Aggiornamento del 13 maggio 2021

Aggiornamento del 13 maggio 2021

🇮🇹   Sempre più giù, incidenza sotto quota 100. Considerazioni sul modello di monitoraggio.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA*:

💊  Sono 8085 i nuovi positivi, su 287026 tamponi (2.8%) e 95978 persone testate (8.42%).

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 8138 nuovi positivi al giorno, ossia -2289 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -2117).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -21.9% (ieri era -19.6%, il giorno prima -19%, prima ancora -17.6%, -19.1%, -21.8%, -19.4%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Umbria (+1.2% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Calabria (-3.5%), Marche (-3.6%), Trento (-14%), Bolzano (-14.6%), Lazio (-16.3%), Piemonte (-16.8%), Valle d’Aosta (-17.5%), Campania (-20.3%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 96 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Valle d’Aosta, con 156 casi, seguono Campania (146), Basilicata (120), e Puglia (117). L’incidenza più bassa è in Sardegna, con 41 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.

*Tutti i dati sono stati aggiornati in base alle ultime stime ISTAT della popolazione residente in Italia al 1 gennaio 2021.

💊  Oggi -672 RICOVERI, -99 TERAPIE INTENSIVE, e 201 DECESSI.

Abbiamo attualmente 13608 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 22% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -466 pazienti al giorno (era -355 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -19.3%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -99 pazienti, con 81 ingressi e 180 uscite (ieri sono stati 91/155, il giorno prima 100/202). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del -26.3% (ieri era -21.5%, il giorno prima -18.2%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 1893, pari al 21% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -59 pazienti al giorno (era -47 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -18%.

In media abbiamo avuto in Italia 212 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 246 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -13.8% (ieri era -12%, il giorno prima -15.4%, prima ancora -15.6%, -14.6%, -17.4%, -21.1%).

In sette giorni abbiamo avuto 2.5 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).

📊    Le VACCINAZIONI ieri sono state 460 980 (il dato è provvisorio, si aggiorna poi nelle slide). Ad oggi in Italia abbiamo eseguito 25 606 730 dosi. Il 30.11% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, e il 13.44% della popolazione ha ricevuto vaccinazione completa. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con dettaglio delle dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

⚠  Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159

🔵    A costo di essere noiosi, dobbiamo ripetere anche stasera – e ne siamo ben lieti – che persiste la discesa della curva di contagio in Italia, oltre che il progressivo svuotamento degli ospedali. Lascio a voi i commenti sui giorni trascorsi dalle riaperture, e passo a questione un poco più tecnica: mi preme approfondire il tema del monitoraggio, che è da sempre centrale per questa rubrica. Sarà cosa un po’ lunga, e me ne scuso, ma il momento è importante, ed è forse l’ultima occasione utile.

 

Come noto, è in corso un confronto tra i presidenti delle Regioni e il governo per la modifica dei criteri di attribuzione delle zone a colori. Una delle proposte delle Regioni si basa sull’incidenza settimanale (che qui conosciamo molto bene) e sulla percentuale di posti letto occupati da pazienti COVID in Terapia Intensiva e nei Reparti, rispetto al totale dei posti disponibili. Le aree rosse scatterebbero con incidenza superiore a 250, quelle arancioni tra 150 e 249, le gialle tra 50 e 149, le bianche al di sotto di 49. Pare che la proposta preveda quindi che dal 15 giugno le Regioni con incidenza da area arancione con TI oltre 30% e reparti oltre 40% diventino rosse, mentre al di sotto rispettivamente del 20% e 30% siano gialle.

Secondo altre proposte, la cabina di regia dovrebbe quanto meno archiviare l’Rt utilizzato sinora, magari sostituendolo con un “Rt ospedaliero”, che limiti l’allarme alle situazioni in cui siano in aumento i ricoveri, e non solo genericamente i casi sintomatici.

Vi dirò perché queste proposte non mi entusiasmano, ma prima devo fare una premessa.

 

La discussione mi pare un po’ fuori tempo massimo. Chi legge questa rubrica sa che l’attuale sistema di monitoraggio e attribuzione delle zone a colori è stato qui oggetto di critica circostanziata per lunghi mesi, a cominciare dal suo indicatore principe, quell’Rt che solo ora si vorrebbe pensionare. Monitoriamo l’incidenza da un anno, e la incrociamo con i dati di disponibilità dei letti in ospedale fin da gennaio, in un modello di monitoraggio che nessuno si è mai preso la briga di considerare (almeno apertamente), salvo arrivarci adesso, quando ormai non serve più.

Sì, la domanda viene spontanea: a che serve questa discussione, adesso? L’incidenza sta calando velocemente, e con essa l’occupazione degli ospedali. Il fenomeno a cui stiamo assistendo non è casuale, e non è certo più la coda lunga delle zone rosso/arancioni di tre settimane fa. È un fenomeno in gran parte atteso, che accomuna tutte le infezioni respiratorie, le quali scompaiono, o quasi, durante la tarda primavera e l’estate, per riapparire in autunno-inverno. A consolidare il risultato della stagione favorevole provvederà la vaccinazione di massa, che – lo vediamo nei paesi più avanti di noi – fa crollare il contagio e le sue conseguenze in modo proporzionale alla diffusione dell’immunità.

