Aggiornamento del 17 aprile 2021

Aggiornamento del 17 aprile 2021

🇮🇹   Numeri in lenta discesa, e Italia divisa, non solo nel contagio. Qualche riflessione sulle riaperture.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 15370 i nuovi positivi, su 331734 tamponi (4.6%) e 101648 persone testate (15.12%).

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 14768 nuovi positivi al giorno, ossia -65 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -281).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -0.4% (ieri era -1.8%, il giorno prima -1.8%, prima ancora -7%, -15.4%, -24.9%, -25.5%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Basilicata (+58.6% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Molise (+33.9%), Calabria (+26.2%), Campania (+20.1%), Sicilia (+20.1%), Sardegna (+17.6%), Puglia (+1.9%), Lazio (+1.1%), Marche (-3%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 173 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Valle d’Aosta, con 259 casi, seguono Puglia (247), Basilicata (240), e Campania (237). L’incidenza più bassa è in Bolzano, con 73 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.

💊  Oggi -643 RICOVERI, -26 TERAPIE INTENSIVE, e 310 DECESSI.

Abbiamo attualmente 24100 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 37% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -508 pazienti al giorno (era -119 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -12.9%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -26 pazienti, con 163 ingressi e 189 uscite (ieri sono stati 199/250, il giorno prima 211/284). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del -9.7% (ieri era -11%, il giorno prima -13.7%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 3340, pari al 37% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -35 pazienti al giorno (era -18 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -6.9%.

In media abbiamo avuto in Italia 393 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 426 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -7.6% (ieri era -7.5%, il giorno prima -7.1%, prima ancora -3.9%, +7%, +1.4%, -4.4%).

In sette giorni abbiamo avuto 4.62 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).

📊    Ad oggi abbiamo somministrato 14785115 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con prime e seconde dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

⚠  Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159

🔵   I numeri di oggi confermano le sensazioni dei giorni scorsi. Si scende ancora lentamente, nel dato nazionale, che tuttavia è il risultato di due tendenze piuttosto diverse: un calo più convinto in gran parte del Nord, e un rallentamento, se non addirittura una certa ripresa di circolazione virale, al Sud, pur con valori di incidenza ancora abbastanza contenuti. Li trovate nei grafici, come sempre, Provincia per Provincia.

Gli ospedali sono ancora in calo deciso, complessivamente, nonostante qualche aumento appunto nelle regioni del Sud, e comincia a vedersi bene pure la discesa della curva media dei decessi. A fine mese arriverà il dato ISTAT sull’eccesso di mortalità di marzo, sicuramente significativo, ma confidiamo che con aprile la curva torni sulla linea della media storica.

Le divisioni nel Paese non si limitano ai numeri. In questi giorni i due eserciti che combattono incessantemente l’uno contro l’altro, da oltre un anno, si stanno nuovamente schierando, pronti all’ennesima battaglia. Da una parte, gli “aperturisti”, fautori della rimozione più o meno rapida delle misure contenitive, dall’altra i “chiusuristi”, secondo i quali i rischi sono ancora troppo elevati, e le riaperture premature.

Quella che si prepara è forse la battaglia più importante, perché come noto il governo Draghi ha ora varato un piano piuttosto coraggioso, opponendosi alla linea rigorista che ha caratterizzato gran parte della azione anti-Covid-19 in Italia, e che ha prevalso in particolare negli ultimi mesi. Al principio della “massima precauzione” viene finalmente sostituito, nella presentazione del calendario delle riaperture, quello del “rischio ragionato”, o calcolato.

“Calcolato male”, dice il sempre simpatico Prof. Galli, riconosciuto alfiere dei chiusuristi, il quale ricorda l’elevato numero di casi attivi, circa 500.000, per contare solo quelli registrati (Ndr: non sono veramente tutti attivi: la gran parte attende la guarigione ufficiale, e ha perso da tempo ogni potenziale contagiosità, ma non sottilizziamo), e rimarca la differenza tra noi e la Gran Bretagna, dove il numero di persone vaccinate è enormemente maggiore, e le riaperture sono state possibili solo al termine di un duro lockdown.

Non entro nella questione se le restrizioni inglesi siano state più dure delle nostre (si dovrebbe misurare anche la durata, per valutare davvero la durezza dell’impatto sulle persone), ma faccio sommessamente notare che il risultato ottenuto oltremanica è anche il frutto di un azzardo, di una coraggiosa quanto determinata risoluzione di Londra a vaccinare tutti con una sola dose, iniziando prima delle approvazioni europee, e senza esitazioni di fronte alle pochissime segnalazioni di reazioni avverse. Giusto o sbagliato che sia, se si vuole portare il Regno Unito come esempio, si dovrebbe anche ammettere che è proprio la nostra iper-cautela che ci distingue da loro. Lenti e pavidi, è un anno che perdiamo occasioni preziose, traducendo in bizantinismi normativi le nostre paure. Sotto l’alibi formale della prudenza abbiamo messo un Paese intero in naftalina, senza metter mano ad alcuno dei suoi vecchi problemi, e mancando troppo spesso di dare risposte semplici e veloci, che pure sarebbero state disponibili. Dalla raccolta dei dati ai test diagnostici, dalle quarantene ai trasporti, dalle terapie domiciliari agli anticorpi monoclonali, sono infinite le situazioni che richiedevano soluzioni ragionevoli e spicce, e che sono rimaste ingabbiate in pastoie burocratiche, pelosi ritardi, e inspiegabili cautele. Si muore anche di eccessiva prudenza, questo è certo.

