Aggiornamento del 13 Novembre 2020

Aggiornamento del 13 Novembre 2020

🇮🇹   Avanti lungo la stessa strada: il contagio ha perso la spinta, e già in alcune zone si scende. Molto importante togliere adesso pressione agli ospedali, e dimettere i guariti.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 40902 i NUOVI POSITIVI, su 254908 TAMPONI (16%) e 144875 PERSONE TESTATE (28,23%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 34946 nuovi positivi al giorno, ossia +4231 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era +4749).
La variazione dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +13,8% (ieri era +16%, il giorno prima +18,7%, prima ancora +20,8%, +21,2%, +23%, +27,5%. Per intenderci: quando il valore è pari a 0% significa che il numero di nuovi casi rimane costante, se negativo significa che la curva è in discesa).

Siamo a 409 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti/settimana. Per confronto, in Europa: Spagna: 295, Francia: 460, Regno Unito: 244, Germania: 151, Paesi Bassi: 290, Belgio: 474, Austria: 485, Svezia: 243, Romania: 271, Portogallo: 318, Polonia: 424, Rep.Ceca: 641 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 13/11/2020).
Tra le Regioni italiane si segnalano: Bolzano: 831; Valle d’Aosta: 698; Piemonte: 639; Lombardia: 613; Umbria: 459; Veneto: 457; Liguria: 452; Campania: 449; Toscana: 446. Gli incrementi maggiori rispetto ai sette giorni precedenti si registrano in Calabria (+46%), Friuli VG (+36,5%), Puglia (+31,4%), Sardegna (+30,3%), Piemonte (+28,3%), Basilicata (+27%), Veneto (+25,7%), Abruzzo (+25,5%), e Emilia Romagna (+21%).

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora si alzano anche per via dell’uso dei test rapidi antigenici, di norma non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Viceversa, da qualche giorno alcune Regioni hanno cominciato a mettere nel conto dei tamponi anche i test antigenici rapidi, o alcuni di essi, per cui il dato appare al momento del tutto inaffidabile.

💊  Oggi +1041 RICOVERI, +60 TERAPIE INTENSIVE, e 550 DECESSI.

Abbiamo attualmente 30914 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 106,6% del valore di picco (29010 il 4 aprile) e al 49% dei posti letto attualmente disponibili (63572, fonte: AGENAS, aggiornamento 12/11/2020). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +987 pazienti al giorno (era +1002 nei sette giorni precedenti). Dunque l’aumento percentuale complessivo sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stato +28,8%, mentre la variazione nei sette giorni rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -1,5% (ieri era -9,3%, il giorno prima +2,7%, prima ancora +5%, +13,9%, +9,3%, +6,9%. Per intenderci: quando il valore è pari a 0% significa che il numero di nuovi ricoveri è costante, quando è negativo significa che si riduce).

I pazienti in TERAPIA INTENSIVA sono complessivamente 3230, pari al 79,4% del massimo valore raggiunto (4068, il 3 aprile) e al 34% dei posti letto attualmente disponibili (9568, fonte: AGENAS, aggiornamento 12/11/2020). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei pazienti in Terapia Intensiva è stata di +102 pazienti al giorno (era +110 nei sette giorni precedenti). Dunque l’aumento percentuale complessivo sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stato +28,4%, mentre la variazione nei sette giorni rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -7% (ieri era +5,3%, il giorno prima +4,4%, prima ancora -8,4%, +12,1%, +10,8%, +10,6%).

In media abbiamo avuto in Italia 500 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 331 nei sette giorni precedenti.

In sette giorni abbiamo avuto 5,85 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 5,15, Francia: 5,2, Regno Unito: 3,75, Germania: 1,1, Paesi Bassi: 3,05, Belgio: 11, Austria: 2,5, Svezia: 0,7, Romania: 4,5, Portogallo: 3,65, Polonia: 5,2, Rep.Ceca: 13,6 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento oggi, 13/11/2020).

📊   Trovate questi e molti altri dati nelle slide, tra cui anche quelli sull’ETA’ e sullo STATO CLINICO dei pazienti, che ricaviamo rielaborando periodicamente le tabelle mostrate nella dashboard di ISS, riferite ai casi degli ULTIMI 30 GIORNI.

🔵   Sui numeri di oggi si possono fare le stesse considerazioni dei giorni scorsi, anzi corroborate da un giorno in più con la stessa evidenza: il contagio ha perso spinta, viaggia ancora ad alta velocità ma ha tolto il piede dall’acceleratore, se mi passate la metafora: proseguirà certamente per un po’ a velocità sostenuta, ma ci aspettiamo che a breve cominci a rallentare. Siccome questo avviene in modo differente nelle varie zone, stiamo già vedendo il rallentamento in alcune Regioni e Province (alle slide 17 e 18, sono i pianeti che stanno più in basso nella mappa), mentre altre arriveranno più tardi.

