sono le slide 19 e 20 a darci ragione di questo cambiamento, così come sappiamo da quelle slide che la gran parte della quota residua di ospedalizzazioni e decessi è sostenuta da una piccola parte di popolazione non vaccinata (piccola in particolare nella fascia alta di età, tutt’ora la più esposta alle conseguenze più severe dell’infezione). Abbiamo detto molte volte che l’estensione della vaccinazione anche a questa parte risolverebbe del tutto il problema, ed è ben chiaro che accettare che vi sia questa parte residua di non immunizzati significa dover accettare che vi sia una parte residua di ricoveri e morti. Tertium non datur, e ho personalmente apprezzato la saggezza della attuale cabina di regia, che allontana l’opzione delle restrizioni generalizzate: inique, inefficaci e insostenibili.

Il tema che rimane è quello di indovinare il prosieguo della slide 7, ossia quanto, nelle prossime settimane e mesi, si alzerà di nuovo la linea blu dell’incidenza, sollevando – per quanto poco – le altre curve, e se eventualmente registreremo ulteriore calo nel rapporto tra contagio e suoi effetti, con l’ulteriore avanzamento delle vaccinazioni. Ho la sensazione che, come troppo spesso in passato, l’attenzione collettiva continui a focalizzarsi eccessivamente sui ragazzi, e sulle scuole, e che il contributo – onorevole, ancorché un po’ estorto, diciamolo pure – dei giovani vaccinati sarà marginale nel contenimento di quegli effetti, così come marginale è stato nel generarli in passato. Certo, si riduce, in parte, la circolazione virale. Ma portare gli adulti al vaccino è assai più urgente, specie sopra i 50 anni, può salvare loro la vita e può salvare la vita dei tanti – giovani, vecchi, vaccinati e non – che attendono, spesso senza saperlo, che il sistema sanitario torni ad occuparsi di molti altri problemi nascosti, a fare prevenzione e cura precoce dei tumori e delle altre malattie, e a poterlo fare a pieno regime.

Nel dibattito pubblico queste voci non entrano, tantomeno sui social, ove spesso si discute a vuoto di diritti inviolabili e libertà personali, perdendo di vista la dimensione dei problemi, e i limiti delle prerogative individuali di fronte alle necessità collettive.

Un caro saluto

Paolo Spada