Aggiornamento del 11 gennaio 2021

Aggiornamento del 11 gennaio 2021

🇮🇹   L’incidenza è in lieve aumento, ma ancora c’è tempo per fare qualcosa di buono e di efficace.

Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:

💊  Sono 12532 i nuovi positivi, su 91656 tamponi (13,7%) e 42553 persone testate (29,45%)*.

Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 17540 nuovi positivi al giorno, ossia +1831 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era +1899).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +11,7% (ieri era +12,3%, il giorno prima +13,9%, prima ancora +7,4%, +15,7%, +28,4%, +25,8%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Bolzano (+56,7% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Sicilia (+52,6%), Valle d’Aosta (+47,9%), Friuli VG (+34,4%), Basilicata (+26,4%), Calabria (+25,6%), Lombardia (+21,7%), Piemonte (+19,1%), Abruzzo (+16,7%).

L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 203 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. I valori più elevati tra le Regioni sono in Veneto, con 423 casi, seguono Friuli VG (412), Bolzano (313), e Emilia Romagna (297). L’incidenza più bassa è in Toscana, con 87 casi.
In Europa, per confronto, Spagna: 169, Francia: 137, Regno Unito: 461**, Germania: 149, Paesi Bassi: 293, Belgio: 70, Austria: 149, Svezia: 403, Romania: 113, Portogallo: 298, Polonia: 163, Rep.Ceca: 680. (Fonte: ECDC, ultimi dati del 7/1, prossimo aggiornamento: 14/1. (**il dato UK è la media delle ultime due settimane)

*Il rapporto positivi/tamponi include i controlli ripetuti, per cui da sempre preferiamo considerare il rapporto positivi/persone testate. Entrambi tuttavia ora risentono dell’uso dei test rapidi antigenici, ancora non contati come tamponi, ma confermati con l’esame molecolare quando positivi. Queste percentuali risultano pertanto al momento poco significative.

💊  Oggi +176 RICOVERI, +27 TERAPIE INTENSIVE, e 448 DECESSI.

Abbiamo attualmente 23603 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 37% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a +41 pazienti al giorno (era -88 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata +1,2%.

Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di +27 pazienti, con 168 ingressi e 141 uscite (ieri sono stati 181/159, il giorno prima 183/177). I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 2642, pari al 31% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di +9 pazienti al giorno (era +2 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata +2,4%.

In media abbiamo avuto in Italia 503 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 473 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +6,4% (ieri era +0,5%, il giorno prima +1,5%, prima ancora +0,9%, -3,9%, +2%, +3,5%).

In sette giorni abbiamo avuto 5,84 decessi ogni 100.000 abitanti. In Spagna: 1,9, Francia: 3,4, Regno Unito: 5,6**, Germania: 5, Paesi Bassi: 3,2, Belgio: 3,9, Austria: 5,9, Svezia: 1,7, Romania: 4,1, Portogallo: 4,8, Polonia: 5, Rep.Ceca: 7,8 (fonte ECDC, media delle ultime due settimane, ultimo aggiornamento 7/1/2021).

📊    Ad oggi abbiamo somministrato 654362 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.

🔵   La mia proposta di un modello basato sulle aree rosse per Provincia, e non per Regione, https://public.flourish.studio/visualisation/4908014/ è stato generalmente molto apprezzato nei vostri commenti, di cui vi ringrazio, e ripreso da alcuni media.

Lo so, non mi faccio illusioni: non si farà, e lo sapete bene anche voi. Anche ammesso che sia condiviso e condivisibile – ci arriviamo – in tutti questi mesi abbiamo capito che c’è innanzitutto un gran problema di lentezza. (Gli esempi potrebbero essere tanti: dal doppio tampone negativo, alle risorse destinate al tracciamento, dall’uso dei test sierologici e dei test rapidi, alla condivisione dei dati epidemiologici. Tra questi e molti altri aspetti c’è una cosa in comune: la latenza tra il problema e la soluzione. Paradigma è la stima Rt, condannata ad inseguire con giorni di distacco una situazione in continuo cambiamento, e a non raggiungerla mai). Ma non divaghiamo.

Forse non ha davvero senso annoiarvi con una proposta che non verrà presa in considerazione, se non eventualmente fuori tempo massimo, quando sarebbe invece urgente argomentarla almeno nelle sue due caratteristiche fondamentali: 1. limitare le misure restrittive solo alle zone davvero in difficoltà, risparmiando le altre 2. coinvolgere maggiormente il cittadino sul proprio territorio. Di ragioni ce ne sarebbero molte, più che intuitive, per concentrare gli sforzi, e i sacrifici delle persone, sia nel tempo che nello spazio, invece di diluirli in entrambi.

