Aggiornamento del 20 dicembre 2020

Aggiornamento del 20 dicembre 2020

🇮🇹   Situazione stabile, vien da dire: per fortuna. Numeri ancora buoni. Qualche considerazione sul momento, che ci mette davvero alla prova.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 15104 i NUOVI POSITIVI, su 137420 TAMPONI (11%) e 64294 PERSONE TESTATE (23,49%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 16010 nuovi positivi al giorno, ossia -394 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -126).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -2,4% (ieri era -0,8%, il giorno prima +1,3%, prima ancora -2,5%, -8,2%, -17,1%, -19,7%). Le variazioni percentuali risultano essere l’indicatore più rapido dell’andamento del contagio, e precedono la stima dell’Rt. Nei grafici potete controllare il trend della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Trento (+39% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Basilicata (+24,5%), Friuli VG (+10,4%), Valle d’Aosta (+10,3%), Calabria (+7,6%), Lombardia (+6,9%), Liguria (+6,5%), Veneto (+3,5%), Marche (+2,7%).

Oltre alle variazioni, è importante naturalmente il valore di INCIDENZA, che contiamo anche qui su sette giorni, e suggeriamo di rapportare alla popolazione. Su base nazionale siamo a 183 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti/settimana. Nei grafici e nelle mappe trovate tutti i valori di incidenza attuali delle Regioni e Province italiane. I valori più elevati tra le Regioni sono al momento in Veneto, con 536 casi ogni 100.000 abitanti negli ultimi sette giorni. Seguono Friuli VG (420), Trento (322), e Bolzano (252). L’incidenza più bassa è in Calabria, con 70 casi.
L’ECDC pubblica una volta alla settimana i valori di incidenza dei Paesi d’Europa. Al 14/12 i valori medi delle due settimane precedenti sono: Spagna: 109, Francia: 118, Regno Unito: 174, Germania: 171, Paesi Bassi: 273, Belgio: 134, Austria: 236, Svezia: 369, Romania: 218, Portogallo: 262, Polonia: 198, Rep.Ceca: 288.

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora risentono dell’uso dei test rapidi antigenici, di norma non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Queste percentuali risultano pertanto al momento poco significative.

💊  Oggi -206 RICOVERI, -41 TERAPIE INTENSIVE, e 352 DECESSI.

Abbiamo attualmente 25158 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 39% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS, aggiornamento 19/12/2020). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -368 pazienti al giorno (era -379 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -9,3%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -41 pazienti, con 121 ingressi e 162 uscite (ieri sono stati 160/195, il giorno prima 189/225). I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2743, pari al 32% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS, aggiornamento 19/12/2020). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -59 pazienti al giorno (era -42 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -13,1%.

In media abbiamo avuto in Italia 611 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 635 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -3,7% (ieri era -2,5%, il giorno prima -0,6%, prima ancora +0,1%, +2,2%, -5,4%, -12,4%).

In sette giorni abbiamo avuto 7,15 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 3,15, Francia: 4,15, Regno Unito: 4,45, Germania: 3,45, Paesi Bassi: 2, Belgio: 5,7, Austria: 8,45, Svezia: 2,5, Romania: 5,65, Portogallo: 5,5, Polonia: 7,7, Rep.Ceca: 6,9 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento 14/12/2020).

📊   Trovate questi e molti altri dati nelle slide, tra cui anche quelli sull’ETA’ e sullo STATO CLINICO dei pazienti, che ricaviamo rielaborando periodicamente le tabelle mostrate nella dashboard di ISS, riferite ai casi degli ultimi 30 giorni.

🔵   Si conferma in questi giorni una situazione di sostanziale stabilità, in cui vi sono variazioni di segno opposto da parte di alcune Regioni, ma complessivamente l’andazzo rimane costante (pur al netto dei vari rimesci e riconteggi, che hanno spostato numeri consistenti, ma senza alterare più di tanto il dato globale). Un’altra buona notizia è che il Veneto sta forse cominciando a scendere.

Mi rendo conto di aver scritto “un’altra” come se la stabilità fosse già di per sé una buona notizia, mentre legittimamente ci si poteva augurare che la curva nazionale del contagio calasse ancora un po’. Diciamo che noi per il momento ci contentiamo di non risalire.

Per l’occasione ho impiegato un po’ di tempo, ma alla fine sono riuscito a fare in modo che nei grafici di comparazione tra le variazioni percentuali e la stima Rt (e tra queste e l’andamento dei casi, cioè le slide 5-6-7) la linea di “orizzonte” coincida sia con il valore di variazione 0% che con quello di Rt uguale 1. Si tratta cioè in entrambi i casi della situazione in cui il contagio resta stabile. Ho colorato di verde l’area al di sotto della linea, in cui si prevede che i casi diminuiscano, e di rosso l’area al di sopra, in cui il contagio aumenta. Se guardate la slide 7 dovete ammettere che la relazione tra variazioni e Rt è costante, e si vede bene che le variazioni precedono di diversi giorni l’Rt.