 

C’è un solo evento che ci potrebbe far deragliare da questi binari: l’arrivo di una variante insensibile alla protezione indotta dai vaccini. I virologi ci dicono che questa evenienza è del tutto improbabile, e non è comunque alle porte. Tanto varrebbe immaginarsi un altro virus, o un’altra calamità, quindi non intendiamo dedicare a una simile ipotesi più tempo che questa sua marginale – ma doverosa – menzione.

Dunque, il treno andrà avanti, lento o veloce che sia, e la situazione è destinata a migliorare sempre di più. La percentuale di persone non vaccinate potrebbe rimanere sufficiente a mantenere una certa circolazione virale, ma si tratterà con ogni probabilità di persone giovani, e forme di malattia a basso impatto, per massima parte. In queste condizioni, immagino che a nessuno possa venire in mente di chiudere negozi o scuole, di re-istituire il coprifuoco, o altre misure restrittive generalizzate. Capisco che ormai anche i presidenti di Regione siano abituati a doversi confrontare con queste eccezionalità, ma tali rimangono, e tutto fa pensare che esse non si ripresenteranno. Io ne sono molto fiducioso, e non da oggi, sebbene io non sia un virologo, e a stento avrei diritto di parola (me lo prendo, con una certa arroganza, solo perché seguo questi dati da un anno, e con più attenzione di tanti che ne parlano abitualmente nei giornali e in TV).

Ma supponiamo che io mi sbagli.

 

Supponiamo che in questo momento, in cui la copertura vaccinale è ancora parziale, e l’incidenza ancora significativa, se pur in rapido calo, improvvisamente il trend si inverta, e prenda a crescere in qualche zona del Paese. O supponiamo che questo avvenga ad ottobre, a dispetto delle vaccinazioni. O supponiamo perfino la variante che buca i vaccini. Insomma, una ragione qualsiasi, che ora non vediamo, che possa far ripartire il contagio.

Di un simile scenario abbiamo discreta esperienza. E sappiamo una cosa, soprattutto: che l’onda non riparte mai in modo uniforme, origina sempre da alcune zone e non da altre, e che sono queste zone che poi estendono il contagio a quelle adiacenti. L’abbiamo visto succedere più volte, monitorando le province, ogni volta abbiamo fatto suonare l’allarme, inascoltati, spesso per lunghe settimane. Il lettore lo ricorderà, e ricorderà le Province rosse nella mappa. In questi frangenti, isolare e confinare i focolai è fondamentale. Davvero vogliamo insistere con un sistema di monitoraggio su base regionale? Prima che una Regione superi complessivamente l’incidenza di 250 casi settimanali, c’è tutto il tempo per agire tempestivamente sulle singole Province. Possibilmente, ancora più nel piccolo, giù, fino al singolo focolaio. L’incidenza sta tornando verso le quote alle quali è finalmente possibile ripristinare il controllo del territorio con il tracciamento, e noi cosa facciamo, il sistema di chiusura delle Regioni a 250 casi settimanali?

La tempestività di intervento – sempre nella remota ipotesi che si debba nuovamente intervenire – è il primo requisito di un sistema di monitoraggio, ed è la più grande lacuna che abbiamo dimostrato nelle precedenti occasioni.

E qui faccio notare che sostituire l’Rt “sintomatici” con quello “ospedali” farebbe probabilmente la toppa peggiore del buco, dal momento che gli accessi ospedalieri avvengono mediamente in ritardo rispetto all’esordio dell’infezione. Per quanto forse più affidabile spia della gravità della malattia, quell’indicatore risulterebbe altrettanto tardivo, se non di più. (Oltretutto, ad oggi non disponiamo del numero di accessi in PS, né del numero di ricoveri del giorno. Per avere gli accessi in TI abbiamo atteso dieci mesi. Se si vuole istituire un “Rt ospedaliero”, alcuni passi da fare sono anche verso la condivisione e la trasparenza dei dati.)

 

Insomma, nel complesso mi pare che tutta la questione degli indicatori sia soprattutto un tentativo di evitare che, accidentalmente o deliberatamente, si attribuisca un colore penalizzante a chi non lo merita, in un momento in cui probabilmente non lo meriterà più nessuna Regione. L’ultimo episodio della Sardegna dimostra però che non basta nemmeno avere i numeri in regola, ci vuole anche un po’ di buon senso, che nessun algoritmo riuscirà mai a sostituire del tutto.


Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
4139160 pazienti COVID-19, di cui 3669407 guariti, 346008 attualmente positivi (13608 ricoverati in reparto, 1893 in Terapia Intensiva, 330507 in isolamento domiciliare), e 123745 pazienti deceduti.