Aggiornamento del 1 agosto 2021

Aggiornamento del 1 agosto 2021
 
Dai numeri di oggi, nessuna novità di rilievo: la curva di contagio continua a rallentare, e le proiezioni restano sostanzialmente le stesse: salvo sorprese, non dovremmo superare di molto il livello raggiunto, che è poca cosa, rispetto a certe fosche previsioni. I numeri della domenica penalizzano come sempre un po’ i dati degli ospedali, ma siamo ancora lontani dalle soglie fissate al 10% e 15% di TI e ricoveri, e l’aumento nelle prossime settimane dovrebbe evitarle, almeno in gran parte delle Regioni.
 
A questo proposito, oggi vorrei mostrare un dato, in parte noto, su cui val la pena soffermarsi ora, e tornarci magari nelle prossime settimane. Si tratta del rapporto tra ingressi in Terapia Intensiva (il valore medio in 7 giorni) e incidenza settimanale dei nuovi casi. Lo trovate alla slide 5, scegliendolo nel menu in alto a destra (“Italia Rapporto tra ingressi in TI e incidenza”, è mostrato solo quello nazionale), magari selezionando anche “tutte le date”, che tutte non sono, perché come sapete il dato degli ingressi in TI è disponibile solo dallo scorso dicembre, ma è già qualcosa.
 
Questo rapporto è interessante, perché quello degli ingressi in TI è un dato immediato e “pulito”, non risente del carico ospedaliero precedente, della durata della degenza o del suo esito, e restituisce una stima significativa dell’impatto grave dell’infezione sulla popolazione, se pur parziale. Va considerato infatti che non rientrano in questo numero i pazienti che, per età molto avanzata o condizioni generali già compromesse, non sono candidabili a trattamento intensivo, e frequentemente decedono nei reparti ordinari, nelle RSA ecc., spesso dopo lunghi calvari di malattia e complicazioni innescate dall’infezione.
 
(Ognuno di voi giudicherà secondo la propria sensibilità se sia più rilevante il dato complessivo dei decessi, a cui mancano le storie – travagliate, ma a lieto fine – di chi è passato per la TI, o questo dato degli ingressi, a cui mancano invece tanti anziani persi nel corso dell’epidemia. Nel dubbio, state certi, li mostriamo sempre entrambi, sperando peraltro che i grandi anziani e i più fragili siano ormai tutti vaccinati, e che quanto meno non sia più Covid la causa dell’exitus).
 
Tornando al confronto ingressi/incidenza: è interessante anche numericamente, perché la media giornaliera degli ingressi in area critica (complessivi in Italia) è sempre stata molto simile al numero di nuovi positivi ogni 100.000 abitanti, tanto che – come vedete nella slide – il rapporto è rimasto per oltre 6 mesi sostanzialmente stabile intorno al valore di 1, e senza rilevante shift temporale (il picco della media degli ingressi è stato registrato tra il 17 e il 19 marzo 2021, che ricorderete coincide con il picco di incidenza della terza ondata).
 
Ora, quel che voglio far notare è che dal 30 giugno, cioè da quando è ripartita l’attuale ripresa di contagio, quel rapporto è improvvisamente calato, sino a circa 0.25. Vale a dire che durante gli scorsi mesi, sia in salita sia in discesa lungo la curva di contagio, a un tot di nuovi positivi corrispondeva un tot di nuovi casi critici, mentre ora quest’ultimo numero è 4 volte inferiore (con buona pace delle slide 50-52, che restano gravate da un evidente errore nella comunicazione dei dati da parte di ISS).
 
Insomma, il virus è diventato più buono? Magari fosse vero.
 
Naturalmente la spiegazione sta principalmente nella riduzione dell’età dei nuovi contagi in queste settimane (la mediana è ora circa 26 anni, solo il 9% ha più di 60 anni). Questa, a sua volta, si deve certamente anche alle vaccinazioni, sebbene lo spostamento dell’epidemia verso le età più giovani, dovuto alla protezione degli anziani, sia stato finora molto più lento. Si aggiunge probabilmente un fenomeno legato all’estate e alla maggior propensione ai contatti tra i giovani in questo periodo dell’anno. Non possiamo fare paragone diretto con l’anno scorso sugli ingressi in TI, ma anche allora abbiamo avuto un aumento relativo di contagio nelle fasce 10-19 e 20-29 a luglio, e soprattutto ad agosto (gonfiato peraltro da una massiccia campagna di tamponamento mirato), con scarso risentimento sul conto totale delle TI.
 
Quanta parte quindi dipenda dal momento, e quanto dal vaccino, lo vedremo, ma intanto la decisa riduzione della gravità degli infetti fa ben pensare (é la “divaricazione” che attendevamo, la stessa che notiamo con piacere nella slide 7, e negli andamenti della slide 10).
 
D’altronde l’ISS segnala che l’età mediana dei ricoveri è ancora 49 anni, degli ingressi in terapia intensiva 63 anni, dei decessi 80 anni. La flessione qui è dunque modesta rispetto allo storico, e buona parte del problema sta nella residua parte di popolazione non giovane, non vaccinata. Il tasso di ospedalizzazione per i non vaccinati è circa 9 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo (27 contro 3 ricoveri ogni 100.000 abitanti). Nonostante l’effetto paradosso dovuto alla progressiva estensione della vaccinazione, nell’ultimo mese il 71% dei ricoveri in TI e il 69% dei decessi è avvenuto ancora tra chi non aveva ricevuto alcuna dose di vaccino. Davvero tanti, considerato che i non vaccinati sono “solo” il 35% della popolazione, e soprattutto il 15% dai 50 anni in su, l’11% dai 60 anni in su. Quelle piccole quote residue hanno ancora un peso notevole nel bilancio delle conseguenze più gravi di questa malattia, che si farà sentire di più quando finirà l’estate.
 
Cosa aspettino a vaccinarsi, è davvero un mistero, ma in un modo o nell’altro dovranno farsene una ragione.
 
 
Un caro saluto
 
Paolo Spada