Aggiornamento del 20 marzo 2021

Aggiornamento del 20 marzo 2021

🇮🇹   Signori, si scende! La curva inizia a calare, e gli ospedali seguiranno. Teniamo duro, con un po’ più di coraggio.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 23832 i nuovi positivi, su 354480 tamponi (6.7%) e 116833 persone testate (20.4%).

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 22072 nuovi positivi al giorno, ossia -82 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era +581).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -0.4% (ieri era +2.7%, il giorno prima +5.2%, prima ancora +7.7%, +8.4%, +9.8%, +9.5%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Valle d’Aosta (+93.6% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Calabria (+27%), Puglia (+12.9%), Sicilia (+12.9%), Lazio (+11.9%), Toscana (+8.6%), Veneto (+7%), Piemonte (+6.6%), Liguria (+5.6%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 259 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Friuli VG, con 459 casi, seguono Emilia Romagna (408), Piemonte (353), e Marche (325). L’incidenza più bassa è in Sardegna, con 45 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.

💊  Oggi +203 RICOVERI, +23 TERAPIE INTENSIVE, e 401 DECESSI.

Abbiamo attualmente 27061 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 41% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +415 pazienti al giorno (era +493 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata +12%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di +23 pazienti, con 243 ingressi e 220 uscite (ieri sono stati 244/213, il giorno prima 249/233). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del +10.7% (ieri era +16.1%, il giorno prima +15.3%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 3387, pari al 37% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di +58 pazienti al giorno (era +59 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata +13.6%.

In media abbiamo avuto in Italia 394 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 329 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +19.9% (ieri era +16.7%, il giorno prima +20.9%, prima ancora +20.5%, +15.1%, +11%, +13.1%).

In sette giorni abbiamo avuto 4.63 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).

📊    Ad oggi abbiamo somministrato 7532035 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con prime e seconde dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

⚠  Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159

🔵   I dati di oggi certificano quel che voi (solo voi però) sapete già da qualche giorno: siamo in cima, anzi cominciamo finalmente a scendere. E anche questa terza ondata presto ce la metteremo alle spalle. Come sempre, mi riferisco qui al dato nazionale, e ognuno di voi potrà guardare nelle slide quello di ogni Regione e Provincia, alcune ancora indietro, altre già avanti lungo la discesa.

Vorrei essere chiaro su un punto: il momento è importante perché chiarisce che non vi saranno imminenti ulteriori peggioramenti, e che anzi la situazione volge a nostro favore, con buona pace di chi prevedeva 40mila nuovi casi al giorno per fine mese. Però abbiamo ancora alcune settimane molto pesanti negli ospedali, molte persone lottano letteralmente per sopravvivere, e tanti non ce la faranno. I carichi sanitari, e le loro tristi conseguenze, sono ormai una matematica derivazione della curva di contagio, e mai vorrei che si scambiasse il sollievo di vederne la discesa con una minimizzazione dei suoi effetti. Al contrario, è proprio perché conosciamo le conseguenze dirette, solo un poco ritardate, di quella curva, che ne festeggiamo ora il ridimensionamento. E ne dobbiamo anche, onestamente, riconoscerne le proporzioni, sicuramente inferiori alle precedenti, nonostante le temibili varianti virali, senza le quali probabilmente non avremmo avuto affatto una vera terza ondata.

A questo proposito, faccio notare che le dimensioni del carico ospedaliero è oggi tale principalmente perché è sommato alla lunga coda dell’ondata precedente, che invece nasceva a reparti covid vuoti. Non vi lasciate quindi ingannare dai numeri delle TI e dei reparti, che sono effettivamente in assoluto elevati, ma non rendono giustizia di un fenomeno che, a tutti gli effetti, è risultato complessivamente gestibile, se pur con le tante ricadute, non solo sanitarie, e che sarebbe stato probabilmente meglio affrontabile con qualche accortezza in più sul sistema di monitoraggio.
Mi scuseranno i lettori assidui di questa rubrica se torno sulla questione Rt, che loro ben conoscono, visto che da molti mesi ne parliamo con cadenza quasi settimanale, praticamente ogni volta che la Cabina di Regia pubblica il report del monitoraggio, e il Ministero firma le ordinanze di assegnazione dei colori. Abbiamo sperato a lungo che l’indice Rt non vincolasse più le scelte, e di fatto in molti casi ci è parso che anche a quel tavolo la stima stesse perdendo il peso – schiacciante – che aveva sempre avuto rispetto agli altri indicatori, a favore forse dell’incidenza (casi settimanali ogni 100.000 abitanti). Da mesi diciamo, e dimostriamo “visivamente” alla slide 9, che l’Rt fotografa una situazione di circa 10 giorni prima. Il che può andare bene in una condizione epidemica stabile, ma diventa del tutto inaffidabile nei momenti di salita e discesa, in cui spesso l’indicatore risulta “fuori fase”, come abbiamo visto in molte occasioni recenti.