Galli non è indubbiamente l’unico a portare numeri, per contestare la disinvoltura con cui ci si appresta a riavviare le zone gialle, e con esse buona parte delle attività ora vietate. Il commento del Sole24Ore al bollettino quotidiano paventa le possibili ricadute: “1) alimentare continuamente il bacino dell’infezione, e quindi rallentare il calo dei positivi, dei ricoverati e dei decessi. 2) offrire al virus un terreno fertile per sviluppare, grazie alle mutazioni causate dai continui errori di replicazione, possibili nuove varianti in grado di adattarsi al vaccino ed eludere la risposta immunitaria.”

Eppure Draghi non sembra uno sconsiderato, e deve aver compreso – anche senza il suggerimento del CTS, o del Sole24Ore – che trattasi di virus respiratorio, rispetto al quale è del tutto prevedibile che la stagione alle porte costituisca una protezione naturale efficacissima, sebbene transitoria, e che le vaccinazioni non tarderanno a far sentire il proprio effetto, specialmente sui carichi ospedalieri. Si tratta quindi indubbiamente di un azzardo, in qualche misura, ma fondato su solide ragioni, e sulla consapevolezza che di fronte a quello del virus, un altro scoglio enorme affiora ormai dalle incerte acque della nostra navigazione: la gente è stremata, economicamente, psicologicamente (avete letto la pillola di oggi?), fatica a capire il senso delle misure restrittive, e in gran parte ne elude le prescrizioni. Ogni giorno che passa, la situazione rischia di incancrenirsi sempre più, sotto una coperta di divieti uniforme che ricopre l’Italia a dispetto di tutto, mossa solo a tratti dal Monitoraggio della Cabina di Regia che vergognosamente (mi assumo la responsabilità dell’avverbio) continua a propinarci la stima dell’Rt, in ritardo di 11 giorni rispetto ai casi (già di per sé in ritardo sul contagio). Lo stimato Prof. Brusaferro, che ogni settimana commenta, insieme incerto ma imperturbabile, vecchi numeri che passano sul suo pc, è un’immagine che si assocerà sempre nel mio ricordo a questa pandemia, fotografia ingiallita di un’Italia rimasta irreparabilmente indietro, e senza alcuna intenzione di recuperare.

Il vento di Draghi ci spinge quindi a virare per passare più veloci tra i due scogli, mentre gli eserciti si scontrano feroci sulle riaperture. Andrà tutto bene? Lo speriamo, naturalmente, così come speriamo che si faccia un ulteriore sforzo per comprendere che i rischi calcolati non lo saranno mai abbastanza finché non si riconoscerà che essi dipendono non solo dalle attività che andremo a riattivare, ben scaglionate nelle prossime dieci settimane, ma anche e soprattutto dal livello di circolazione virale nel territorio in cui esse si trovano.

Prato ha 4 volte l’incidenza di Bolzano, o di Terni. Un cittadino di Benevento ha 4 volte più occasioni di contagio di uno di Pescara, ma lunedì saranno tutti dello stesso colore. Perfino nella stessa regione: Nuoro ha 3 volte l’incidenza del Sud Sardegna. A Palermo ci si infetta 3 volte più spesso che a Ragusa, a Cesena 3 volte di più che a Piacenza. Mentre misuriamo con il righello la distanza tra i tavoli dei ristoranti, le poltrone dei teatri, le panche delle palestre e gli armadietti delle piscine, consideriamo le differenze dei territori, perché quel che può sembrare prematuro in una zona non lo è affatto in un’altra, ciò che va rinviato in un posto è già sufficientemente sicuro in un altro.

Se davvero vogliamo essere prudenti, ma senza perdere l’ultimo treno prima della completa esasperazione collettiva, adottiamo un sistema di sorveglianza sulle Province, che possa scattare in automatico, senza attendere che l’intera Regione diventi rossa. O che ce lo dica l’Rt.

Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
3857443 pazienti COVID-19, di cui 3235459 guariti, 505308 attualmente positivi (24100 ricoverati in reparto, 3340 in Terapia Intensiva, 477868 in isolamento domiciliare), e 116676 pazienti deceduti.