Aggiornamento del 17 dicembre 2020

Aggiornamento del 17 dicembre 2020

🇮🇹   Suona un campanello d’allarme, ma abbiamo tempo per calibrare la risposta. Non buttiamo via quanto di buono abbiamo fatto.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 18235 i NUOVI POSITIVI, su 185320 TAMPONI (9,8%) e 80778 PERSONE TESTATE (22,57%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 17033 nuovi positivi al giorno, ossia -441 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -1507).
La variazione percentuale dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -2,5% (ieri era -8,2%, il giorno prima -17,1%, prima ancora -19,7%, -20,1%, -20,4%, -22,4%). Abbiamo verificato che l’andamento di questo valore è l’indicatore predittivo più affidabile del contagio (meglio della stima dell’Rt): nei grafici potete controllare il trend della vostra Regione e Provincia.

Siamo a 199 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti/settimana. Per confronto, in Europa: Spagna: 109, Francia: 118, Regno Unito: 174, Germania: 171, Paesi Bassi: 273, Belgio: 134, Austria: 236, Svezia: 369, Romania: 218, Portogallo: 262, Polonia: 198, Rep.Ceca: 288 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento 14/12/2020). Nei grafici e nelle mappe trovate anche tutti i valori di incidenza attuali delle Regioni e Province italiane.

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora risentono dell’uso dei test rapidi antigenici, di norma non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Queste percentuali risultano pertanto al momento poco significative.

💊  Oggi -470 RICOVERI, -71 TERAPIE INTENSIVE, e 683 DECESSI.

Abbiamo attualmente 26427 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 40% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS, aggiornamento 16/12/2020). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -380 pazienti al giorno (era -383 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -9,1%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -71 pazienti, con 183 ingressi e 254 uscite (ieri sono stati 191/268, il giorno prima 199/291). I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2855, pari al 33% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS, aggiornamento 16/12/2020). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -62 pazienti al giorno (era -44 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -13,2%.

In media abbiamo avuto in Italia 656 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 655 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +0,1% (ieri era +2,2%, il giorno prima -5,4%, prima ancora -12,4%, -14,1%, -12,2%, -12,4%).

In sette giorni abbiamo avuto 7,68 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 3,15, Francia: 4,15, Regno Unito: 4,45, Germania: 3,45, Paesi Bassi: 2, Belgio: 5,7, Austria: 8,45, Svezia: 2,5, Romania: 5,65, Portogallo: 5,5, Polonia: 7,7, Rep.Ceca: 6,9 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento 14/12/2020).

📊   Trovate questi e molti altri dati nelle slide, tra cui anche quelli sull’ETA’ e sullo STATO CLINICO dei pazienti, che ricaviamo rielaborando periodicamente le tabelle mostrate nella dashboard di ISS, riferite ai casi degli ultimi 30 giorni.

🔵    I numeri di oggi rafforzano la sensazione dei giorni scorsi, cioè quella di una curva che ha smesso di scendere. Suona un campanello d’allarme dalle variazioni percentuali sui 7 giorni, che tuttavia dobbiamo prendere con cautela, perché, come dicevo ieri, nei sette giorni precedenti era incluso un martedì extra di festa, e il numero di test nella settimana, e quindi di casi rilevati, risulta ora maggiore, per forza di cose. Tuttavia, ripeto che il vento è cambiato, e piano piano dobbiamo prenderne atto. Qualche giorno ancora ci convincerà di questo (il confronto si può fare anche giovedì con giovedì, venerdì con venerdì ecc., tanto per dire), e non si tratta comunque di fenomeno che richieda per ora un repentino cambio di rotta, checché se ne dica: tempo ne abbiamo, e anzi, meglio dosare le risposte con cautela, ricordando sempre che ogni volta che si chiude qualcosa, ci sono persone – tante persone – che rischiano di non riaprire, solo per citare la conseguenza più semplice (poi ci sono quelle più profonde, più nascoste, più tardive, quelle sui giovani e quelle sui meno giovani: la lista è lunga, e ne abbiamo parlato in molte pillole, per cui diamola per assodata. Ma ricordiamocene sempre, ecco).

Quello che invece va considerato è che quindi ci troviamo, come preventivato da settimane, in una condizione di circolazione virale non bassa, e piuttosto vulnerabile: la quota di soggetti che si ammalano è largamente superiore a quella che tracciamo, e solo con misure collettive si può continuare a interferire su quell’ampio “sommerso” che ci sfugge, e mantiene il contagio. Però ecco: collettive sì, ma non dovrebbero essere misure generalizzate, uguali per tutti e spalmate in modo indistinto. L’incendio cova, e può riesplodere fortissimo, ma alcune aree sono più esposte, in alcuni punti ci sono fiamme ancora alte, in altre ampie zone il rischio è invece basso, il fuoco non attacca. Usare lo stesso impegno ovunque rischia di ottenere effetti scarsi in un punto ed eccessivi nell’altro.

Spiace insomma che si voglia tornare a provvedimenti a tappeto, mentre i tempi sarebbero maturi per una maggiore precisione, nello spazio, nel tempo e nel tipo di attività da fermare.

E questo, sia chiaro, non riguarda solo le feste di Natale, ma i mesi che abbiamo di fronte. Un lockdown severo e ubiquitario può sembrare ora necessario per farci arrivare a gennaio in condizione di poter riprendere le attività – specie quelle scolastiche – ma poi? Se per allora non avremo in mano un sistema di sorveglianza e risposta rapido, efficace e poco invasivo, che facciamo? Un altro lockdown globale dopo altre tre settimane? Non siamo già ora al picco: siamo alla valle (se pur valle di montagna, diciamo così), almeno nella gran parte delle regioni. Perché non provare adesso a calibrare quel sistema? Dovremo sempre confrontarci solo con la serrata totale, o vogliamo provare ad affinare il metodo delle zone a colori, che qualche risultato l’ha certamente portato? Perché buttare via tutto, incluso quel che di buono avevamo, se pur tardivamente, realizzato? I 21 indicatori non sono ben tarati? La stima Rt è lenta? Si possono migliorare le stime e aggiustare il tiro sui vari parametri. Non rinunciamo a distinguere e trattare diversamente le diverse criticità, perché altrimenti il prezzo da pagare sarà sempre troppo caro, o troppo scarso il risultato.

Un caro saluto

Paolo Spada
__________________________________________________

Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
1906377 pazienti COVID-19, di cui 1203814 guariti, 635343 attualmente positivi (26427 ricoverati in reparto, 2855 in Terapia Intensiva, 606061 in isolamento domiciliare), e 67220 pazienti deceduti.