Aggiornamento del 11 aprile 2021

Aggiornamento del 11 aprile 2021
 
🇮🇹 Bene così: scendono casi, ospedali e decessi. Qualcosa di più a proposito della svolta di primavera.
 
Ecco i dati salienti di oggi in ITALIA:
 
💊 Sono 15746 i nuovi positivi, su 253100 tamponi (6.2%) e 85401 persone testate (18.44%).
Negli ultimi sette giorni abbiamo avuto in media 14507 nuovi positivi al giorno, ossia -4953 casi al giorno rispetto ai sette giorni precedenti (ieri era -4852).
La VARIAZIONE PERCENTUALE dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -25.5% (ieri era -24.6%, il giorno prima -23.4%, prima ancora -22.4%, -18%, -11.1%, -7.1%). Nei grafici potete controllare le variazioni percentuali della vostra Regione e Provincia. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano al momento in Sicilia (+11.8% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti), Basilicata (+11%), Calabria (-0.6%), Sardegna (-6.9%), Molise (-8.6%), Umbria (-10.1%), Campania (-15.7%), Lazio (-20%), Liguria (-21.7%).
L’INCIDENZA su base nazionale è al momento di 170 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti in 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Valle d’Aosta, con 327 casi, seguono Puglia (236), Piemonte (214), e Toscana (202). L’incidenza più bassa è in Molise, con 60 casi.
Nei grafici trovate i valori di incidenza dei Paesi d’Europa, calcolati su 14 giorni.
💊 Oggi -403 RICOVERI, -3 TERAPIE INTENSIVE, e 331 DECESSI.
Abbiamo attualmente 27251 pazienti RICOVERATI IN REPARTO, pari al 41% dei posti letto disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi 7 giorni la variazione media del numero di pazienti ricoverati è stata pari a -169 pazienti al giorno (era -38 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stata -4.2%.
Oggi in TERAPIA INTENSIVA si registra un saldo di -3 pazienti, con 175 ingressi e 178 uscite (ieri sono stati 186/201, il giorno prima 192/252). La variazione del totale degli INGRESSI in Terapia Intensiva negli ultimi sette giorni, rispetto ai sette giorni precedenti, è stata del -9% (ieri era -9%, il giorno prima -7.8%).
I pazienti in Terapia Intensiva sono complessivamente 3585, pari al 39% dei posti letto attualmente disponibili (fonte: AGENAS). Negli ultimi sette giorni la variazione media dei saldi ingressi/uscite in Terapia Intensiva è stata di -17 pazienti al giorno (era +3 nei sette giorni precedenti). La variazione percentuale complessiva sul totale dei pazienti in TI in questi sette giorni è stata -3.2%.
In media abbiamo avuto in Italia 426 DECESSI al giorno negli ultimi sette giorni, e 445 nei sette giorni precedenti. La variazione dei decessi in questi ultimi sette giorni, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a -4.4% (ieri era -3.6%, il giorno prima -2.6%, prima ancora -1.1%, +0.7%, -4.4%, -1.5%).
In sette giorni abbiamo avuto 5 decessi ogni 100.000 abitanti. Nei grafici trovate i valori per ogni Regione e quelli dei Paesi d’Europa (su 14 giorni).
📊 Ad oggi abbiamo somministrato 12920208 VACCINI. Trovate la mappa delle vaccinazioni, con prime e seconde dosi, e molti altri dati nelle slide, tra cui l’ETA’, dei nuovi casi, dei decessi, e dei soggetti vaccinati, oltre al sesso e allo STATO CLINICO dei pazienti attualmente positivi.
⚠ Quanto alla proposta di istituire AREE ROSSE PROVINCIALI invece che regionali, trovate l’aggiornamento nei grafici, alle slide 10 e 11. Qui ne abbiamo parlato estesamente: https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/273539861053159
🔵 Anche oggi si scende bene, come vedete dai numeri qui sopra. Siamo molto bassi in termini di variazioni percentuali sui 7 giorni (da domani potrebbero risalire, e lo sappiamo), l’incidenza perde altri punti, arrivando a 170, e nuove zone verdi compaiono nella nostra mappa delle Province.
I numeri degli ospedali confermano che la discesa si comincia ad avvertire anche lì, e dopo aver redistribuito i 258 decessi del ricalcolo siciliano di un paio di giorni fa (risalenti ai mesi scorsi), anche quella curva mostra di aver superato il picco, e volgere verso il basso.