A confermare questa mia convinzione arriva uno studio della Società Italiana di Epidemiologia, pubblicato da Scienza in Rete, dal titolo eloquente: “Solo il rosso funziona”. Comparando i tassi di incidenza delle regioni gialle, arancioni e rosse, si dimostra che solo queste ultime hanno avuto una riduzione importante e omogenea dell’incidenza di Covid-19, di gran lunga superiore a quanto riscontrato nelle regioni in arancione e in giallo. Non per niente, nei nostri grafici mostriamo da settimane le curve in relazione al colore delle zone: prima di tutto, noi crediamo, prima di qualsiasi provvedimento, ha agito la percezione delle persone. Poi però le zone rosse hanno aiutato, assai meno le altre. Aggiungo: assai meno di quanto abbiano pesato sulla vita dei cittadini. Sono convinto – senza prove definitive, beninteso – che al di sotto di certe soglie di incidenza si possano usare precauzioni non vessanti, contingentamenti e non chiusure, e far leva sul senso di responsabilità delle persone più che sul divieto.

Conseguenza di queste, che – sia chiaro – rimangono opinioni personali, sono proprio le aree verdi e rosse della proposta schematizzata, che ormai già conoscete. Tutt’altro che leggera, vorrei dire: ogni giorno, oltretutto, la mappa si tinge sempre più di rosso (nel frattempo a Roma ci si consulta e ci si confronta. Ma la tempestività è essenziale!). Considerate le alternative, alla luce di quel che abbiamo fin qui detto: trasformare tutte le regioni in zone rosse avrebbe un impatto troppo oneroso per tutti. Farne una o due non è abbastanza efficace. Allora si sceglie di spalmare l’arancione (oppure, leggo: intensificare i divieti nelle zone gialle!), mentre sarebbe più equo e funzionale stringere la mira sui focolai più critici, e allentare il resto. Da sempre, il concetto base nel trattamento dell’epidemia è quello dell’isolamento. Mettere invece insieme province a tassi così diversi (Bergamo 61, Mantova 295, tanto per fare un esempio) espone al progressivo livellamento verso l’alto dell’intera Regione. Non protegge Mantova, ed espone Bergamo a salire, così come salgono le zone di confine con territori ad alta incidenza (la stessa Mantova, e Brescia, hanno pagato l’adiacenza al Veneto, e non sono le sole).

Proprio sui controlli ai confini, naturalmente, alcuni sollevano le maggiori perplessità. E mi è facile rispondere che di controlli ce ne sono pochi anche adesso, tra le varie regioni. Sono poi convinto che per la stragrande maggioranza delle persone non servono i controlli: servono regole sensate. Facciamo cose ragionevoli ed efficaci, e vedrete che le persone daranno una mano, come hanno sempre fatto, senza bisogno del Carabiniere.

L’altra obiezione, e poi mi taccio, è che le Province farebbero meno tamponi, per non finire in zona rossa. E’ la stessa obiezione che si cita anche a proposito della soglia di incidenza che si vorrebbe imporre alle Regioni. Mi sorprende la facilità, il candore, con il quale si ammette quel rischio, come fosse cosa normale, perfino banale.

Stiamo parlando di provvedimenti, aree rosse, pensati per proteggere i cittadini dei territori più a rischio, e di amministratori locali che spingerebbero i propri laboratori a fare meno tamponi per evitare quelle protezioni? Mi ripugna l’idea, ed è davvero triste che questo timore sia considerato tanto fondato. In Veneto, comunque, nonostante l’infamia che si sono tirati addosso per aver l’incidenza più alta d’Italia, non hanno mai smesso di farne tantissimi di test, e di farlo, giustamente, per il bene dei propri cittadini.

Sul metodo di calcolo, e i rischi di sovra o sottostima per l’alto o basso numero di tamponi possiamo discutere a lungo, ma resta la evidente correlazione tra l’incidenza e gli effetti reali del contagio, i numeri degli ospedali e i decessi (il Veneto, ancora una volta, è lì per dimostrarlo). Poi ripeto spesso che non è facendo tanti tamponi che si trovano tanti positivi, ma più spesso il contrario: si fanno tanti tamponi quando aumentano le richieste, se ne fanno meno (e non dobbiamo indignarci di ciò) quando calano le richieste perché cala il contagio.

 

Mi scuso per il post molto lungo, a quest’ora della sera. Ma questo è ancora un momento in cui forse è ancora utile dire certe cose, forse siamo ancora in tempo. Poi torneremo alle nostre aree giallo-arancioni, e a questo blocco ubiquitario che ci toglie l’ossigeno, con scarsi risultati.


Un caro saluto

Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
2289021 pazienti COVID-19, di cui 1633839 guariti, 575979 attualmente positivi (23603 ricoverati in reparto, 2642 in Terapia Intensiva, 549734 in isolamento domiciliare), e 79203 pazienti deceduti.