Aggiornamento del 17 luglio 2021

Aggiornamento del 17 luglio 2021

So già che nei prossimi giorni avrò poco tempo da dedicare al commento, quindi facciamo il punto oggi che è sabato, aggiungendo ancora un’altra slide per fare qualche utile riflessione anche nei prossimi giorni.

Cominciamo col dire che eravamo già consapevoli che presto si sarebbe tornati a parlare di Rt, ma ci auguriamo che si resista, e si accantoni definitivamente come driver delle decisioni. Come i lettori di questa rubrica sanno da molti mesi, quella stima rappresenta esclusivamente un indicatore di tendenza sul contagio, ma molto in ritardo: le variazioni percentuali di incidenza anticipano l’Rt di ben 11 giorni, come abbiamo sempre mostrato nel grafico che per l’occasione ho rimesso alla sua storica posizione in slide 9. Quello stesso grafico consente già oggi di sapere che il valore di Rt comunicato alla stampa ieri, 0.91, è destinato a salire a circa 1.4 la prossima settimana (e oltre nei giorni successivi: insomma, calcolato correttamente oggi sarebbe forse oltre 1.6). D’altronde, è il significato stesso dell’indicatore a dirci ora che non funziona: 0.91 è ancora sotto a 1, quindi fotografa una situazione di contagio in discesa, certo meno rapida di prima (0.66) ma pur sempre in discesa, come era appunto quella di due settimane fa. E’ perfino un po’ ridicolo che venga comunicato, un valore del genere, che plasticamente descrive la totale inutilità di quella stima.

Ma sappiamo anche che c’è un’altra valida ragione per cui Rt va abbandonato: parla solo del contagio, e nulla dice della gravità di quei pazienti, pur sintomatici, che vengono contati. Dal momento che la vaccinazione soprattutto protegge dalle più temibili conseguenze dell’infezione, quell’indicatore non basta più, e la sua salita non deve necessariamente allarmare. E’ altrettanto scontato che i numeri degli ospedali risentiranno di questa risalita, ma la questione è quanto. Respingiamo fin d’ora l’idea, che leggo ancora espressa a chiare lettere, che si possa e si debba arrivare a mortalità zero, a ospedali vuoti, e che non vi sia un impatto, per quanto piccolo, che si possa considerare accettabile, considerato che non possiamo realisticamente attendere nascosti che l’epidemia finisca e il virus scompaia. A chi – pur con le migliori intenzioni – persegue l’obiettivo “zero”, domando sommessamente cosa venisse fatto in passato per evitare gli 8-10mila decessi attribuibili all’influenza (per cui avevamo anche il vaccino, e non facevamo manco quello). Tutto si può migliorare, certamente, e le brutte esperienze aiutano anche a mettere a fuoco i problemi irrisolti. Purché non ci si faccia inviluppare in una spirale di prevenzione ossessiva, che tante volte abbiamo ricordato diventare essa stessa foriera di altri guai, forse peggiori, oltre che del detrimento di molte attività umane, di cui purtroppo nessuno più si cura. Ma torniamo alla salita imperiosa delle variazioni percentuali (ormai prossime al 100%, cioè al raddoppio dei casi nei sette giorni sui sette precedenti), e dell’Rt, se fosse in tempo reale.

È proprio riguardando la slide 9 che mi è venuto in mente di provare ad aggiungere la successiva, la slide 10, per confrontare la situazione attuale con l’altro momento in cui abbiamo visto crescere così rapidamente quegli indicatori, cioè all’inizio della seconda ondata (ottobre 2020). Le curve delle variazioni percentuali hanno la stessa forma, ma sincronizzando le date su quelle variazioni, i valori assoluti dei ricoveri, delle TI e dei decessi, hanno per il momento andamento diverso. Curiosamente, anche le rispettive curve di variazioni percentuali (intendo quelle calcolate su ricoveri, TI e decessi) hanno le stesse forme, ma valori inferiori. Per ora, quelle di luglio 2021 restano al di sotto della linea dello zero, e se dovessero seguire lo stesso andamento di ottobre 2020, si intuisce che tutte e tre avrebbero una fase a segno positivo (che comincia proprio adesso, nei prossimi giorni), ma ridotta in altezza di 40 punti percentuali. Insomma, staremo a vedere, ma per il momento le cose vanno come devono, o almeno come ci si aspetta che vadano con una popolazione fragile largamente protetta, e una stagione estiva che ha già perso tutto il suo vantaggio davanti a un virus assai più contagioso di quello del 2020.

Credo ci siano nei grafici molti strumenti per seguire quindi nei prossimi giorni questo andamento, in buona autonomia. Faccio notare che non sarà facile per noi qui, figuriamoci per chi segue i media tradizionali, che non sono nemmeno riusciti in un anno a fare una media mobile. Sarà un problema, perché definire, e valutare, l’aumento degli ospedali, e con esso il grado di resistenza della grande muraglia vaccinale (ancora incompleta, ma già bella robusta) sarà l’esercizio di questi prossimi mesi, e da esso dipenderà tutto il resto.

Un caro saluto

Paolo Spada