Stiamo a vedere come va la prossima settimana, perché è improbabile che si perdano altri 50 punti di incidenza, ma tutto può succedere, la fase è tutta nuova e qualche soddisfazione ce la meritiamo.
A questo proposito, riprendo le ultime righe del mio commento di ieri sera, che alcuni hanno un po’ mal interpretato (certamente per mia colpa). Dicevo: “Non ci facciamo illusioni che sarà tutto finito, una volta che la primavera avrà fatto sentire il suo tepore. Lo diciamo da mesi e lo ripetiamo oggi: sarà una svolta, ed è quella che stiamo vivendo, finalmente, ma sarà necessario continuare a vigilare, e imparare dagli errori. Più di tutto, dobbiamo ancora imparare a convivere con questa epidemia, evitando le risalite imperiose del virus, ma anche garantendo alle persone una accettabile qualità della vita. Su questo fronte c’è ancora molto da fare, ed è arrivato il momento di farlo.”
In molti hanno inteso che io volessi riferirmi a un tempo infinito, e si sono sollevati commenti – giusti, se così fosse – per rivendicare il ritorno a una vita normale, che l’idea di “convivenza” con il virus pare respingere in eterno. Vorrei chiarire allora che qui mi riferisco a un tempo ben definito, e a ragioni concrete, che vorrei meglio spiegare.
Abbiamo passato un lungo inverno, i cui confini sono stati segnati dall’epidemia, non dal calendario, per cui è a tutti gli effetti cominciato ai primi di ottobre, e ancora deve finire. A lungo abbiamo atteso, con pazienza, la svolta che sarebbe giunta in primavera, e finalmente ci stiamo arrivando: per l’effetto delle temperature, e delle vaccinazioni, sta iniziando un cambiamento importante, che ricorderà quello dello scorso anno (ora la discesa di contagio è più lenta, perché il lockdown è molto meno rigido, e oltretutto il virus dimostra di aver affinato le sue capacità di trasmissione, ma in compenso l’immunizzazione della popolazione è più estesa, e aumenta abbastanza rapidamente). E’ in vista anche un cambiamento di paradigma, perché vaccinando prima le persone che più spesso riempiono gli ospedali, avremo effetto più tangibile su questi di quanto ci diranno i numeri di incidenza, e dovremo abituarci tutti alla diversa prospettiva.
La discesa che stiamo osservando in questi giorni è dunque il segnale che la svolta è iniziata, e che va guardata con ottimismo e fiducia. Però deve essere chiaro che ci vorranno diverse settimane perché si compia del tutto.
Mentre avviene, dobbiamo rapidamente recuperare attività lavorative e spazi di vita, a cominciare da quelle più urgenti. La ripartenza della scuola va vista in questa prospettiva: troppo a lungo sacrificata, avrebbe dovuto e deve essere una priorità. Poi tutte le altre, prima possibile, sfruttando anche la territorialità per evitare di penalizzare ancora le zone che prima di altre si mostrano sicure.
Vorrei ricordare che, mentre scrivo queste righe, ancora in molta parte del Paese gli ospedali sono affollati di polmoniti interstiziali, in Lombardia le Terapie Intensive hanno il 60% di pazienti Covid, e tuttora ogni giorno centinaia di persone giungono nei Pronto Soccorso, rallentando la diagnosi e il trattamento di molte altre malattie. Non stiamo parlando di una allucinazione collettiva: siamo stati, e siamo ancora, in oggettiva difficoltà.
Si può discutere se tutti i sacrifici imposti siano stati necessari, e se abbiano avuto tutti un vero effetto di contenimento. Sapete come la penso: no, non tutti erano necessari, e si poteva fare meglio. Ma piantiamola, per favore, con l’idea della dittatura sanitaria e del governo che ci vuole tutti chiusi in casa, soggiogati dalle zone rosse e dal coprifuoco. Sono ridicole storie di complotto a cui non va dato ascolto. Sbagli, eccessi, timori infondati? Senz’altro ci sono stati, eccome. Lentezza, iper-cautela, tutela della propria responsabilità di fronte ai rischi pandemici? Probabilmente sì. Immobilismo, salvaguardia di posizioni di potere? Forse anche. Ma il pianificato sfruttamento delle restrizioni imposte contro il contagio, per il controllo delle persone (?) o altri oscuri fini politici, sono scenari orwelliani che lascerei alla letteratura, limitandomi a far notare che in tutto il mondo i governi più autoritari sono quelli che hanno osteggiato maggiormente le difese dal virus, e non il contrario. Confrontiamoci con gli altri paesi europei, e teniamo i piedi per terra.
