Aggiornamento del 10 luglio 2021

Aggiornamento del 10 luglio 2021

Il punto della situazione della settimana si può articolare nelle seguenti osservazioni:

Da alcuni giorni, come abbiamo riferito in questa rubrica, i contagi da Covid-19 nel nostro Paese sono nuovamente in aumento. Il dato di incidenza su base settimanale ha segnato il minimo il 1° luglio, ed è ora in risalita, in gran parte delle Regioni (pur con le solite differenze locali, che potete trovare nelle slide (in particolare, io preferisco sempre quelle dei pianeti, che dicono già quasi tutto; nel caso non lo sapeste, cliccando nella legenda la vostra Regione o Provincia, potete osservarne meglio la posizione).

Percentualmente, i valori di variazione dei nuovi casi sui sette giorni sono consistenti; la progressione è simile a quella che abbiamo rilevato nelle prime fasi delle precedenti ondate. Si potrà tra qualche giorno avere un’idea più chiara delle dimensioni del fenomeno. La previsione, tuttavia, oltre che incerta, per le molte variabili in gioco, appare stavolta meno rilevante, per le considerazioni successive.

Si conferma la spiccata tendenza alla diffusione, con elevata trasmissibilità, della variante Delta, a cui con tutta evidenza si deve il rialzo precoce del contagio, in periodo estivo. È pure possibile che il caldo delle scorse settimane abbia contribuito a ridurre il tempo trascorso all’aperto, aumentando la permanenza in ambienti chiusi condizionati. Certo è che la contagiosità sta prevalendo anche sugli aspetti stagionali favorevoli, e non andrà meglio andando avanti. Dovremo abituarci, e non è un modo di dire, è una precisa responsabilità di tutti. Ma ci arriviamo.

L’analisi delle curve per fascia di età conferma che si tratta prevalentemente di fenomeno riguardante le prime decadi, in particolare i giovani tra 10-19 e 20-29 anni (non i bambini 0-9), simile – ma ancora più vivace – a quello analogo dell’estate 2020. È presumibile che, ai fattori legati alle attività e alle vacanze, qui si sommino gli effetti protettivi della vaccinazione nelle altre decadi.

Non si registrano al momento movimenti significativi dei numeri degli ospedali e dei decessi, a cui si deve tuttavia lasciare, come sempre, un certo ritardo (slide 3). Considerata l’estesa copertura vaccinale della popolazione più vulnerabile (ne ho parlato ieri, e si riassume nella slide 5), e il prevalente interessamento delle fasce giovani, non è comunque atteso in questa fase un consistente rialzo dei carichi sanitari.

La protezione dal rischio di sviluppare la malattia in forma grave si conferma elevata a ciclo vaccinale completato, pur con percentuali variabili negli studi finora disponibili, e certamente un poco ridotte in presenza della variante Delta. Considerata la notevole contagiosità, devono essere fatti tutti gli sforzi per assicurare la vaccinazione anche alla porzione ancora esposta nelle fasce anziane, che “pesano” nel rischio di decesso in modo estremamente superiore a quelle dei giovani. Si tratta complessivamente di circa il 9% dei soggetti ancora vulnerabili, a cui va aggiunta la quota di mancata protezione del vaccino nella restante parte che ha già aderito alla campagna di immunizzazione. Questo ci dice che vedremo certamente risalire i decessi, se pur con numeri non confrontabili con quelli visti in passato, ed è a queste cifre – alla loro “tollerabilità”, se mi passate il termine un po’ infelice – che dovremo fare attenzione. Con ogni probabilità, non registreremo più significativi rialzi della mortalità generale rispetto all’andamento medio (slide 19), ma il fenomeno potrebbe indurre, mantenendo il focus mediatico sul numero dei positivi, un eccessivo rigore verso alcuni aspetti di prevenzione – ad esempio in ambiente scolastico – che andrebbero invece rivisti con ragionevolezza, prendendo spunto dall’esperienza maturata anche al di fuori del nostro Paese.

Si osservano infatti quadri più lievi, particolarmente nei casi in cui la positività sia accertata nei soggetti vaccinati, e come sempre a maggior ragione nei giovani. A questo proposito, come per i decessi, va usata cautela: abbiamo già visto lo scorso anno un certo “addolcimento” dei quadri clinici in estate, perché la piramide sintomatologica si riduce al punto che quelli gravi diventano rarissimi, ma poi in ottobre, con l’aumento complessivo dei casi, tornano le polmoniti. Anche questi effetti, tuttavia, dovrebbero rimanere stavolta ampiamente nell’ambito di un problema gestibile dal sistema sanitario, come tanti altri (che pure sono stati messi in coda, ormai da troppi mesi).

Insomma, da quando abbiamo i vaccini, sapevamo che avremmo vinto la guerra, ma anche che non sarebbe stata una vittoria per annientamento dell’avversario. Un attimo prima di arrendersi, il virus ha sfoderato la variante inglese (Alfa), e poi quella indiana (Delta), che potrebbe non essere l’ultima. Sembra dunque che il virus ci proponga un patto: voi mi lasciate circolare, e io eviterò di darvi troppo fastidio. Se così fosse – e lo capiremo a breve – le nostre mille invenzioni per limitare il contagio – spesso utili, altrettanto spesso inutili, talvolta perfino risibili – sono destinate a perdere importanza, non a guadagnarne.

Ciononostante, leggo ora il commento del Sole24Ore, che su questi numeri stigmatizza la decisione di aver tolto l’obbligo di mascherine all’aperto, e suggerisce di ripristinarlo, “meglio se Ffp2”. Nello stesso commento, riguardo le notizie che vengono dal Regno Unito, nonostante si riconosca che il rapporto tra ricoveri e positivi sia precipitato, dall’11% delle precedenti ondate di agosto e dicembre 2020, all’attuale 1,95% (la “divaricazione” di cui abbiamo parlato in questi giorni), si torna a sostenere che il sistema sanitario sia “alle soglie di una nuova situazione di emergenza”.

Ecco – lo dico con massimo rispetto – noi ce la mettiamo tutta per essere ottimisti, ma davvero sarà necessario anche un certo cambio di mentalità. Stupisce che di ciò non ci si avveda proprio in un ambito attento alle dinamiche economiche, da cui tanto dipendono le nostre vite, il nostro lavoro e le nostre famiglie (quanto dal virus, e di più), che stanno faticosamente, ma ottimisticamente, rialzandosi anche nel nostro malandato Paese. Usiamo prudenza, ma usiamola davvero anche nelle parole, perché anche dalle parole, dall’approccio, dalla determinazione e dal coraggio di uscire da questo problema, discendono le possibilità di tutti noi di non rimanere ancora una volta tra gli ultimi.

Un caro saluto

Paolo Spada