A parte quindi episodi in cui la stima Rt appare di per sé esagerata (ricorderete il caso della Lombardia, ma è lecito avere dubbi anche sui valori del Lazio della settimana scorsa, e su quelli della Campania a questo giro), il problema della asincronia con il contagio è sistematico, non occasionale, e il suo ritardo rende perfino prevedibile la stima della prossima settimana, sulla scorta della curva delle variazioni percentuali dei casi in 7 giorni, che ne precedono l’andamento.

Che quest’ultima osservazione l’abbia dovuta fare io è già di per sé abbastanza disarmante. Ma molte voci, più autorevoli della mia, si sono aggiunte in questi mesi riguardo l’Rt, e pareva, appunto, che si prospettasse un progressivo pensionamento di questo, a favore di parametri più tempestivi (tra cui la soglia dei 250 casi, che pure può essere meglio modulata, ma almeno va verso la direzione giusta).

Invece mi pare che di nuovo, per la retrocessione della Sardegna in zona arancione, si sia guardato prevalentemente quel valore di 1.08, che risale però ai primi giorni del mese, in cui peraltro la zona bianca era appena stata disposta, ed era del tutto prematuro attribuire ad essa l’aumento delle variazioni percentuali che anche qui registravamo. Di fatto quegli aumenti sono in gran parte rientrati, nei giorni successivi, e considerati i valori di incidenza particolarmente bassi, penso si potesse attendere ancora, prima di dichiarare fallito l’esperimento.

Si trattava infatti della prima – e unica – zona bianca, e sarebbe stato interessante poter valutare, con ampi margini di sicurezza e di manovra, la risposta del territorio all’assenza di significative restrizioni. Ci si è affrettati a coprire tutto di nuovo di arancione, a cui sarà facile, quanto discutibile, attribuire a posteriori il merito del controllo del contagio. Così però non ne usciamo più: se non proviamo, almeno, a convivere con livelli più che accettabili di incidenza, e di impatto sugli ospedali, quali quelli attuali della Sardegna, che prospettive ci poniamo per i mesi a venire nel resto del Paese?

Bisogna adottare un sistema – anche questo lo diciamo da mesi, ma non smetteremo di farlo – che ci consenta di isolare i focolai là dove si sviluppano, nel più piccolo ambito possibile e nel più breve tempo possibile, anziché reagire tardivamente, e su un’intera Regione. Anche per la Sardegna si trattava eventualmente di intervenire localmente, visto che le segnalazioni c’erano. Deve essere chiaro che abbiamo di fronte mesi in cui dovremo gestire una transizione graduale che ci porti dal blocco attuale di tutto il Paese fino al completo ripristino del tracciamento casa per casa. Quanto ci vorrà ancora per comprendere che si deve spostare il focus almeno a livello provinciale? Coraggio signori, possiamo farlo.

 

Un caro saluto

Paolo Spada

 

PS Nota tecnica: per un baco di Facebook (o un’ordita trama di qualche hater), non posso più commentare su questa pagina. In attesa di risolvere il guaio questo post è pubblicato dalla nostra mitica Chiara Barbieri, instancabile coordinatrice di PDO. A lei tutti i miei ringraziamenti, a voi le scuse per il mio silenzio: ma vi leggo!
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
3356331 pazienti COVID-19, di cui 2686236 guariti, 565453 attualmente positivi (27061 ricoverati in reparto, 3387 in Terapia Intensiva, 535005 in isolamento domiciliare), e 104642 pazienti deceduti.