E qui viene il discorso sulla “convivenza”, che tanto genera reazioni allergiche. Questo virus non è eradicabile, non sparirà del tutto. I serbatoi naturali sono ampi, e dobbiamo accettare l’idea di avere a che fare con la sua presenza, come con quella di molti altri virus endemici. Proprio perché il perseguimento del “contagio zero” non è realistico, anzi non va considerato un obiettivo, dobbiamo far prevalere le necessità di un ritorno alla vita normale COMUNQUE, nonostante il mantenimento di una certa circolazione virale. Questa è la convivenza, ed essa seguirà a sua volta alcune tappe, scandite dalla diversa capacità di far fronte alla insistenza del virus. Finora si è trattato in gran parte di una fuga, e di grossolani metodi di limitazione della pervasività virale, del tutto incompatibili con una vita accettabile, se non per tempi brevi. Ora, finalmente, possiamo ripristinare un poco le cose.
Lungo il tragitto della “svolta di primavera”, dunque, cominciata con la riapertura delle scuole, dobbiamo gradualmente spuntare dalla lista gran parte delle restrizioni invernali, per arrivare, appunto, a una condizione di convivenza più stabilmente accettabile. A mio modo di vedere, e per quel niente che vale la mia opinione, entro la fine della primavera potranno essere riaperte tutte le attività, mantenendo contingentamento, potrà essere rimosso il coprifuoco, ogni divieto di spostamento e l’obbligo di indossare mascherine all’aperto. (Per quest’ultimo, ritengo sia possibile invertire l’attuale prescrizione, che non si applica “nei casi in cui sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi”, prevedendola invece solo nei rari casi in cui si verifichi anche all’aperto il continuativo contatto ravvicinato con altre persone).
Le vaccinazioni dovranno però proseguire, anche perché – come ripetiamo insistentemente – il rischio di ogni attività e situazione dipende dal livello di incidenza virale, e ciò che si ottiene a giugno è diverso da quel che si verifica ad ottobre. Affinché la convivenza sia effettiva anche nel prossimo autunno/inverno, e negli anni a venire, è necessario che la vaccinazione prosegua senza sosta, e che periodicamente rinnovi la protezione del maggior numero possibile di persone, adattandosi eventualmente a nuovi ceppi virali, che potrebbero giocare un ruolo non marginale nella sequenza temporale.
Nella migliore delle ipotesi, che al momento nessuno è in grado di trasformare in certezza, anche il contingentamento e l’uso di mascherine nei luoghi pubblici potranno essere superati con la vaccinazione di tutta, o quasi, la popolazione. Noi ci batteremo per questo traguardo, che non sarà disponibile entro la “svolta di primavera”, ma potrebbe diventarlo nel tempo. Per quel che mi riguarda, mi contento di obiettivi più immediati, che richiedono comunque parecchio lavoro, anche da parte di questa pagina.
L’abbandono di un approccio iper-prudente a favore del ripristino di una vita piena non passerà dalla esasperazione, o dal rifiuto ribelle dei divieti, ma da una analisi ragionata dei numeri, e dal mantenimento di un sistema di allerta e di tempestiva azione di contrasto dei focolai, nel più piccolo spazio possibile, e nel più breve tempo possibile. Saremo lieti se si affermerà la gestione selettiva dei territori, che stiamo vedendo ora timidamente ricomparire, a parziale riconoscimento di quanto proposto dal nostro modello a Province, nell’attesa che anche questo, come tutte le attività di tamponamento e misurazione della prevalenza di SARS-CoV-2 nella popolazione, tornino nell’ambito della ordinaria amministrazione di un problema sanitario, e smettano di essere un tema di angosciosa rilevanza collettiva.
Molto prima di allora, avrò anch’io smesso di darvi questi numeri, e voi di venirli a cercare. Per ora hanno ancora importanza, e continuiamo a seguirli, se non altro per il piacere di vedere che scendono, verificarne i tempi, e confermare a noi stessi che anche le brutte storie hanno una fine (cosa di cui non abbiamo mai dubitato).
Un caro saluto
Paolo Spada
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Numeri complessivi dell’epidemia ad oggi in Italia:
3769814 pazienti COVID-19, di cui 3122555 guariti, 533005 attualmente positivi (27251 ricoverati in reparto, 3585 in Terapia Intensiva, 502169 in isolamento domiciliare), e 114254 pazienti deceduti.