Aggiornamento del 12 marzo 2021

Aggiornamento del 12 marzo 2021

🇮🇹   Mentre la curva continua a rallentare la sua salita, si stringono – un po’ troppo tardi – i cordoni. Servirà forse per la fase di discesa.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 26824 i nuovi positivi, su 369636 tamponi (7.3%) e 118066 persone testate (22.72%).

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 21812 nuovi positivi al giorno, ossia +2639 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era +2746).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +13.8% (ieri era +14.7%, il giorno prima +15.2%, prima ancora +18.1%, +19.7%, +22.6%, +24%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Valle d’Aosta (+63.2% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Friuli VG (+37.3%), Calabria (+33.8%), Piemonte (+28.3%), Veneto (+24.3%), Sardegna (+23.8%), Puglia (+19.5%), Sicilia (+19%), Lombardia (+15.2%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 253 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Emilia Romagna, con 449 casi, seguono Friuli VG (409), Trento (361), e Marche (337). L’incidenza più bassa è in Sardegna, con 42 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.

💊  Oggi +409 RICOVERI, +55 TERAPIE INTENSIVE, e 380 DECESSI.

Abbiamo attualmente 23656 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 37% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +469 pazienti al giorno (era +297 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata +16.1%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di +55 pazienti, con 226 ingressi e 171 uscite (ieri sono stati 266/234, il giorno prima 253/182). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del +19.5% (ieri era +22.3%, il giorno prima +24.8%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2914, pari al 32% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di +56 pazienti al giorno (era +47 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata +15.4%.

In media abbiamo avuto in Italia 328 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 292 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +12.2% (ieri era +10.5%, il giorno prima +10.5%, prima ancora +12.9%, +10.5%, +5.3%, +2.5%).

In sette giorni abbiamo avuto 3.8 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).

📊    Ad oggi abbiamo somministrato 6287009 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con prime e seconde dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

⚠  Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159

🔵   Mentre comincio a scrivere queste righe di commento ai dati di oggi c’è ancora incertezza, almeno sulle pagine delle news, riguardo il colore che da lunedì verrà attribuito alle Regioni, ma una cosa è certa: si tratta di un ulteriore consistente rafforzamento delle misure restrittive. Non le vedrete ancora nelle slide, in attesa dell’ufficialità (e poi si parte da lunedì, appunto) ma pare certo che, oltre alla Lombardia, diventino rosse Provincia di Trento, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Veneto, Marche, Puglia e Molise, oltre a Campania ed Emilia-Romagna. Tutte le altre, tranne la Sardegna, sarebbero arancioni. Sono inoltre previste altre misure molto stringenti per le feste di Pasqua.

Come avrete sicuramente visto in questi giorni, anche il nostro modello a Province ha una certa abbondanza di colore rosso: l’incidenza è elevata, e siamo tutti d’accordo che si debbano usare robusti provvedimenti contenitivi in questi casi, che il nostro semplice calcolo automatico dispensa con severità anche maggiore di quella fin qui adottata dalla Cabina di Regia di Roma, e dalle stesse amministrazioni di molte Regioni. La differenza è che la nostra mappa è rossa da tempo, per alcune aree, e probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di allargare tanto la serrata se fossero state applicate, dove e quando servivano davvero. Gli esempi sono tanti, e chi ha seguito questa rubrica li conosce bene: Brescia, Forlì-Cesena, Ancona, Bologna, Modena, Gorizia, Udine, sono solo alcuni esempi di Province fuori soglia da mesi, che per quel che ci riguarda avrebbero oggi ben altra condizione. Quel che è più importante è che ogni accenno alla diffusione nelle zone circostanti sarebbe stato altrettanto velocemente interdetto.

Il tema della rapidità di intervento è da sempre centrale nei nostri commenti, e duole che venga considerato solo ora, con la nuova soglia automatica dei 250 casi settimanali ogni 100.000 abitanti. Intendiamoci: fa piacere che a forza di insistere (avrà avuto un peso anche il nostro lavoro?) si colga l’importanza del dato di incidenza, disponibile ogni sera per ogni territorio, e riferito ai dati del giorno. Ma, se mi posso permettere, le modalità di implementazione sono ancora piuttosto rozze: non si distingue tra territori disomogenei nella stessa Regione, e non si prevedono soglie diverse tra Regioni con ricettività ospedaliere sensibilmente differenti. Tenuto conto di quanto si è insistito sulla raffinatezza dei 21 indicatori, e del calcolo Rt, che per tutti questi mesi ci hanno vincolato alle alchimie del monitoraggio Covid-19, si poteva finire per usare qualcosa di meglio di questa scure di divieti, un po’ medievale, che si sta per abbattere nuovamente su tutti quanti. Mi pare che lo sforzo di intervento mirato, che pure abbiamo a tratti apprezzato negli scorsi mesi, sia stato nuovamente sostituito da una certa grossolanità di azione, senza guadagnarne in tempestività.