Queste evidenze – scusate se lo ripeto ogni sera, ma capisco che non sia del tutto intuitivo, anzi si tratta di un paradosso a tutti gli effetti – sono da accogliere con grande sollievo, nonostante ci si trovi di fronte ai peggiori numeri in assoluto, ai massimi carichi ospedalieri (che proseguiranno a salire ancora per un po’) e a terribili conti dei decessi (che saranno gli ultimi a scendere, come ben noto, per via del ritardo rispetto all’infezione e al ricovero). Il primo indicatore – e uno dei pochi al momento a rimanere relativamente “pulito”, è quello delle chiamate al 118 in Lombardia (slide 13), piccolo spaccato dell’andamento real-time dell’epidemia (senza l’interferenza del numero dei tamponi introvabili e dei test rapidi che qualcuno conta e qualcun altro no). E l’andamento, direi quasi bello nella sua simmetria, disegna un contagio in riduzione, che ci deve dare coraggio e determinazione a proseguire.

Qualcosa di più diremo nel fine settimana (anche in TV). Voglio invece qui aggiungere qualcosa su un altro tema, molto importante.

Chi legge questa pagina sa quanto a lungo ci siamo spesi per l’abolizione del doppio tampone negativo, vincendo la battaglia – almeno in parte – lo scorso 12 ottobre. Fino ad allora in Italia si richiedeva ancora la doppia negatività per poter dichiarare la guarigione del soggetto positivo a COVID-19, mentre tutto il resto del mondo, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, da molti mesi avevano adottato la semplice conta dei giorni: 10 dalla comparsa dei sintomi, più 3 senza disturbi, o 10 giorni dal tampone positivo (per gli asintomatici). Finalmente il CTS, come sapete, ha parzialmente adottato questi criteri più ragionevoli, sulla scorta della robusta evidenza scientifica che da mesi segnalavamo ai nostri lettori: il paziente contagia solo nei primissimi giorni, mentre il tampone può rimanere positivo a lungo, intercettando tracce di RNA di virus non più vitali.

Fanno eccezione alcuni casi di malattia severa, in pazienti ospedalizzati, specialmente in presenza di immunodepressione, in cui il periodo di contagiosità può essere più lungo dei 10 giorni, ma comunque non superiore a 20 giorni. Si è probabilmente pensato anche a questa evenienza (estendendo la regola a tutti, a mio parere inutilmente) allorché si è deciso, appunto il 12 ottobre, di considerare finalmente libero il positivo guarito trascorsi 21 giorni, anche in presenza di persistente positività. Abbiamo riconosciuto il valore di questo sforzo, ancorché tardivo e parziale, soprattutto meritevole di aver – speravamo definitivamente – disinnescato l’equivalenza positivo=contagioso nella percezione delle persone, inclusi molti medici.

Dico speravamo perché dobbiamo riferire – ecco lo scopo di questa lunga premessa – che ancora troppo spesso sentiamo di ricoveri protratti in attesa della negatività del tampone, e perfino di parenti che rifiutano di accogliere nuovamente a casa il paziente guarito senza la “prova” della assenza di contagiosità. Nulla che si sia mai visto o sentito per nessuna altra malattia, e che è peraltro del tutto comprensibile che avvenga, dopo 8 mesi di ostinata imposizione di una regola illogica, chiaramente destinata ad essere rivista, seppure in ritardo: la gente, e perfino i medici, si sono abituati in quel modo, e faticano ora a cambiare opinione. Colleghi, vi capisco. Tuttavia, capirete anche voi che una volta che il paziente sta bene, e con ogni evidenza non è più contagioso, attendere in ospedale (ma anche in residence, o covid-hospital, nei pochi casi in cui questa soluzione è già stata predisposta per la fase subacuta dei degenti) sottrae posto ad altri. Ci vuole concretezza, non burocrazia. Le regole sono cambiate, e sono già più che abbondanti. Non applicarle tempestivamente non aggiunge alcuna tutela in più per i pazienti, e ne priva altri.

(Detto tra noi, abolirei del tutto il tampone di controllo, per tutti. Ai degenti in ospedale ormai asintomatici sostituirei con un test sierologico, a 15 giorni: se c’è sieroconversione, non c’è contagiosità. Fornisco referenze, al bisogno).

 

 


Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
1107303 pazienti COVID-19, di cui 399238 guariti, 663926 attualmente positivi (30914 ricoverati in reparto, 3230 in Terapia Intensiva, 629782 in isolamento domiciliare), e 44139 pazienti deceduti.