Aggiornamento del 16 gennaio 2022

Aggiornamento del 16 gennaio 2022

Giunti al picco, o plateau, di questa quarta ondata, provo a fare un riepilogo della situazione e a capire cosa ci aspetta ora. Mi rivolgo più volentieri, come sempre, a chi non bazzica spesso questa rubrica e i suoi grafici, a chi è tuttora piuttosto confuso dalle notizie, o ha avuto altro a cui pensare. Mi scuseranno i lettori più esperti.

La curva di contagio è dunque prossima al punto in cui le variazioni percentuali di incidenza nei sette giorni, rispetto ai sette precedenti, si azzerano, per poi divenire negative. Ricordo che esse anticipano di circa 13 giorni la tardiva stima Rt, tuttora diffusa dall’ISS (slide 12), con il risultato bizzarro di un Rt al momento in forte risalita, mentre le variazioni di incidenza stanno calando da un pezzo. Il grafico nazionale è in realtà la somma dell’andamento delle diverse Regioni, e già ora le prime zone stanno varcando la linea della crescita zero, nelle nostre mappe, mentre altre ancora salgono (trovate tutti i dettagli nelle prime slide).

Il contagio è stato intenso, ha raggiunto ampia parte delle persone suscettibili, e presto, non trovandone altrettante, rallenterà. Difficile predire durata e pendenza della discesa, ma ci auguriamo un certo periodo di refrattarietà, prima di una nuova eventuale risalita entro febbraio-marzo. Molto faranno le terze dosi, che probabilmente già oggi hanno contribuito a frenare, se pur con ritardo, l’intensità del fenomeno, e certamente a rendere la quarta ondata complessivamente meno severa delle precedenti (per un colpo d’occhio, slide 4 e 5, selezionando “tutte le date”).

Sarebbe forse più corretto parlare di quinta ondata, contando anche quella dello scorso luglio, in occasione dell’arrivo della variante Delta, la quale, come avvenne per il primo ceppo virale del 2020 (e non ad esempio per la variante “inglese”, Alpha, di marzo 2021), è rimasta in circolazione abbastanza a lungo per far danni anche nei mesi più freddi. Avrebbe segnato certamente numeri meno importanti se non si fosse aggiunta, sul più bello, la variante Omicron, che sta ora sostituendo Delta quasi dappertutto. Questi virus si passano il testimone in modo apparentemente disinvolto, seguendo un solo criterio: vince il più veloce (a infettare). È legittimo credere che non per puro caso alla maggiore trasmissività di Omicron corrisponda una inferiore letalità per l’uomo: la maggiore affinità per le vie aeree superiori spiegherebbe insieme la velocità di contagio e il minor numero di polmoniti (che cominciamo ad apprezzare in ospedale, e nella divaricazione tra curve di ricoveri e TI, già molto evidente in Regno Unito).

Certamente i vaccini hanno contribuito decisamente ad ammortizzare l’impatto di Delta e di Omicron: non granché sul contagio, ma davvero tanto sulle sue conseguenze. Basti considerare un dato, che trovate sempre aggiornato nelle slide: nei nostri ospedali, che al momento sono in effettiva difficoltà per il grande afflusso di pazienti, metà dei ricoveri nei reparti Covid, e due terzi degli ingressi in Terapia Intensiva, sono non vaccinati: figuratevi il disastro se a non essere stati vaccinati fossero il 100% degli over-30 (ora sono solo il 6.7%), o il 100% degli over-40 (sono il 5.2%) o anche solo il 100% degli over-50 (basta l’attuale 3.2% a inchiodare il sistema sanitario). [NB: Anche bambini e ragazzi finiscono talvolta in ospedale, ma certo non è da lì che arrivano i grandi numeri, e i tanti decessi, per fortuna.]

Non serve dunque ricordare le differenze con lo scorso anno (nel caso, c’è una slide apposta, e c’è l’ottimo Alessandro Tapparini, nei commenti) per comprendere, al di là di qualsiasi dubbio, il ruolo fondamentale della vaccinazione, in particolare di quella delle persone più mature, nelle nostre società più sviluppate, tanto ricche quanto lo sono di soggetti anziani e fragili. I quali continueranno a essere in bilico, di fronte alla pur lieve minaccia di un virus dagli effetti simili a quelli delle normali affezioni stagionali, e dannatamente contagioso. Vaccinare tutti, e specialmente loro, resta l’azione più importante, per minimizzare l’impatto (comunque ineliminabile, che ci piaccia o no).

Nei prossimi giorni arriveremo al culmine di questo impatto, con le solite 2-3 settimane di ritardo su quello del contagio. Di nuovo, i media mainstream fingeranno grande sorpresa nel declamare il conto dei ricoveri e dei decessi “delle ultime 24 ore”, e non mancheranno (come ieri, tanto per dire) appelli a misure più restrittive, del tutto fuori tempo (gli appelli, ma anche le misure) rispetto all’andamento ormai più che prevedibile, salvo nuove future invenzioni del virus (dalle quali eventualmente ci si può riparare giusto con le vaccinazioni, non certo con restrizioni preventive).

Si dirà che molta parte hanno fatto anche le mascherine, il distanziamento, il contingentamento di alcune attività, e più in generale l’aver spinto gran parte dei pigri alla vaccinazione con l’obbligo del Green Pass. Sicuramente è così, ma personalmente, con l’arrivo di Omicron, credo che vada rimisurato il rapporto tra peso ed efficacia di ogni regola. Ai miei occhi, resta la giustificazione all’obbligo di vaccinazione degli over-50, e delle mascherine nei luoghi pubblici (almeno per ora), mentre per altre misure c’è già spazio per allentare la morsa, a cominciare dalle norme su quarantene e isolamenti, che bloccano inutilmente milioni di persone, ingolfando il sistema dei tamponi e l’attività dei medici di base. Lo diciamo da molto tempo, e finalmente qualcosa si muove, anche in Italia. [Paolo Bonilauri ha pubblicato ieri qui un esempio di regole più ragionevoli, quelle del CDC americano].

A scanso di equivoci, ricordo che il sollievo di arrivare al picco di un’ondata di contagio non deve giocarci contro: si tratta pur sempre della massima circolazione di virus intorno a noi, che richiede attenzione particolare, non proprio rilassamento. Tiriamo un sospiro, ma facciamolo con la FFP2. Poi lo so, finiremo per prenderlo tutti, questo virus, e non sarà (quasi mai) una tragedia. Ma aiutiamo a ritardare l’invasione endemica, e gli ospedali ce ne saranno grati. Vacciniamo tutti i nostri cari, puntualmente, e i bambini, quando raccomandato. La libertà non è un’insurrezione, è una conquista civile, che abbiamo meritato, tutti insieme.

Un caro saluto

Paolo Spada