Tanta irruenza si spiega del resto con due ragioni, che purtroppo abbiamo a lungo denunciato in questa rubrica, e che sono tra loro correlate: la lettura ritardata che la stima Rt fa del tasso di crescita del contagio, e la asincronia tra questo e la sua gestione. Non mi stanco di ripeterlo anche stasera, a favore dei molti nuovi lettori che si stanno aggiungendo a questa pagina: l’aumento dell’Rt, di cui ogni telegiornale dà oggi notizia, è qui ben noto da parecchi giorni (nella slide 9 mostriamo come esso si riferisca alla situazione del 3 marzo), mentre oggi, a 9 giorni di distanza, la velocità di crescita della curva si è ridotta, continua a ridursi, e ha cominciato a farlo prima degli ultimi provvedimenti. La latenza tra ogni intervento e il suo risultato sul bollettino del contagio è cosa nota: chi si infetta oggi non sarà registrato nei numeri Covid se non dopo una o due settimane. Stringere ora ulteriormente i cordoni darà forse un risultato visibile quando la curva sarà già ampiamente in fase calante, mentre ancora oggi non vediamo – ma è di fatto attivo – il contributo delle misure precedenti. Non solo: le conseguenze più temute del contagio, quelle che contiamo in termini di ricoveri, Terapie Intensive, e decessi, sono ancora più ritardate, ma strettamente correlate alla curva del contagio, ne seguono il profilo con lo stesso identico andamento, e solo da questo dipendono. La precocità dei provvedimenti è dunque l’unica soluzione per ridurre l’impatto devastante sulla vita delle persone, e sulla agibilità degli ospedali. Intervenire a posteriori può servire a modulare le fasi successive, ma non cambierà di una virgola le percentuali dell’occupazione ospedaliera, e il conto dei morti, che pure vengono da tutti evocati come ineludibili motivi per una nuova stretta. La curva sta avvicinandosi al suo punto di massimo (le variazioni percentuali sui sette giorni sono lì da vedere) ed è del tutto improbabile che inverta improvvisamente il suo corso, ormai prevedibile, come quello dei suoi dolorosi lasciti.

Non ripeto ossessivamente questi semplici – anche in termini matematici – argomenti di discussione per dimostrare quanto siamo bravi a predire il futuro, peraltro in gran parte inascoltati. Lo faccio perché trovo tutt’oggi, a distanza di un anno, che sia incredibile la scarsa capacità, a tutti i livelli, di interpretare anche solo i numeri che arrivano ogni sera. Che si chiedano ulteriori sacrifici ai cittadini è probabilmente inevitabile, almeno in buona parte. Ma dovrebbe essere detto un po’ più esplicitamente che si sta forse agendo per rendere più veloce, o stabile, la prossima fase di discesa della curva, e non per frenare la salita attuale (a dirla tutta, l’annuncio dei blocchi rischia piuttosto di scatenare nell’immediato un’ulteriore ressa da ultimo weekend di libertà).

Siamo certi delle buone intenzioni. Crediamo che sia sincera la gratitudine per gli Italiani e la loro “infinita pazienza”, e la consapevolezza che “le misure di oggi avranno conseguenze sull’istruzione dei figli, sull’economia e sullo stato anche psicologico di noi tutti”, come ben detto dal Presidente del Consiglio. Non siamo altrettanto sicuri che fossero tutte necessarie, queste misure, non siamo convinti che siano tutte opportune ed egualmente efficaci, e non abbiamo ancora la percezione che saranno, come invece dovrebbero essere, le ultime di una lunga serie. Portiamo pazienza, come sempre, visto che davvero è “infinita”.


Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
3175807 pazienti COVID-19, di cui 2564926 guariti, 509317 attualmente positivi (23656 ricoverati in reparto, 2914 in Terapia Intensiva, 482747 in isolamento domiciliare), e 101564 pazienti deceduti.