Aggiornamento del 19 dicembre 2021

Aggiornamento del 19 dicembre 2021

Dal punto di vista dell’analisi dei numeri, e in particolare della previsione della loro evoluzione, raramente in questi due anni siamo stati tanto incerti. Non solo abbiamo sottostimato le dimensioni di questa nuova ondata – peraltro del tutto attesa – ma tuttora nel cavalcarla fatichiamo a individuarne i segnali precoci, quelle caratteristiche che in passato ci hanno quasi sempre consentito di osservare lo svolgimento del fenomeno avendone già in buona parte descritti i contorni.

Le ragioni dell’incertezza si possono così riassumere:

  1. Siamo tuttora in fase di aumento di contagio, e non è ancora superato il punto di flesso della curva. E’ quindi presumibile che i numeri salgano ancora parecchio, ma nessuno può dire di quanto e per quanto tempo (a meno di speculazioni del tipo “se continua così, tra X giorni arriviamo a Y casi”, che poco o nulla aggiungono, dal momento che non sappiamo se continua così, e nemmeno cosa succederà una volta raggiunto il giorno X). Diciamo che siamo in attesa di vedere flettere le variazioni percentuali su base settimanale, ma che prima di allora fare previsioni lascia il tempo che trova.
  2. In tutta Europa l’ondata ha visto moltiplicarsi i valori di incidenza, mediamente più che da noi, ma in alcuni Paesi si comincia a scendere, o quanto meno a ridurre la velocità di salita. E’ verosimile che anche l’Italia segua quell’andamento, e superi ad esempio i 50 mila casi al giorno nelle prossime settimane, ma come già visto in passato non ci sono certezze, le asincronie sono frequenti, e le eccezioni pure. Che la diversa, più aggressiva e precoce, politica di contenimento italiana possa fare ancora la differenza nelle prossime settimane è auspicabile, ma di nuovo è tutt’altro che garantito.
  3. Sono giorni particolari, naturalmente: il Natale, sia nel periodo immediatamente precedente, che in quello delle Feste, porta con sé un inevitabile aumento di contatto tra le persone, specie al di fuori della abituale cerchia di incontri. Guardato dagli esperti come potenzialmente esplosivo dal punto di vista epidemiologico, il periodo si associa però anche alle vacanze, alla chiusura scolastica, e a una generica riduzione di attività, che giocano a favore. Lo scorso anno, la gran parte dei timori si è rivelata infondata (ma di nuovo: le condizioni sono talmente cambiate, da allora, che fare paragoni e previsioni potrebbe essere fuorviante).
  4. È in arrivo, o più probabilmente già intorno a noi, la variante omicron, di cui si è già letto e ascoltato molto più di quel che si conosce davvero. La sua trasmissività pare ancora maggiore di quella della delta, ma solo nei prossimi giorni avremo un’idea più chiara di come questa attitudine si traduca in numeri di contagio nei Paesi ad elevata vaccinazione, e soprattutto con quali conseguenze. Di certo c’è solo che questa novità introduce un ulteriore elemento di imponderabilità nel novero delle ipotesi, per le prossime settimane.
  5. Siamo quasi tutti vaccinati, e questo aiuta certamente a smorzare l’impatto dell’ondata. Ma una buona parte della popolazione, inclusi molti anziani, non ha ancora la copertura della terza dose, nonostante siano già trascorsi 5 mesi dalla seconda. Ne ho parlato estesamente la scorsa settimana, e non è necessario ripetere: il grafico della slide 21 continua a mostrare come ampie fasce di età stiano virtualmente perdendo lo scudo immunitario del vaccino (almeno in parte, e pare specialmente nei confronti della variante omicron).

Tutte queste ansiogene considerazioni, e molte altre ancora che tralascio per ragioni di spazio, si possono fare per tentare di comprendere l’ingrato compito di chi voglia analizzare la scivolosa situazione attuale, senza però dimenticare che i numeri del contagio sono funzionali solo alla previsione dell’impatto sugli ospedali, ché del resto poco o nulla importa. La forbice degli scenari, logicamente, è qui altrettanto ampia, sebbene parta dalla solida evidenza che le vaccinazioni hanno ridotto sensibilmente la quota di ospedalizzazione, a parità di contagio, e che anche le ultime rilevazioni confermano questa evidenza (slide 23). Vaccinarsi con la terza dose è quindi un imperativo che – questo no – non ci stanchiamo di ripetere. Idem per le vaccinazioni dei bambini, arrivati a un’incidenza di circa 400 contagi ogni 100.000 sui 7 giorni.

Viceversa, rimaniamo fortemente convinti della necessità di evitare il ricorso a misure restrittive generalizzate, che ottengono scarsi risultati in termini di contenimento, avendo invece un sicuro effetto disincentivante sulle vaccinazioni, oltre che ricadute sociali, economiche e psicologiche insostenibili. Anche solo la richiesta di tampone ai vaccinati, salvo in specifici ambiti (es. ospedali), andrebbe evitata con tutte le forze, se si vuole continuare a sostenere la campagna vaccinale e il green pass. La stessa imposizione della mascherina all’aperto, al di fuori delle condizioni di affollamento (che già ora la richiedono), è un controsenso ben difficile da accettare, a maggior ragione dopo tre dosi di vaccino.

Vale però la pena osservare anche che questi giorni sono diversi dagli altri: la rapida diffusione virale merita attenzione particolare da parte di ognuno di noi, qualche cautela in più, far caso ad abitudini e gesti, che comportano ora rischi maggiori, rispetto alle settimane scorse, specie se incontreremo i parenti più anziani.

In questo clima di incertezza complessiva, non sorprende che il Governo si sia concesso qualche giorno ancora prima di assumere ulteriori decisioni, ammesso che ve ne siano da prendere. Più grande mobilitazione si vede invece negli ospedali, e vi assicuro che se non ne potete più voi, figuratevi noi. Per rispetto a chi deve continuare ad affrontare davvero ogni giorno questo virus, vi invito a non cadere, nei commenti, nella trappola della minimizzazione, e a mantenere il beneficio del dubbio, anche quando pensate di aver capito ogni cosa.

A tutti quelli – non mancano mai – che invece si preparano alla catastrofe definitiva, rinnovo l’invito a coltivare l’ottimismo, vera forza motrice dell’uomo e della scienza. Nonostante tutto, questo Natale sarà migliore di quello passato, e con ogni probabilità il prossimo sarà migliore di questo. Mettiamoci impegno e fiducia, e le cose si sistemeranno.

[Nelle prossime settimane resterò in contatto aggiornando i grafici, spero con la stessa puntualità, ma non garantisco di poter aggiungere altro. Vi ringrazio molto per la costanza – direi quasi l’affetto – con cui avete seguito questa rubrica, e vi auguro di cuore buone Feste]

Un abbraccio

Paolo Spada