Perché perderci tanto tempo? La risposta è data da alcune considerazioni, che sono un po’ un riassunto di tante che abbiamo già fatto, ma che conviene riprendere:

  1. La possibilità di una seconda ondata era stata ampiamente prevista, ma la sua entità è stata determinata anche dal ritardo con il quale le misure di contenimento sono state messe in atto. Probabilmente, la percezione del pericolo da parte delle persone vi si è opposta più velocemente delle restrizioni, comunque al prezzo di una curva salita oltre i 600 casi per 100.000 abitanti e del numero elevato di morti che ne consegue ancora oggi. Come per la prima fase di marzo, anche stavolta altri Paesi non hanno saputo fare molto di meglio (e anche stavolta dobbiamo rifletterci, per evitare di ricadere negli stessi errori).
  2. La stima Rt è ancora al momento il riferimento principale tra quelli considerati dai consulenti del Governo per modulare le restrizioni. Pare di riconoscere, proprio dalla slide 7, che si stia lavorando per rendere questo indicatore più pronto: il distacco temporale dalle variazioni percentuali si è un poco ridotto, ma restano comunque diversi giorni di latenza, che possono essere determinanti.
  3. È presumibile che il lockdown natalizio abbassi ulteriormente il livello di contagio, o che almeno riduca le probabilità che i primi cenni di ripresa si trasformino in una ulteriore ondata. Va tuttavia notato che in questo caso si è agito preventivamente, cioè valutando elevato il rischio correlato alle occasioni di incontro nelle Feste, e non in base al monitoraggio o a un indicatore in particolare. Siamo dunque tuttora esposti – se non subito, al termine delle Feste – al rischio di una nuova risalita “alla cieca”.
  4. I “chiusuristi” a oltranza sostengono a questo proposito che altro non vi sia da fare che tenere tutto chiuso. Qui abbiamo sempre sostenuto che si debbano cercare alternative, e contemperare le esigenze del contenimento con quelle della vita (lavorativa, psicologica, educativa, sociale ecc.). Confidiamo che si avverta presto l’effetto della vaccinazione, ma non è immaginabile una Italia “zona rossa” sino a primavera. Del resto, solo un ingenuo potrebbe pensare di riaprire e ignorare le conseguenze del contagio, non solo per motivi di doverosa considerazione per le persone anziane e fragili, ma perché nessun sistema sociale ed economico funziona in quelle condizioni. Per non parlare di tutte le altre patologie che attendono, e del fatto che gli stessi minimizzatori si ammalano (anche più degli altri, sembrerebbe).
  5. L’unica strada, a mio sommesso avviso, resta l’impiego di misure di contenimento “intelligenti”, ossia non generalizzate e ubiquitarie (come quelle attuali), ma dosate razionalmente in base a indicatori dettagliati e rapidi. La strada iniziata a novembre va ripresa e migliorata. Variazioni percentuali ed incidenza, due tra le spie più importanti che abbiamo, devono essere rilevate in tempi brevissimi (per darvi un’idea, al momento il dato di incidenza considerato dalla cabina di regia tra i 21 indicatori si riferisce alle due settimane prima del 13 dicembre: una vita fa, considerata la velocità del virus, e la parte di latenza ineliminabile in questi dati). Tolta decisamente l’opzione “tutta l’Italia”, supererei anche lo schematismo per Regione, sollecitando misure differenziate perfino per Provincia: le aree metropolitane sono più esposte delle altre, ogni situazione ha esigenze diverse. Alcune attività, o spostamenti, non generano contagio rilevante: sarebbe bene tornare a dare maggiore libertà alle persone, focalizzando i divieti sui pericoli reali (locali pubblici chiusi, non posti all’aperto; trasporti, non scuole), favorendo la contingentazione e i controlli invece della chiusura. I Comuni, ad esempio, hanno quasi sempre la migliore conoscenza del territorio: è paradossale che i Sindaci spesso non abbiano nemmeno in mano i dati del contagio, gelosamente custoditi dalle ASL. Si devono a loro molte tra le soluzioni più efficaci e concrete messe in atto in questa epidemia: diamo loro credito.
  6. E infine teniamo duro. Ho letto troppi commenti depressi in questi giorni, troppo scoramento, troppo pessimismo. Nessuno si augurava questo momento, lo capisco, e ci sta anche che ci si lasci un po’ andare. Ma non facciamo del bene a nessuno, men che meno a noi stessi, se non recuperiamo le forze. Avete sentito parlare del “muro” del maratoneta? È una terribile stanchezza, apparentemente invincibile, insuperabile, che porta molti corridori ad abbandonare la gara. Lo incontri al 30° chilometro, quando te ne mancano ancora 12 alla fine. Quello è il momento peggiore: si è già molto stanchi, e manca ancora tanta strada. I maratoneti insegnano che il muro “si abbatte con la testa”, perché l’esaurimento delle forze non è reale, è solo psicologico. Di solito, chi riesce a superare quel momento, poi si riprende, e arriva in fondo.

Ecco, ora siamo al nostro muro: siamo stanchi, abbiamo ancora mesi davanti, e nemmeno sappiamo quanti. Aspettiamoci di non avere più la forza, di sentirci crollare. Aspettiamocelo, perché saperlo fa già tanto, e aiuta a capire che possiamo, e dobbiamo, buttarlo giù con la testa, questo muro.


Un abbraccio (e grazie per l’affetto di ieri sera, e di sempre)

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
1953185 pazienti COVID-19, di cui 1261626 guariti, 622760 attualmente positivi (25158 ricoverati in reparto, 2743 in Terapia Intensiva, 594859 in isolamento domiciliare), e 68799 pazienti deceduti.